Mercatone Uno – C’è preoccupazione; commissari sempre al lavoro

C’è preoccupazione in merito alle sorti di Mercatone Uno. Il colosso caduto in disgrazia rilevato dalla Shernon Holding, poi fallita, ha da mesi chiuso tutti i 57 punti vendita italiani, tra questi anche quello di Madignano. 1.800 dipendenti si sono trovati senza lavoro e migliaia di clienti senza gli arredi anticipatamente pagati.
Su questo versante pare che sia difficile, al momento, che venga data soddisfazione alle istanze di chi ha acquistato senza ricevere il bene; sul fronte occupazione e riapertura dei negozi i timori non sono da meno, visto che è dal 31 ottobre che i Commissari stanno svolgendo una intensa attività di confronto con le aziende che hanno presentato offerte per l’acquisizione di uno o più punti vendita, ma ancora non sembra vedersi la luce in fondo al tunnel, tanto che sembrerebbe ormai scontata la richiesta di una proroga degli incarichi per proseguire il lavoro sino a ora svolto.
“Le offerte – si evince da una lettera scritta in data 3 dicembre da Sabina Bigazzi della Cgil-Filcams nazionale – risultano essere 14, e riguardano 44 negozi complessivamente. Su 10 di questi vi è una sovrapposizione di offerte, e per 8 non è stata presentata alcuna offerta (Crevoladossola, Caltignaga, Serravalle Scrivia, Villafranca d’Asti, Castegnato, Verdello, Capena e Bari).
Nessuna delle offerte/manifestazioni di interesse risulta totalmente conforme al regolamento di vendita. Alcune riguardano pochissimi punti vendita. Una proposta ne riguarderebbe 24, tuttavia il piano industriale è basato su un non meglio declinato finanziamento a fondo perduto e su altro finanziamento bancario a 10 anni. Il piano industriale però non fornirebbe dettagli esaustivi, né certezze sulla concreta realizzazione dei finanziamenti. Vi è infine una proposta di acquisizione di 21 punti vendita che sembrerebbe essere più concreta, ma che prevedrebbe l’assorbimento solo di parte del personale”.
La preoccupazione del mondo del lavoro, e dei sindacati in primis, è quella della tenuta occupazionale in merito a tutti gli scenari che potrebbero prefigurarsi. “Dalla informativa sulle offerte, infatti, è risultato evidente che i lavoratori che sarebbero coinvolti nella potenziale cessione sarebbero meno della metà del totale, sia perché vi sarebbero punti vendita esclusi, sia perché le offerte prevedrebbero una sostanziale riduzione del personale attualmente occupato”.

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