S. Maria della Croce – In restauro il mobile della sacrestia grazie al contributo di un’anonima benefattrice

Santa Maria
Grazie al prezioso contributo di un’anonima benefattrice della Parrocchia è stato possibile finanziare l’intervento di restauro del mobile della sacrestia (e le relative porte d’accesso) della Basilica di Santa Maria della Croce.
“Davvero grazie a questa generosa donna da parte mia e dell’intera comunità – afferma il parroco padre Armando Tovalin –. Un gesto che permette di realizzare questo importante lavoro al mobile della sacrestia, che è anche la cappellina dove noi Missionari dello Spirito Santo preghiamo ogni giorno, mattina e pomeriggio”.

L’IMPORTANZA DELL’OPERA

Il monumentale arredo ligneo della sacrestia costituisce un importante apparato architettonico/funzionale della Basilica: il luogo che lo ospita è uno scrigno di grande fascino e spiritualità. È, infatti, arricchito e nobilitato dalla suggestiva volta affrescata dal pittore cremasco Rosario Folcini per volontà dell’allora parroco don Zeno Bettoni.
Santa Maria della Croce“L’opera è un’ottima sintesi progettuale che celebra le capacità ebanistiche a vocazione artistica delle botteghe cremasche del XVII/XVIII secolo”, spiega il restauratore Paolo Mariani. Suo e del suo laboratorio l’intervento in atto dai primi giorni di ottobre.
L’intervento di restauro dell’importante manufatto – dopo la messa in sicurezza, la pulizia con stesura dell’antitarlo e il consolidamento generale della struttura – sta ora procedendo con la ricostruzione di dieci dei dodici grandi cassetti del corpo basso, andati perduti nel tempo. Proseguirà con puntuali reintegrazioni lignee delle lacune con le medesime essenze lignee dell’originale. Tantissime le fasi dei lavori, difficilmente riassumibili in poche righe.

I LAVORI NECESSARI PER RESTITUIRE IL GIUSTO DECORO

“Il restauro si pone l’obiettivo di migliorare lo stato di conservazione dei materiali costitutivi, inibire i numerosi processi di degrado e attivare interventi di prevenzione, per restituire all’opera il giusto decoro in un ritrovato equilibrio compositivo ed estetico”, afferma ancora Mariani. Il suo laboratorio, per raggiungere lo scopo, ha proceduto a uno studio approfondito del bene e con le analisi dello stato di conservazione di ogni sua parte, dopo avere estratto cassetti, tolto ante e spostato dal muro i corpi d’appoggio della base. È stata posizionata una stazione di rilevamento permanente dell’umidità relativa. Le parti mobili della struttura saranno restaurate in studio, mentre quelle fisse direttamente in cantiere. Il manufatto – nonostante l’impressione generale – si presentava gravemente ammalorato a causa di diversi fattori. Uno stato di conservazione molto precario, che le immagini scattate dai tecnici ben descrivono.
“Al degrado naturale dei materiali costitutivi, con attacco massiccio di insetti xilofagi, si univa quello antropico che si evidenzia con la scarsa manutenzione e l’esecuzione di interventi, come i nuovi piani di appoggio, non attenti alle peculiarità materiche ed estetiche dell’opera”, chiarisce l’esperto restauratore cremasco già attivo in importanti cantieri in tutta la città e anche fuori provincia. Il mobile tra l’altro non è mai stato oggetto di restauro, almeno non negli ultimi decenni.