PELLEGRINAGGIO SUI LUOGHI DEL BEATO ALFREDO/9. Visita a Mandalay

NONO AGGIORNAMENTO VIAGGIO DIOCESANO IN MYANMAR

 

Oggi qui è festa nazionale, festa “dell’Unione”: nel 1947 Bogyoke Aung San, padre di Aung San Suu Kyi siglò l’Unione dei birmani con le minoranze etniche fondando così un unico stato. Ancora oggi i birmani per festeggiare sentono il dovere di organizzare in tutti i quartieri feste, parate, canti e balli (è la festa più importante dopo quella del 4 gennaio che celebra il Giorno dell’Indipendenza).

Dopo la celebrazione della Santa Messa ci siamo diretti a a Mandalay (la seconda città della Birmania) dove siamo giunti nel primo pomeriggio.

La città si trova sulla via della seta e secondo San Suu Kyi sarà la città futura più cosmopolita dell’intero Paese, già ai tempi del colonialismo inglese Mandalay fu scelta quale punto strategico per il controllo dell’intera Birmania. 

La prima visita ci ha portato a scoprire il Palazzo Reale con la torre dell’orologio, le diverse stanze dei troni (ben 8), ricche di oro e di porte secolari di legno intarsiate.

Tolte finalmente le scarpe (ormai non siamo più abituati a calzarle) siamo entrati nella Khutodaw Pagoda, ove al centro è situata il classico stupa dorato e nell’area circostante sono situati 729 piccoli templi contenenti ciascuno una tavola in marmo che narrano gli insegnamenti del Buddha. Straordinario!

Nonostante la stanchezza nel gruppo regna il buon umore e l’armonia, si chiacchiera, si canta e ci si lamenta anche, ma come ha detto don Maurizio nell’omelia di questa mattina, ricordando Sant’Agostino “Ama e fa’ ciò vuoi”!

Con gli animi rasserenati e gioiosi proseguiamo quindi la nostra avventura birmana garantendovi per domani una sorpresa che anche a noi per ora, non è ancora stata svelata.