Piano Trump pace Medio Oriente: no dal patriarca emerito Sabbah

“Gli Stati Uniti hanno detto a Israele: continua a fare quello che stavi facendo fino ad oggi, occupazione e insediamenti. Noi siamo al tuo fianco. Affermiamo che tutta la terra è tua. Il popolo palestinese che l’abita deve rimanere sottomesso alla tua volontà”. È la dura condanna del patriarca emerito di Gerusalemme (1987-2008), Michel Sabbah, del piano di pace americano, il “Piano del secolo”, presentato ieri a Washington dal presidente Usa, Donald Trump. In un messaggio, pervenuto al Sir, diffuso stamattina via social, mons. Sabbah, primo arabo a essere stato nominato patriarca latino di Gerusalemme, scrive che “a Israele e Usa bisogna ricordare cosa dice loro e a tutti gli uomini il comandamento di Dio: non rubare, non uccidere. Ed è ciò che devono fare nel contesto di questo lungo conflitto con il popolo palestinese”. “Tutti conoscono la posizione del popolo palestinese – dice il patriarca -. Anche gli Usa e Israele. I palestinesi affermano: noi, proprietari della terra, vi abbiamo dato il 78% del nostro territorio e diciamo: siamo soddisfatti del restante 22% dove avremo il nostro Stato, con Gerusalemme Est, come capitale”. “Gli Stati Uniti e Israele – continua il messaggio di Sabbah – rispondono: no, non avrai uno Stato. Tutta la terra è nostra. Dio ce l’ha data dimenticando che Dio ha detto loro di non rubare e non uccidere. Con questo atteggiamento contrario al comandamento di Dio e alle leggi umane – sostiene il patriarca – il conflitto continuerà, i forti cresceranno nella loro oppressione imposta ai deboli, l’odio crescerà e verrà versato più sangue. Il male prevarrà”.

Per mons. Sabbah “questa terra non è stata creata per il male, ma per la redenzione di tutta l’umanità. Ci devono essere persone sagge tra i potenti di questo mondo per riportarlo alla sua natura normale. Dovrebbero sapere che non ci sarà quiete se non con la piena uguaglianza tra i popoli. E questo è possibile”. Dopo la diffusione di questo piano americano mons. Sabbah vede in Russia e Europa due attori che possono “giocare un ruolo. È il tempo. Tutti sanno cosa è giusto e dovuto al popolo palestinese e ad Israele – afferma il patriarca -. Le porte della speranza chiuse negli Stati Uniti, dovrebbero aprirsi in Europa e in Russia. Sanno cosa fare. Speriamo che avranno un reale coraggio di lavorare per la salvezza di questa terra e dei suoi due popoli. Preghiamo e chiediamo a Dio di ispirare e guarire i cuori dei potenti in modo che possano cambiare e credere nel potere della giustizia e dell’uguaglianza tra tutte le creature di Dio, in questa Terra Santa”.

Ordinari cattolici Terra Santa, “iniziativa unilaterale
che non tiene conto delle giuste richieste dei palestinesi”

“Nessuna proposta e nessuna prospettiva seria possono essere raggiunte senza l’accordo dei due popoli, israeliani e palestinesi. Queste proposte devono basarsi su pari diritti e dignità”. A ribadirlo è l’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa che in una nota commenta il Piano di pace presentato ieri a Washington dal presidente Usa, Donald Trump. “Un piano – scrivono – che non contiene queste condizioni. Non dà dignità e diritti ai palestinesi. Deve essere considerata un’iniziativa unilaterale, poiché sostiene quasi tutte le esigenze di una parte, quella israeliana, e la sua agenda politica. D’altro canto, questo piano non tiene davvero conto delle giuste richieste del popolo palestinese nei confronti della propria patria, dei propri diritti e della propria vita dignitosa. Questo piano – rimarcano gli Ordinari cattolici – non porterà alcuna soluzione, ma creerà ancora più tensioni e probabilmente più violenza e spargimenti di sangue”. Dalla assemblea degli Ordinari l’auspicio che “i precedenti accordi firmati tra le due parti siano rispettati e migliorati sulla base della completa uguaglianza umana tra i popoli”. Dell’Assemblea degli Ordinari cattolici fanno parte, tra gli altri, l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa e il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton.

I punti principali del piano Trump

Gerusalemme capitale indivisa dello Stato d’Israele; sovranità israeliana sulla valle del Giordano; mantenimento dei 15 insediamenti in Cisgiordania e congelamento delle colonie per quattro anni, vale a dire il tempo previsto per firmare una pace duratura con i palestinesi; continuità territoriale per lo Stato palestinese garantita da un tunnel sotterraneo che unirà Cisgiordania e Gaza; Gerusalemme Est (o meglio sobborghi della città santa situati oltre il muro di separazione israeliano) capitale di uno stato palestinese; investimenti per 50 miliardi di dollari da parte degli Stati Uniti e di alcuni paesi arabi a favore del futuro stato. Sono questi alcuni dei punti più salienti del Piano di pace presentato il 28 gennaio a Washington dal presidente Usa, Donald Trump.

Il tycoon americano, con a fianco il premier israeliano Benjamin Netanyahu, mai così vicini anche perché entrambi alle prese con inchieste parlamentari interne, ha parlato di “ultima occasione” per i palestinesi e di “soluzione realistica a due Stati”. Non la pensa così il presidente palestinese Abu Mazen che ha subito affondato la proposta: “Il piano non passerà mai. Non siamo in vendita”. Posizione condivisa anche dalle altre anime palestinesi, Hamas, Fatah e Jihad islamica. Bocciatura senza mezzi termini dal leader della coalizione arabo-israeliana Joint List, Ayman Odeh, che ha definito il piano “razzista”. “Combatteremo questo razzismo palese con tutti i mezzi a nostra disposizione. Esorto ogni cittadino, arabo o ebreo, che crede nella democrazia e nella pace a opporsi a questo pericoloso piano”. Che prevede anche il divieto per il futuro Stato palestinese di avere un esercito, la demilitarizzazione di Gaza e il disarmo di Hamas, nessun diritto al ritorno o compensazione ai palestinesi scacciati nel 1948 dalle loro case.

Sul piano internazionale

si registrano i secchi ‘no’ di Iran e Giordania e la freddezza dell’Onu che ha ribadito che “i confini fra i due Stati sono quelli precedenti la guerra del 1967”. Per la Lega araba “il Piano Trump legittima l’occupazione israeliana”. Dura la Turchia: “un piano nato morto. Usurpare la terra ai palestinesi non è la soluzione al conflitto, quei territori non possono essere oggetto di trattativa. Continueremo a stare al fianco dei fratelli palestinesi per la creazione della Palestina all’interno dei territori palestinesi”. Queste le parole usate nel comunicato emesso dal ministero degli Esteri di Ankara, che ribadisce che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale della Palestina costituisce una “linea rossa” invalicabile per la Turchia, e che Ankara non accetterà alcun piano che “non goda del benestare” dell’Autorità Palestinese. La Francia di Macron è convinta che “la soluzione dei due Stati, in conformità con il diritto internazionale e i parametri internazionali concordati, sia necessaria per la realizzazione di una pace giusta e duratura in Medio Oriente”. L’Italia “valuterà con molta attenzione la proposta” di Washington in coordinamento “con l’Ue e in linea con le Risoluzioni Onu”. La convinzione espressa dalla Farnesina è che la “Soluzione a due Stati resti la prospettiva più giusta e sostenibile”. Aperture sono arrivate invece da Arabia Saudita, Egitto, Emirati arabi e Qatar, che, seppur con qualche sfumatura diversa, hanno lodato gli “sforzi continui” dell’amministrazione Trump nel cercare di sviluppare un piano di pace completo tra israeliani e palestinesi. In particolare il Qatar che, chiedendo negoziati diretti, ha ribadito la necessità di uno Stato palestinese “all’interno dei confini del 1967 compresa Gerusalemme Est” e il diritto al ritorno dei rifugiati. Per la Gran Bretagna di Boris Johnson il piano di Trump “è un passo avanti”.