Padre Gigi Maccalli – Domani, a 15 mesi dal rapimento, veglia di preghiera

Padre Gigi Maccalli
A 15 mesi dal rapimento di padre Gigi Maccalli nella sua missione in Niger (era il 17 settembre 2018), come avviene ogni mesenella data che purtroppo ricorda quel triste giorno, la diocesi di Crema si ritrova a pregare per il missionario originario di Madignano.
L’appuntamento è per domani, martedì 17 dicembre: stavolta sono la Vita Consacrata diocesana, le Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, il Centro Missionario e la parrocchia della Santissima Trinità a invitare alla veglia di preghiera per invocare la sua liberazione.
L’appuntamento è alle ore 20.30 per un momento di adorazione presso la Cappella delle Suore del Buon Pastore, in via Carlo Urbino 23 a Crema. Alle ore 21 l’inizio del cammino e la recita del Rosario meditato, quindi alle 21.30 circa l’arrivo nella chiesa della Trinità per l’ascolto di una testimonianza e la preghiera comunitaria. In caso di maltempo tutta la veglia si svolgerà, dalle ore 20.30, nella chiesa della Trinità.
Mentre non si ferma la supplica per padre Gigi, proponiamo una riflessione tratta dal sito della Società Missioni Africane, l’istituto missionario del nostro conterraneo.
La sera del 17 settembre 2018 un bussare alla porta ha cambiato la vita di padre Gigi. Non era certo il primo rapimento di cui sentivamo parlare, ma era il primo che ci toccava così da vicino. Ci sembrava impossibile. Perché? Perché proprio lui? A che scopo? E poi: dove lo avranno portato, come starà, chi sono i suoi rapitori, cosa si sta facendo per liberarlo…
Sono cominciati così mesi di attesa, di silenzio, di speranza e di preghiera. Una preghiera che ha coinvolto quanti in tutti questi anni, e per motivi diversi, sono entrati in contatto con padre Gigi, condividendo con lui l’entusiasmo per la missione, facendosi coinvolgere nei progetti a favore della gente (acqua, sanità, scuola, e tanto altro), creando legami.
Quello che sostiene la nostra speranza e la nostra fiducia è questo filo rosso della preghiera che ci lega e intercede incessantemente per la liberazione di padre Gigi. Siamo sicuri che anche lui prega per noi. Conoscendolo, di certo il fatto di non poterci fare avere sue notizie gli peserà e si affiderà a quel “telefono senza fili” che è la preghiera, chiudendo così il cerchio.
Ripensiamo spesso a quando lo abbiamo conosciuto, poco prima di essere ordinato, durante una visita a Walter, suo fratello seminarista a Genova. E già innamorato dell’Africa. Un amore per la missione ribadito, si può dire, in ogni lettera, in ogni discorso.
Tre anni dopo, alla vigilia del suo giuramento perpetuo, ci scriveva da Bondoukou: “Il mio giuramento perpetuo in seno alla comunità Sma è un impegno di fedeltà e di consacrazione alla missione e a queste Chiese d’Africa nel servizio ai poveri… Sono venuto per servire e questo resta l’orizzonte della mia vocazione sacerdotale”.
Forse, non avrà mai pensato, lui sempre così pieno di iniziative, di arrivare a essere, come è oggi, un missionario “contemplativo”, in questa sua particolare clausura. Perché è così che vediamo oggi la missione di padre Gigi, una missione orante, missione che continua, anche se in modo diverso e che, a sua e nostra insaputa, porterà dei frutti. Quando l’hanno rapito, come i primi discepoli mandati in missione, non ha portato con sé “né bastone, né bisaccia”. È partito così, senza nient’altro che il Signore nel cuore e nella mente, compagno
di viaggio sempre fedele.
Noi, tutti, nell’attesa, continuiamo a pregare pieni di fiducia perché, anche se non capiamo, sappiamo – e crediamo – che “Dio fa concorrere tutto al bene di coloro che lo amano”.
A presto, caro Gigi.