CORONAVIRUS – In regione a oggi 22.264 casi. In provincia 2.392 (+106)

Regione Lombardia

Mentre l’Italia ha superato la Cina nella conta dei morti, il Governo ha chiarito che non intende accettare le proposte di chiusura nel fine settimana, anche solo la domenica, di negozi di alimentari e supermercati. Semplice la considerazione in replica alle richieste di alcune regioni: aumenterebbe a dismisura la calca nei giorni precedenti. Un braccio di ferro che, però non sembra  chiuso.  

Ma eccoci al punto sulla situazione del contagio da Coronavirus in regione. Il bollettino di ieri dell’emergenza Covid-19 parla di 22.264 casi in Lombardia. Giovedì erano 19.884: un più 2.380 persone contagiate che fa ancora molta paura. I ricoveri non in terapia intensiva sono 7.735, più 348 rispetto al giorno prima. Segno positivo anche per i ricoveri in terapia intensiva, che salgono a 1.050 casi dai 1.006 di giovedì, con un saldo di più 44. Un aumento tutto sommato contenuto rispetto ai giorni scorsi. Speriamo in bene. 

I decessi sono saliti a 2.549 (giovedì erano 2.168), più 381. Spiace sempre parlare di numeri e lo ribadiamo ancora una volta, lo facciamo per capire il trend del contagio, senza dimenticare che dietro a ogni numero c’è una persona, un amico, un anziano, un fratello, un papà, una mamma… come noi. Per loro un pensiero e una preghiera. Sempre.

La provincia più colpita è sempre Bergamo con 5.154 casi, ben 509 in più. Anche Brescia avanza a grandi passi, con 4.648 casi, più 401 persone in 24 ore. Cremona ha registrato un più 106 (leggerissimo calo), passando dai 2.286 casi di giovedì ai 2.392 di ieri. Così Lodi: da 1.528 a 1.597 casi, solo più 69 contagi. Le misure adottate qui prima che altrove continuano a dare risultati. Ancora Milano segna la crescita maggiore, con un più 526 che porta il numero totale a 3.804: il virus avanza, ma qualcuno, nella città meneghina, sembra infischiarsene. 468 sono i casi in corso di verifica in regione  Lombardia. 

Nel frattempo, Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, ha discusso, con il premier Giuseppe Conte, durante una telefonata  definita “cordiale e costruttiva”, le richieste per il Governo. “Massiccio utilizzo dell’Esercito come presidio, insieme alle Forze dell’ordine, per garantire il ferreo rispetto delle regole vigenti, partendo dalle ‘corsette’ e dalle passeggiate in libertà. Chiusura degli studi professionali e degli uffici pubblici, salvo per le attività indifferibili. Fermo dei cantieri. E, ancora, un’ulteriore limitazione delle attività commerciali”. 

“Un colloquio – ha spiegato ancora Fontana – nel quale ho ancora una volta rappresentato al presidente del Consiglio la situazione sempre più grave che sta vivendo la Lombardia”.   “Ci aggiorneremo – ha concluso il governatore – per capire se e in quale direzione il Governo vorrà muoversi”. 

La Regione, ha ben fatto capire Fontana, è pronta a fare anche da sola, prendendo provvedimenti per limitare comunque “queste attività che riteniamo incompatibili” essenziali per l’attività della nostra regione”.