CORONAVIRUS – Eurodeputato Salini: “Affrontare subito impatto industriale sul Nord. No allo tsunami economico

L'eurodeputato cremasco Massimiliano Salini
“Mi arrivano segnalazioni di aziende fornitrici lombarde cui imprese clienti estere chiedono di stoccare a scopo precauzionale merce al di fuori della Lombardia e delle zone interessate dal cordone sanitario; imprese essenziali alla catena dell’automotive che sono impossibilitate a garantire la produzione di pezzi meccanici per le grandi industrie perché situate nell’area rossa; mentre si moltiplicano segnalazioni dei rischi legati una contrazione della produzione in settori strategici come la siderurgia. Sono solo alcuni esempi di ciò che sta accadendo nel nord Italia: invece di innescare polemiche inutili con Regioni come la Lombardia, che resta un modello d’eccellenza per tutta la sanità italiana, il Governo nazionale dovrebbe attivare subito una task force industriale con istituzioni locali, categorie produttive e rappresentanti dei lavoratori per affrontare le conseguenze economiche del Coronavirus prima che diventino uno tsunami che potrebbe trascinare il Paese in recessione». È quanto dichiara l’eurodeputato e coordinatore di Forza Italia in Lombardia Massimiliano Salini
“Dall’ambito locale, con la mozione nel Consiglio regionale lombardo per un fondo Ue a favore di famiglie e imprese, a quello nazionale, Forza Italia si sta mobilitando a tutti i livelli per intervenire con tempestività ed elaborare un piano straordinario industriale da affiancare a quello sanitario. Ricordo che le Regioni del nord sostengono il bilancio dello Stato – prosegue Salini –. Se rallentano loro, l’Italia intera rischia di fermarsi. Occorrono misure concrete e immediate, di concerto tra livello nazionale e regionale, come un fondo speciale di emergenza alimentato dalla quota mensile del residuo fiscale lombardo che potrebbe essere utilizzato per le esigenze delle Pmi locali in difficoltà; o l’attivazione di accordi tra imprese del medesimo settore, ad esempio l’automotive, per dislocare temporaneamente la produzione in stabilimenti di altre imprese ‘gemelle’ situate fuori dalla zona rossa; o ancora l’utilizzo dei crediti energetici europei del fondo Ets per ridurre i costi alle aziende energivore strategiche per il Paese”.