DIO PARLA IN GESÙ E IN NOI. Il pontificale di Natale del vescovo Daniele

Spesso, soprattutto in situazioni difficili ci viene da pensare: “Se Dio intervenisse… Se Dio parlasse con chiarezza… Il tormento di molti credenti  viene proprio da questo sospetto: che Dio abbia dimenticato la pietà, non dia più libero costo alla sua misericordia”. 

Ha iniziato così la sua omelia il vescovo Daniele questa mattina alle ore 11, quando ha celebrato solennemente il pontificale di Natale, affiancato da tre canonici, dal diacono e con la corale della Cattedrale diretta dal Maestro Dossena che ha eseguito i canti. Il vescovo aveva celebrato daalle ore 23.30 di ieri sera la Messa della notte che ha una sua propria liturgia. Quella di questa mattina era la Messa del giorno di Natale che si caratterizza per la proclamazione del prologo del Vangelo di Giovanni: “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio, e il Verbo s’è fatto carne…” E il vescovo nella sua omelia ha sviluppato proprio il tema della Parola (Verbo) di Dio.

Dunque a volte ci chiediamo perché Dio non parla. “Ma Dio – ha continuato mons. Gianotti nell’omelia – ha già parlato: ha parlato a noi per mezzo del Figlio. Quel che Dio aveva da dirci ce lo ha già detto nel suo Figlio: in lui ha manifestato la sua volontà di benevolenza per gli uomini.”

E quanto ci ha detto, l’ha detto “umanamente”, cioè “con parole, gesti, atteggiamenti, comportamenti… insomma con tutta la vita di un uomo, perché il Verbo, la sua Parola, di è fatta carne. Gesù di Nazaret è la spiegazione di Dio, colui che ci fa conoscere definitivamente il Padre e il suo progetto di amore e di salvezza.” 

Ma forse ci fa difficoltà che la Parola si sia incarnata nella fragilità di un bambino indifeso, posto in una mangiatoia e che domani salirà sulla croce. Noi vorremmo da Dio una parla sovrumana e quella umana di Gesù ci sembra troppo fragile. Dal momento che la Parola di Dio si è fatta carne, questa nostra carne, anche la nostra vita può diventare Parola. Nella nostra concreta debole carne umana. 

“Così, alla richiesta “ah se Dio parlasse, se Dio si facesse vedere più chiaramente”, dovremmo rispondere: la tua stessa vita dovrebbe essere Parola di Dio, perché la vita di un cristiano dovrebbe diventare segno di Dio, anche se è un segno debole e fragile. Debolezza che – come dice san Paolo – confonde i sapienti.”

E mons. Gianotti ha concluso: “Dio cerca uomini e donne che siano disponibili ad essere nel mondo di oggi segno di pace e di salvezza. Il Prologo del Vangelo di Giovanni ci ha ricordato ancora che a quanti hanno accolto nella fede Gesù, la Parola di Dio fatta carne, Dio ha dato il potere di diventare figli di Dio. Sì, Dio cerca ancora figli, nel suo Figlio prediletto. Li cerca per offrire loro grazia, benevolenza e pace; li cerca perché siano ancora nel mondo testimoni del suo amore per l’uomo.”