NEL RICORDO DEI MISSIONARI MARTIRI (29 NEL 2019)

La Veglia per i missionari martiri, dal titolo Innamorati e vivi è iniziata questa sera alle 20.30 in cattedrale, a porte chiuse, presieduta dal vescovo Daniele. Dopo l’introduzione di Enrico Fantoni, responsabile diocesano delle missioni, che ha collegato la preghiera alla situazione drammatica del coronavirus, è stato trasmesso un video nel quale don Alessandro Vagni, parroco di Chieve, ha parlato della chiesa di San Martino, santuario diocesano dei martiri moderni.

Di seguito, riprendendo la Veglia, sono stati letti i nomi di tutti i missionari martiri del 2010. Nel corso dell’anno sono stati uccisi nel mondo 29 missionari: 18 sacerdoti, 1 diacono permanente, 2 religiosi non sacerdoti, 2 suore, 6 laici. In Africa nel 2019 sono stati uccisi 12 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 1 laica (15). In America sono stati uccisi 6 sacerdoti, 1 diacono permanente, 1 religioso, 4 laici (12). In Asia è stata uccisa 1 laica. In Europa è stata uccisa 1 suora. 

LA VIA CRUCIS

Si è poi svolta la Via Crucis. Marzia leggeva un brano evangelico per ciascuna delle stazioni, Enrico seguiva con un commento, il vescovo concludeva con la preghiera.

Prima stazione: Gesù è tradito. Da dove è spuntata la tragedia del coronavirus? All’inizio c’è stato un tradimento, come in Cina, dove sono stati zittiti i medici che parlavano della gravità della malattia.  Ma tradimenti di questi tipo ci sono ancora oggi e dappertutto.

Seconda stazione: Gesù è condannato a morte. Viene ricordato chi è solo citando l’esperienza di Franca, ormai sola, che non può più partecipare neanche alla Messa del mattino: dolore che si aggiunge a quella della recente morte del marito. 

Terza stazione: Gesù incontra sua madre. La spada trafigge l’anima ed entra nel corpo incorruttibile di Maria: quante madri sono rimaste improvvisamente da sole, in questi giorni, nel calvario della loro terapia intensiva, separate da tutti.

Quarta stazione: Gesù cade salendo al Calvario. Le immagini più dure le abbiamo viste in Cina: persone che cadevano per terra in strada e nessuno li soccorreva per paura del contagio. Contestiamo l’egoismo di coloro che fanno incetta di beni solo per se stessi.

Quinta stazione: Gesù è spogliato dalle sue vesti. La tunica tutta di un pezzo di Gesù, richiama la tunica, cioè i camici, di medici e infermieri che accudiscono ai malati. Sono reliquie della passione del Signore.

Sesta stazione: Gesù muore sulla croce. Fantoni ha letto una testimonianza di madre Marchesini che partecipa con molto dolore alle nostre sofferenze. Non può essere qui ad aiutarci, ma è vicina con la preghiera. Anche in Brasile dove lavora c’è il coronavirus e le inondazioni: si impegna per aiutare chi ha perso tutto. 

Settima stazione: Gesù deposto nel sepolcro. Non c’è tempo da perdere per seppellire: e Fantoni ha ricordato i camion di militari che trasportavano le tante bare a Bergamo, i funerali ridotti a una benedizione. Morti che ci hanno portato il silenzio del sabato santo. 

LE PAROLE DEL VESCOVO

Conclusa la Via Crucis, il vescovo ha preso la parola. Ha parlato dei martiri, ricordando in particolare l’esperienza di suor Ines in Centroafrica e di un giovane studente di Città del Messico.

Cosa ci insegnano questi martiri? “La risposa è una frase molto semplice, ha detto il vescovo: dare la vita. È il desiderio e volontà profonda di Dio per tutti. Dio vuole che l’uomo viva e viva per sempre. Cosa significhi il mistero della morte in questo disegno di Dio è domanda grandissima, ma non possiamo dimenticare che Dio vuole che l’uomo viva. E il passaggio della morte è un misterioso passaggio alla vita.”

Di conseguenza “tutto ciò che facciamo per la vita è essere con Dio: dal bambino che nasce, a chi è al tramonto, ma anche nel far crescere il bene e di opporci alle forze del male: sempre si partecipa al desiderio di Dio di dare la vita. E questo desiderio di Dio si è fatto visibile in Gesù che non ha esitato a mettere in gioco la sua stessa vita, perché noi potessimo vivere e non rimanere preda del peccato e della morte.”

“Quanti uomini e donne – ha esclamato mons. Gianotti – sono stati contagiati nella storia da questo desiderio di dare vita, mettendo in gioco anche la propria. Lo abbiamo visto in padre Cremonesi, ma anche nei 29 martiri e anche in tanti di cui veniamo a sapere oggi in questa emergenza sanitaria.”

E ha concluso: “Il Signore ci contagia anche nel desiderio di fare della nostra vita un dono. A Pasqua faremo memoria di colui che ha dato la vita per noi, che Dio ha risuscitato dai morti, perché ci renda capaci di dare via e di dare anche la nostra vita con quell’amore che non ha paura di perdersi perché non ha paura di donarsi.” 

Al termine della Veglia una bella preghiera alla Madonna di don Tonino Bello e la benedizione del vescovo Daniele. Il canto finale ha introdotto nella festa dell’Annunciazione della Madonna che si celebrerà domani. 

AVVISI

Mons. Gianotti ha ricordato l’invito del papa a tutti i cristiani a pregare domani e giovedì con la preghiera del Padre nostro a mezzogiorno e poi venerdì  alle ore 18, la benedizione del Santo Padre a tutto il mondo dalla piazza San Pietro.

Infine tutti i vescovi venerdì andranno ai cimiteri a pregare per i defunti. Anche il vescovo Daniele andrà al Maggiore, venerdì alle ore 15, per pregare per tutti i nostri defunti.