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VIA ALLA BEATIFICAZIONE DEI MARTIRI DEL QUICHÈ

Giovedì Papa Francesco ha ricevuto in udienza il card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Durante l’udienza, il Pontefice, come informa il Bollettino della sala Stampa della Santa Sede, ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i decreti riguardanti il martirio di numerosi servi di Dio di diversi Paesi.

Tra di essi il martirio dei servi di Dio Giuseppe Maria Gran Cirera e 2 compagni, sacerdoti professi dei Missionari del Sacratissimo Cuore di Gesù, e 7 compagni, laici, uccisi, in odio alla fede, in Guatemala tra il 1980 e il 1991.

Sono i martiri del Quiché dove è vescovo il cremasco mons. Rosolino Bianchetti che nello scorso mese di ottobre ci raccontava: “Il Quiché è una diocesi caratterizzata dalla testimonianza di molti martiri. È avvenuto negli anni Ottanta del secolo scorso, quando la Chiesa era perseguitata dalle forze governative. Attribuivano alla Chiesa l’insurrezione del popolo. Era un regime militare e dittatoriale; erano gli anni della cosiddetta sicurezza nazionale, dottrina che ha dominato l’America Latina negli anni ‘70/80 quando si diceva che il nemico era interno e tutte le forze  che chiedevano il rispetto dei diritti del popolo e il miglioramento delle condizioni di vita erano considerate nemici e collaboratori di una sparuta guerriglia che combatteva contro il regime.
La Chiesa aveva promosso cooperative, soprattutto con l’Azione Cattolica, e si era impegnata per uno sviluppo pacifico e integrale delle persone e delle comunità. I catechisti con i sacerdoti, gli animatori, le forze vive della Chiesa erano i protagonisti principali di questo sviluppo nelle comunità, per cui, quando i governi militari hanno preso in mano il potere, sono diventati il loro bersaglio numero uno.”

Chi sono le persone che hanno dato la vita per la loro fede, prossime alla beatificazione?

“Sono dieci cristiani, di cui tre sacerdoti e sette laici, fra cui un ragazzo di 12 anni. Erano animatori della fede con la preghiera e la parola di Dio, con l’attenzione ai malati e ai più poveri, ma nello stesso tempo erano leader sociali: promuovevano la scuola, le strade, la salute con varie iniziative. Erano di diverse zone della diocesi.”

E il regime come li ha colpiti? 

“In genere questi cristiani venivano presi e uccisi all’istante, in casa o in strada. Molte volte sotto gli occhi dei loro stessi familiari. Uno dei sacerdoti del gruppo è stato ucciso in strada, con il suo accompagnatore catechista.”

Come è iniziato il cammino per la loro beatificazione?

“L’iniziativa di presentarli come martiri alla Congregazione dei Santi ha avuto come base l’apprezzamento e la devozione delle popolazioni locali. E questo la gente lo ha dimostrato in mille occasioni in questi ultimi venti anni, con marce, rappresentazioni teatrali, veglie di preghiera, riflessioni e con una partecipazione numerosa.”
“Quando abbiamo scelto questi dieci testimoni martiri da presentare alla Congregazione delle cause dei santi, io ero vicario generale della diocesi del Quiché. Poi sono stato nominato vescovo di Zacapa (in un’altra regione) e, dopo pochi anni, nel 2012, mi hanno chiesto di ritornare nel Quiché come vescovo, quando il processo diocesano si era già concluso. Mio compito è stato quello di portare tutti i documenti a Roma.
A Roma la causa è andata avanti per sette anni, e ora siamo nella fase finalissima in cui la Commissione dei vescovi e dei cardinali si riunirà agli inizi del prossimo anno: speriamo che diano parere positivo e papa Francesco firmi il decreto per la beatificazione dei nostri martiri. Pensiamo che verso metà del 2020 potremo celebrare la loro beatificazione.”

Ora la previsione del vescovo Rosolino si potrà realizzare. Anzi “il prossimo anno – conclude – avvieremo un secondo processo di beatificazione per una ventina di altri martiri, laici e laiche e un sacerdote. La testimonianza dei martiri è per noi un grande stimolo nel sequela di Gesù di Nazareth e cerchiamo di essere impegnati a vivere con intensità la nostra fede, il nostro servizio ai più poveri, ai migranti.”