MARCIA E PREGHIERA PER PADRE GIGI A 17 MESI DAL RAPIMENTO

Sono passati diciassette mesi, da quel 17 ottobre 2018 quando padre Gigi Maccalli, missionario cremasco della SMA, è stato rapito in Niger. Diciassette mesi di silenzio. Rotto solo dalla preghiera che tanti credenti e la comunità diocesana cremasca ha elevato ed eleva al Signore il giorno 17 di ogni mese. Nella speranza che il Signore ci doni la sua liberazione.E la comunità si è raccolta ancora in preghiera anche questa sera, 17 febbraio, nella chiesa di Sant’Angela Merici, dove è stato letto il brano di una lettera della beata Conchita scritta al figlio sacerdote travolto dalla persecuzione religiosa in Spagna nel 1932. S’è poi snodato il corteo che, recitando il santo Rosario, è giunto fino alla basilica di Santa Maria della Croce.

Qui, davanti all’Eucarestia solennemente esposta, s’è pregato, cantato e ascoltato la Parola di Dio, la testimonianza di due missionari della Sma e del vescovo Daniele. Molte le persone che hanno accolto l’invito e hanno partecipato alla veglia. 

Ha portato la sua partecipazione e ha parlato padre Ceferino Miguel Cainelli, superiore generale della SMA, ringraziando caldamente la diocesi di Crema e il suo vescovo per la preghiera piena di speranza che continuano ad elevare al Signore. “Sono stato missionario in Angola per dieci anni – ha aggiunto –  ed ora sono in Italia, a Genova, per svolgere un diverso ministero nella Congregazione. In questo tempo si è consolidata un’esperienza di fratellanza tra questa comunità alla quale appartiene padre Gigi e la SMA. È nato il fiore della comunione!”

E riferendosi al Vangelo appena letto ha aggiunto: “Il Signore ci domanda di mettere tutta la fiducia in lui, senza chiedere dei segni. Vorremmo vedere il segno del ritorno di padre Luigi, ma ci affidiamo totalmente alla volontà di Dio: se lui lo vorrà, certo padre Gigi ritornerà.” 

Gli ha fatto eco padre Luigino che ha ricordato la telefonata di quella notte alle ore 2 che gli annunciava il rapimento di padre Gigi. “Cosa farà padre Gigi, come pregherà?”, si è chiesto. “Ho pregato che tornasse libero prima della conclusione della mia responsabilità nella SMA. Il Signore non l’ha voluto. Oggi padre Gigi certamente svolge la missione in forma diversa, nel silenzio e nella testimonianza. Mi aiuta a partire di nuovo per la missione, per stare in mezzo alla gente come piccolo segno dell’amore di Dio!”.

Dopo le invocazioni e una preghiera speciale al beato padre Alfredo Cremonesi per la liberazione di padre Gigi, ha parlato il vescovo Daniele. Era fresco di ritorno dal pellegrinaggio diocesano in Myanmar sui luoghi del martirio di padre Alfredo. Ha ricordato con commozione come la mattina dell’8 febbraio quando i pellegrini cremaschi hanno pregato appunto sul luogo dell’uccisione di padre Cremonesi, una signora, nipote di una testimone di quel drammatico evento, gli abbia mostrato il crocifisso che padre Alfredo portava al momento del martirio. “Ho chiesto a quei fedeli della Birmania – ha continuato il vescovo – di pregare per la liberazione di padre Gigi. Ma, al termine della Messa, mi hanno detto che già pregavano da tempo per lui. Padre Alfredo ha vissuto una forte condivisione con la sua gente. Oggi non sappiamo nemmeno dove è stato sepolto… ha voluto confondersi con la sua gente fino a non avere nemmeno una tomba separata. Così è padre Gigi – ha concluso mons. Gianotti – che ha condiviso tutta la vita con la sua gente ed è solidale con la storia di dolore di quel popolo. La sua storia non è personale, ma quella di tutti i suoi fratelli. Preghiamo per lui, per coloro che sono nella sofferenza e per la pace.”

La veglia s’è conclusa con la benedizione eucaristica, una preghiera alla Madonna e l’inno di Santa Maria della Croce. 

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