CASO DIAMANTI – Diversi cremaschi coinvolti. Intervista all’avvocato Fabrizia Sinigaglia

È di parecchi mesi fa il via allo “scandalo dei diamanti”, portato alla ribalta della cronaca dalla fortunata trasmissione televisiva Report (in onda su Rai 3). Un “caso” che è rimbalzato su tutti i media nazionali, anche per il coinvolgimento – tra i presunti truffati – di noti personaggi dello star system come il cantante Vasco Rossi o la presentatrice Federica Panicucci, solo per citarne un paio. La questione – come noto – è approdata in Procura ed è in corso un procedimento penale a Milano; le indagini risultano chiuse e si è in attesa delle decisioni dei PM incaricati, di rinvio a giudizio o di archiviazione. Coinvolte ci sono cinque banche: Banco Bpm, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena e gruppo Aletti.  Il “caso diamanti” è approdato da un po’ anche al Tribunale di Lodi. A chiedere rimborsi sono i clienti del gruppo Banco Bpm (anche della nostra sede cittadina) che hanno acquistato, tramite la banca, diamanti da investimento dalla società Idb (oggi fallita) a prezzi rivelatisi molto superiori rispetto alle vere quotazioni di mercato. 

All’eco della cronaca nazionale, s’unisce oggi quella locale, per l’intervista rilasciata in anteprima, al nostro giornale, dall’avvocato Fabrizia Sinigaglia di Crema, che abbiamo incontrato nei giorni scorsi. È tra i legali che hanno presentato delle cause civili di risarcimento del danno ai Tribunali di Lodi e Cremona per conto di tanti cittadini delle due città e anche di Crema.

Allora avvocato com’è la situazione odierna? “Il curatore fallimentare di Idb, la società che vendeva i diamanti, sta analizzando le varie richieste di restituzione della pietra. Per alcuni miei assistiti è stata trovata corrispondenza tra l’acquirente della pietra e il diamante. Altre posizioni, invece, non sono ancora state analizzate in quanto, a oggi, si parla di oltre 20.000 persone, per il solo gruppo Bpm, che hanno acquistato i diamanti”.

Chi si è rivolto a lei? Sono tanti i cremaschi? “Tra gli istituti bancari più esposti c’è proprio il Banco Bpm. Il mio studio assiste decine di clienti della banca e devo dire che, soprattutto tra Crema e Cremona, ci sono investimenti di importo molto significativo. Esistono intere famiglie cremasche, cremonesi o lodigiane sconvolte. Qualche mio assistito prova vergogna davanti agli stessi familiari. Brave persone che hanno investito, magari, i risparmi di una vita, a volte l’intera liquidazione. A mio giudizio, tra l’altro, anche per questi motivi, non tutti hanno ancora deciso di denunciare i fatti o si sono rivolti a un legale”. 

Cosa chiedono i suoi assistiti? “I primi contenziosi  si sono aperti a Lodi lo scorso settembre. Per conto dei miei clienti chiediamo alla banca Bpm il risarcimento del danno, cioè la restituzione dell’intero capitale versato, cui aggiungere gli interessi  maturati e, se il giudice lo riterrà equo, anche il ristoro del danno morale, oltre al pagamento delle spese di lite. A mio parere è venuto meno, sin dall’inizio, il dovere di protezione nei confronti del cliente”. 

Come si sta muovendo l’istituto bancario? “In queste settimane la banca sta contattando alcuni clienti coinvolti nella vicenda, ma con proposte non molto diverse da quelle iniziali, ovvero rimborsi del 40%, 50% circa, a volte del 60%, ma solo nel caso degli importi più piccoli. Al cliente, poi, resterebbe il diamante. Ma si tratta di cifre non adeguate al danno subito, dai miei clienti definite “irricevibili”, soprattutto se rapportate alla circostanza  che Banca Intesa e Monte dei Paschi stanno rimborsando tutto il capitale versato. Per questo la maggior parte dei miei assistiti ha iniziato la strada giudiziaria, per vedere riconosciuto quello che ritiene un suo diritto. Nelle proprie difese la banca sostiene di aver fatto solo attività di segnalazione negando di aver svolto attività di intermediazione nella vendita dei diamanti, ma nel corso dei vari giudizi amministrativi e civili, nonché dalle indagini della Guardia di Finanza, è emerso che i clienti hanno pagato commissioni intorno al 18% al momento dell’acquisto”.

Cosa riportano gli atti presentati ai Tribunali di Lodi e Cremona? “Ripercorrono, documenti alla mano, le fasi di proposta e acquisto delle pietre preziose. Alla base dell’azione legale svolta c’è il rapporto di fiducia dei clienti con la propria banca, che è venuto a mancare. Questo il presupposto. Riteniamo infatti che la banca avesse il dovere di proteggere i propri clienti e al tempo stesso questi ultimi avessero il diritto di essere protetti dalla loro banca. Nel caso dei correntisti che si sono rivolti al mio studio, parliamo di investitori non speculativi, a volte, come le ho detto, di intere famiglie: genitori e figli, pensionati, nonni… quest’ultimi che desideravano regalare ai nipoti un diamante in luogo dei vecchi ‘libretti di risparmio’. La scelta dell’esposto o della causa civile, in alcuni casi, è la conseguenza del mancato accordo transattivo con la banca”. 

Ci sono state recenti sentenze, cosa dicono? “Dopo quella del maggio scorso, del Tribunale di Verona, ne sono arrivate altre due recentissime del Tribunale di Modena e Lucca, che hanno condannato la  banca a restituire la somma a suo tempo versata, detratto il reale valore del diamante, più gli interessi e le spese legali. Di fatto la restituzione al cliente di tutto l’importo investito. I pochi precedenti favorevoli alla banca, in realtà, non possono a mio avviso essere presi in considerazione perché le domande prospettate non prendevano in considerazione tutti i profili di responsabilità della banca”. 

Avvocato, come andrà a finire? “Alcuni istituti hanno compreso la problematica dei propri clienti e stanno procedendo, come rammentato, al risarcimento completo. L’auspicio è che anche il gruppo Bpm segua questa strada, evitando l’aumento di contenziosi”. 

Articolo completo, con la posizione della banca, sul nostro giornale in edicola.