Per aspera ad astra

Blog Manziana

Tre bambini stanno vivendo un’infanzia infernale, il primo è portoghese, quarto figlio, per aggiunta indesiderato, di un’umile famiglia proveniente da Funchal, la più importante città dell’arcipelago di Madeira. Questo ribelle e spettinato ragazzino “piagnucolone” non se la passa per nulla bene, i genitori navigano in serissimi problemi economici e le loro mansioni da cuoca e da giardiniere non garantiscono stipendi tali da poter gestire una famiglia così numerosa, costringendo l’ultimo arrivato a lottare con le unghie e con i denti pur di ritagliarsi un posticino in quel mondo che pareva tanto vasto quanto inconquistabile.Il giovane non possiede nulla, vive in una piccola e pericolante casa di legno ricoperta da lamiere protettive, incapaci di prevenire frequenti allagamenti durante le lunghe notti piovose, anche il cibo scarseggia e le condizioni del ragazzo vengono denunciate persino dalla società calcistica in cui milita, ritenendo il piccolo eccessivamente gracile e pericolosamente malnutrito. Costretto a elemosinare gli hamburger avanzati al Mc Donald della città l’appena undicenne Cristiano si rende conto di quanto la sua fame non si limiti al nutrimento alimentare, lui ha fame di rivalsa e cambiamento, sogna un futuro diverso per lui e la sua famiglia, quella famiglia che tanto tutto ha sacrificato pur di renderlo felice, ma come poteva spiccare il volo partendo dal nulla?

Il secondo bambino nasce invece nei Paesi Bassi, più precisamente a Breda, dove i suoi genitori (di origini Surinamesi) danno al mondo lui e altri due figli. Anche per il piccolo Virgil i problemi non tardano ad arrivare: il padre abbandona la famiglia quando lui e i fratellini non sono ancora pienamente coscienti di quanto dolore e fatica costerà questa fuga inspiegabile di un papà che non vedrà mai crescere i propri bambini. Come per il portoghese Cristiano la vita del piccolo Virgil pare un eterno calvario, i problemi di fragilità e gracilità fisica lo portano a essere scartato da numerose squadre di calcio, sport nel quale pareva eccellere particolarmente, ma la forza di volontà è per sua fortuna la caratteristica che lo condurrà per le impervie vie del successo, la mancanza di una figura paterna lo costringe a crescere in fretta, a rimboccarsi le maniche e reagire ad ogni fallimento, ed ecco che appena adolescente Virgil senza né macchina né patente si trova costretto a percorrere numerosi kilometri in bicicletta, pur di lavorare come cameriere in un ristorante. L’umile salario di tre sterline l’ora non basta per mantenere una famiglia composta da quattro persone e ciò comportò la necessità di straordinari notturni, sacrifici che solo persone forti come lui possono sopportare. La speranza sembra sorridere al giovane Virgil che all’età di 18 anni viene acquistato dal vivaio del Groningen (squadra della massima serie calcistica olandese); le sue giornate però diventano ancor più ardue, oltre alla vita da cameriere deve riuscire a gestire anche quella da giovane promessa calcistica, il tutto rigorosamente accompagnato dalla sua inseparabile compagna di avventure: la bicicletta. A volte sembra che la sorte si accanisca con particolare crudeltà su determinati sfortunati, e forse è proprio così, Virgil riesce finalmente a permettersi una macchina e tutto sembra finalmente girare per il verso giusto, ma questo stato di quiete e felicità non è destinato a durare nel tempo: il giovane soffre di appendicite acuta, trasformatasi poi in peritonite ed uremia, le sue condizioni crollano drasticamente e per lui si teme il peggio, il ricovero e le operazioni lo portano a vedere la morte dritta negli occhi e le speranze si riducono pericolosamente, al punto che il ragazzo dovette firmare un testamento in cui dichiarava la consegna di tutti i suoi averi alla madre al momento del decesso. Come può una vita nel pieno del suo corso essere stroncata in maniera così atroce?

Il terzo bambino nasce a Rosario, nel cuore del sud America targato Argentina, e il suo problema fu proprio quello di essere rimasto bambino per più del dovuto. Il piccolo Lionel rimarrà piccolo per molto, o meglio, per tutto il resto della sua esistenza, il giovane soffre da sempre di insufficienza ormonale, disfunzione la cui cura comporta costosissimi farmaci e terapie che il padre non può assolutamente permettersi. L’itinerario di questa avventura è strettamente legato al più grande talento del giovane Lionel: col pallone fra i piedi è un vero prodigio, la famiglia cercherà a lungo una squadra disposta a ingaggiare il figlioletto e pagare parzialmente le cure, ma la lista dei rifiuti si allunga di giorno in giorno e di mese in mese, tutto per colpa di quel fisico infantile e minuto, nemico primario che diventò presto la spada di Damocle di questo giovane fenomeno, ci sarà mai qualcuno disposto ad assumersi la responsabilità di donare alla “pulce di Rosario” una speranza per un futuro migliore?

Ora quei tre bambini non sono più così bambini, forse non lo sono mai stati, ora sono tre uomini e siedono ben vestiti e paparazzati in un’enorme sala gremita di figure di spicco dell’ambito sportivo e calcistico, in attesa di sapere chi di loro è il vincitore del pallone d’oro, premio conferito al miglior giocatore d’Europa; per Virgil è la prima volta, quel Virgil che rischiò la vita fronteggiò invece la morte con immenso valore e la sua carriera calcistica esplose improvvisamente, portandolo ad essere il difensore più pagato della storia del calcio: il Liverpool versò infatti 85 milioni di sterline nelle casse del Southampton, notando in Virgil Van Dijk doti che nessun altro difensore possedeva, lo stesso Liverpool la scorsa stagione ha sollevato la sua sesta Champions League, guidata da un difensore centrale di origine Surinamese, alto, altissimo, forte fisicamente e determinato come nessun altro al mondo, un giocatore strabiliante che sulle spalle non porta il cognome del padre, bensì il proprio nome. Virgil ce l’ha fatta. Accanto a Virgil nella platea parigina siede Lionel, quel ragazzo troppo piccolo per la sua età, quel ragazzo prodigioso limitato da quel fisico così gracile che divenne proprio il suo punto di forza, nessuno è in grado di contenerlo, la palla sembra essere parte integrante del suo piede e per dividerli serve un miracolo divino. Lionel sguscia e segna, realizza solo gol da cineteca e dopo una vita passata a lottare per i suoi sogni è diventato uno dei giocatori più forti della storia del calcio, vincendo Champions League, campionati spagnoli e molto altro, nonché 5 palloni d’oro. Lionel Messi ce l’ha fatta.
Il terzo bambino era Cristiano, cresciuto nella povertà, ritenuto troppo esile per giocare a calcio, Cristiano Ronaldo ha vinto 5 palloni d’oro, proprio come Lionel, con cui si è acceso un duello sportivo che sarà ricordato finché il genere umano avrà memoria, ha conquistato un numero di Champions League impressionante e a suon di gol sontuosi ha battuto record che sembravano intoccabili. Cristiano però non siede vicino agli altri due contendenti al titolo di miglior giocatore d’Europa, ha infatti un altro premio da ritirare, quello di miglior giocatore del campionato italiano stagione 2018/2019. Anche Cristiano Ronaldo ce l’ha fatta.
A conquistare il sessantaquattresimo pallone d’oro della storia è stato Lionel Messi, la pulce di Rosario piazza il sesto sigillo della sua gloriosa carriera e anticipa Virgil Van Dijk di pochi voti, a sua volta il colosso olandese precede il fenomeno portoghese che si posiziona terzo, a completare il podio. Un podio dal sapore di rivincita, un podio composto non da calciatori extraterrestri, ma da uomini in carne ed ossa proprio come me e voi, un podio che porta i nomi di ragazzi cresciuti con il dono di saper stoppare di petto le difficoltà, per poi ribadirle in rete e rinfacciare alla vita che questa volta hanno vinto loro, perché solo chi è caduto sa quanto è bello rialzarsi.

Amedeo, IV Liceo