VEGLIA DI PREGHIERA PER PADRE GIGI MACCALLI A 15 MESI DAL RAPIMENTO IN NIGER

A quindici mesi dal rapimento di padre Gigi Maccalli, avvenuto in Niger il 17 ottobre 2018, la comunità cremasca si è ritrovata a pregare per la sua liberazione: “Vieni Signore Gesù a liberare padre Gigi…”. Hanno organizzato la veglia le consacrate e i consacrati della diocesi, presenti un gruppi di Suore Missionarie Nostra Signora degli Apostoli. Numerosi i fedeli e i sacerdoti, tra loro anche il vescovo Daniele che concluderà la preghiera.

L’inizio della Veglia nella cappella dell’Istituto delle Suore del Buon Pastore in via Carlo Urbino. Qui don Mario Botti ha guidato un preghiera di adorazione silenziosa davanti all’Eucarestia solennemente esposta. Una preghiera iniziata con la recita del salmo 124 dove il cantore, nel tempo della prova, si attende la liberazione da parte del Signore. Proprio come padre Gigi!

Terminata la breve adorazione silenziosa, i presenti hanno recitato la preghiera per l’Africa composta da padre Gigi e in comunione con lui. Poi il corteo s’è snodato lungo via Carlo Urbino, via Matilde di Canossa, via delle Grazie e via XX Settembre per raggiungere la chiesa parrocchiale della SS.Trinità: precedeva la Croce. Durante il cammino si è recitato il santo Rosario a memoria dei beati martiri di Algeria. Ad ogni decina ci si fermava per ascoltare la testimonianza di alcuni di questi martiri: quella di suor Bibiane e suor Angèle Maria della congregazione di Nostra Signora degli Apostoli. “Non dobbiamo avere paura, dobbiamo vivere bene il momento presente” disse suor Angèle Marie pochi minuti prima di essere uccisa. Poi un brano del testamento di padre Christian de Chergé, abate dei monaci di Tibhirine, uccisi nel 1994 dai terroristi islamici. Il terzo mistero è stato introdotto da un brano di padre Christian Chessel dei missionari d’Africa (Padri Bianchi); il quarto da un brano di suor Odette Prévost delle Piccole Sorelle di Charles de Foucauld, il quinto con un brano di mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano, martire anch’egli che scriveva: “La vita la si trova quando la si dona.”

E così il corteo è arrivato nella chiesa parrocchiale della SS. Trinità.

Qui è stata letta un commovente lettera scritta da padre Gigi Maccalli in occasione delle feste natalizie del 2007. E, dopo la proclamazione dell’inno cristologico della lettera di san Paolo ai Filippesi (2,5-10), ha preso la parola suor Giuliana delle Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli presenti in Algeria. Due suore del loro istituto fanno parte dei 19 martiri dell’Algeria degli anni ‘90, tra cui il primo martire è mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano: gli altri sono i sette trappisti di Tibhirine, due suore Agostiniane e altre due di altre congregazioni. “Sono stati beatificati da papa Francesco – ha detto suor Giuliana – il 18 dicembre dello scorso anno, ponendo la memoria liturgia l’8 maggio. Sono stati uccisi negli anni ‘90 quando islamici estremisti volevano prendere il potere, ma non ci riuscirono. Prima si sfogarono contro gli algerini (ne uccisero 150.000), poi attaccarono gli stranieri, fra cui i cristiani, uccidendo i 19 martiri citati. Sono stati beatificati – ha aggiunto – perché, innamorati di Dio, hanno dato testimonianza di una vita totalmente donata; una seconda ragione, il loro amore per il popolo algerino: a tutti era stato chiesto dai rispettivi superiori se volessero tornare in patria, tutti preferirono restare in Algeria a servizio di quel popolo che amavano. Il terzo motivo è stato il forte amore comunitario di queste piccole comunità cristiane algerine.” Sono stati i primi martiri beatificati in territorio musulmano.

Dopo la testimonianza di suor Giuliana è stato proiettato un filmato con la testimonianza delle sue suore martiri delle Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, impegnate nella scuola, per riscattare le ragazze ed educarle a diventare donne. Sono state uccise mentre tornavano da Messa.

A questo punto s’è pregato anche per i persecutori, perché il Signore converta il loro cuore. E infine, due parole del vescovo Daniele che ha voluto rivelare come gli ultimi venti anni della sua vita sacerdotale ed episcopale, sono stati accompagnati dalla lettura dei testi dei martiri di Algeria, che hanno lascito un lui un segno profondo e, per questo, ha invitato tutti a leggerli e meditarli.

La veglia s’è conclusa con la preghiera per la liberazione di padre Gigi e con la benedizione del vescovo. 

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