PALAZZO PIGNANO – Bertoni: “State a casa e ne usciremo prima. Grazie ai volontari e ai consiglieri”

Il sindaco Rosolino Bertoni

Parola oggi al sindaco di Palazzo Pignano, Rosolino Bertoni, sin dal principio dell’emergenza sanitaria del Coronavirus impegnato nel sostegno ai cittadini e nel contenimento del contagio con l’applicazione delle norme regionali e dei decreti governativi.

Allora sindaco come è la situazione a Palazzo Pignano e frazioni? 

“La situazione qui da noi, rispetto ai Comuni limitrofi, è migliore, ma siamo comunque interessati da alcuni casi. Il numero dei contagiati è meno di venti, precisamente, a oggi, 17, ma alcuni residenti, purtroppo non ce l’hanno fatta e sono deceduti. Se consideriamo che Pandino conta quasi 90 casi di contagio, che Vaiano, Bagnolo e Trescore superano i 30, possiamo dire che, per ora, a noi ‘è andata meglio’, pur nella pesantezza della situazione. Dietro a ogni numero c’è una persona… I dati sono relativi, ma la situazione in questo momento è questa. Tanta gente anche da noi è in isolamento volontario domiciliare, compresi io e il vicesindaco Virgilio Uberti”.

Perché la “quarantena”? 

“Entrambi abbiamo avuto contatti con persone positive. Pur noi indossando sempre i dispositivi individuali, nello specifico la mascherina, abbiamo ritenuto di doverci ritirare per quindici giorni, nel mio caso fino al 10 aprile, per salvaguardare noi, ma soprattutto gli altri. Non ho sintomi e continuo a lavorare da casa”.

Cosa fa un sindaco in isolamento in questo periodo segnato da questo maledetto Covid-19? 

“Il lavoro di un primo cittadino da casa è, comunque, intenso. Passo un sacco di tempo al telefono con i vari enti e uffici, c’è da coordinare l’attività della nostra protezione civile (Bertoni ne è presidente, Uberti è il Roc, ndr) e quella dei volontari. Insieme a loro, anche e soprattutto noi dell’amministrazione, assessori e consiglieri, di maggioranza e opposizione, ci stiamo dando da fare sui vari fronti”.

Che servizi “speciali” avete attivato per l’emergenza sanitaria? 

“Portiamo i pasti agli anziani soli, una decina, collaboriamo con la Caritas e nella preziosa opera della protezione civile ‘Vacchelli’ che, ricordo, abbiamo in sinergia con il Comune di Vaiano. Gestiscono la spesa, gli acquisti in farmacia, la posta per chi ha necessità e non ha una rete familiare. Anche il gruppo, comunque, è dimezzato per via delle quarantene. Abbiamo poi creato la Centrale operativa comunale (Coc), già operativa prima di essere ufficializzata”.

Come ha risposto la cittadinanza alla chiusura di attività e circolazione? 

“Nel rispetto delle norme abbiamo chiuso giardini pubblici e uffici; la polizia municipale verifica quotidianamente che le persone stiano a casa. La gente, a parte alcuni all’inizio, ha risposto bene. La grande maggioranza è stata molto disciplinata, s’è adeguata e ringrazio tutti per lo spirito collaborativo”.

Che ci dice dei fondi in arrivo dal Governo? 

“Nel nostro caso arriveranno 20.700 euro del Fondo di solidarietà, che già ci spettavano e verranno solo anticipati. Speriamo in futuro ci siano altri interventi, altrimenti ci sentiremmo un po’ presi in giro. Qui è tutto fermo: le imprese, salvo quelle che lavorano negli ambiti previsti nei vari Dpcm, tipo Sister oppure Tecnoweb, che realizzano prodotti necessari anche in questa emergenza”.

Trova ci sia scollamento tra i dati diffusi ufficialmente e quelli dei Comuni? Quale il problema principale a livello degli enti comunali? 

“Nei dati ci sono delle differenze, anche io le rilevo. Credo che i casi ‘sommersi’ davvero ci possano essere. Il problema più grande che affligge i Comuni è la burocrazia, è il problema numero uno del Paese. Siamo alla follia: cosa possiamo spendere per l’emergenza? Servono determine su determine per ogni minima cosa. Sarebbero necessari uno snellimento generale, l’eliminazione del Codice dei contatti e un’iniezione di liquidi, ma non di qualche miliardo, di centinaia. Serve questo per far ripartire l’Italia!”.

Come ci lasciamo? 

“Con un bel gesto: da ieri gli agricoltori della zona ci forniscono latte da consegnare alla Caritas che lo distribuirà ai più bisognosi. Con una speranza: che arrivino le mascherine ordinate per i dipendenti, la protezione civile e chi è impegnato per la comunità. Con un invito: state a casa e presto ne usciremo”.