Don Grabriele Frassi commenta il Vangelo di domani, domenica 8 febbraio

Don Gabriele Frassi

Di seguito proponiamo il passo del Vangelo e il relativo commento di domani, domenica 8 febbraio.

IL VANGELO DI MATTEO 5, 13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

IL COMMENTO

Il breve ma intenso brano evangelico, che in questa domenica la liturgia ci offre, mette in evidenza due splendide similitudini nelle quali Gesù colloca i suoi discepoli: il sale e la luce.
Siamo nel contesto del discorso della montagna e Gesù ha da poco proclamato le beatitudini. Un breve richiamo a quest’ultime diviene necessario per contestualizzare il senso e il significato dell’essere sale e dell’essere luce che Cristo consegna ai suoi discepoli.
Proviamo a immaginare lo sconcerto degli uditori: il Signore ha paradossalmente detto che la beatitudine (ossia essere felici) parte da un presupposto che nella logica umana è di privazione, di mancanza (povero, umile, afflitto, affamato e assetato di giustizia…). In una lettura invece costruttiva e propositiva si potrebbe dire che l’assenza diviene il luogo, la possibilità di accoglienza della Sua presenza, del suo amore… Della sua essenza! Mette i brividi la celebre espressione di santa Teresa d’Avila: “Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!”. È chiaro che questa pienezza di Lui e della sua presenza da parte del discepolo, non può essere una sterile occasione di autocompiacenza circoscritta alla contemplazione della propria elezione alla sequela del Maestro, ma per essere reale e vitale necessita di comunicazione e condivisione con il prossimo: in questo si identifica e vive il vero discepolo, nella circolarità dell’amore trinitario che attinge anche dall’incontro con l’altro.
È in questa prospettiva che si collocano le due similitudini: il discepolo, il destinatario del regno dei cieli è sale della terra e luce del mondo. È costitutivo di chi segue Gesù essere sale ed essere luce: non vi è pia esortazione, ma determinazione da parte di Cristo nel dire tutto questo. È fondamentale il gusto del sale, elemento primario nell’alimentazione dell’uomo. È stato attraverso un pugno di sale raccolto sulla riva del mare che il Mahatma Gandhi diede pacificamente il via a quella lotta del sale che ha condotto l’India all’indipendenza dai britannici. Sebbene non cristiano, ma con un anelito grande alla ricerca di Dio nell’umanità, egli stesso è divenuto “sale” vivendo le beatitudini dell’essere povero, mite, misericordioso, operatore di pace e perseguitato a causa della giustizia.
Anche la luce è fondamentale, vitale. Ce ne stiamo accorgendo in questi giorni nei quali le giornate progressivamente ci appaiono più luminose e il sole guadagna a poco a poco più spazio nello scandire delle ore della giornata! Proprio in riferimento alla luce Gesù prolunga nel mandato ai discepoli la sua riflessione specificando che “risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. Non si dimentichi che le opere non sono gesti sporadici, ma costitutive dello stile del discepolo credente. La giovane Chiara Luce Badano, una testimone di santità dei nostri giorni, ha saputo vivere la più difficile esperienza umana, quella della malattia e della morte, come occasione di irradiazione d’amore da parte di Dio per coloro che hanno avuto il dono di incontrarla.
Proviamo allora a pensare quanto i piccoli gesti di ogni giorno possono essere occasione meravigliosa per essere luce: un sorriso, un’attenzione a chi è nella difficoltà, una gentilezza e una parola buona. Papa Francesco, rivolgendosi alle famiglie in una udienza generale, ebbe a dire che tre sono le parole chiave che possono custodire l’armonia familiare: “Permesso?, grazie, scusa”. Diceva madre Teresa di Calcutta: “ Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare”, perché come dice Giovanni nella sua prima lettera “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1Gv 4,16b).

don Gabriele Frassi