Don Gabriele Frassi commenta il Vangelo della VII domenica del tempo ordinario

Don Gabriele Frassi

Di seguito proponiamo il passo del Vangelo e il relativo commento di domani 23 febbraio – VII domenica del tempo ordinario.

IL VANGELO DI MATTEO 5, 38-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

IL COMMENTO

Concludiamo con questa domenica la lettura del capitolo quinto del Vangelo di Matteo. Un capitolo che, come abbiamo visto, è tutto un crescendo fino a raggiungere il suo apice nelle ultime parole del versetto conclusivo: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.
Gesù utilizza come punto di partenza quella che consideriamo la legge del taglione, ossia che la pena da infliggere a colui che compie un torto all’altro debba essere identica al male che egli ha prodotto (occhio per occhio…). È stato un passaggio ulteriore di civiltà questo: spesso la reazione al male subito era di gran lunga maggiore rispetto ad esso! Eppure Gesù non si accontenta; esige altro che esplica in quelle parole che molto probabilmente non ci sono granché congeniali: “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra…”. È un cambio di prospettiva radicale: un’esigenza intrinseca per essere dei suoi. Il porgere l’altra guancia è un passaggio ulteriore che rende appieno il senso del perdono evangelico: non solo non cercare vendetta, ma poniti in una prospettiva diametralmente opposta a chi ha cercato di farti del male.
Anche la spinta all’amore totale, gratuito e incondizionato è affrontato con tanta naturalezza e determinazione del Signore: “Amate i vostri nemici… affinché siate figli del Padre”.
Dio ci chiede di entrare nella sua diversità, di porci nella prospettiva del suo sguardo e rileggere il tutto a partire dal suo cuore. Non dimentichiamoci che il luogo più alto da cui Cristo ha guardato l’uomo non è stato il trono della sua gloria ma la croce; non solo il perdono ma anche amore per i nemici partono da qui, dal suo stile e dal suo modo di porsi per noi e in mezzo a noi.
Quello che Lui si aspetta è che il corrispondere al suo amore diventi anche per noi amore che genera nella gratuità, non nel calcolo del profitto affettivo, ma nella libertà del seme che è seminato nel cuore di colui che è di fronte a te.
È interessante quanto l’amore al prossimo attraversi anche l’ambito della preghiera: pregare per i nemici è uno dei più alti passaggi di prossimità, anche a chi ha prodotto del male. È nella preghiera come anche nella cura dell’altro che si possiede e si vive la possibilità dell’incontro con Dio. Gesù stesso, come ultimo gesto d’amore, prega per i propri nemici: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”! San Giovanni Crisostomo dice che l’olio che alimenta il fuoco della nostra preghiera è e deve essere la carità, quell’agape di donazione e d’offerta che nell’Eucarestia che celebriamo trova la più grande espressione di Grazia della quale sentiamo il grande desiderio di essere avvolti e accompagnati.
La perfezione di cui Gesù ci parla sta dunque in una dedizione integra e integrata a Dio, realizzata attraverso quell’amore attivo e dal respiro universale che è rivelato e reso possibile dall’incontro con il Figlio.
L’amore che sgorga da Dio non fa differenze di persone, non seleziona chi merita d’essere amato, perché frutto non di elezione ma di gratuità. Dio è Amore, ed è tale perché non ha né confini né condizioni, ma è tale nella sua infinita realtà d’amore totale e incondizionata.

don Gabriele Frassi