Service dell’Inner Wheel Club Crema – Per l’anno nuovo un doppio restauro

Service Innel Wheel
In un momento economicamente difficile per il nostro Paese, è bello che ci siano benefattori a sostegno della salvaguardia del patrimonio storico artistico perché senza il loro contributo, andrebbe forse persa una fetta importante delle nostre radici.
A Crema, attivo in prima fila per la conservazione, tutela, promozione dei beni c’è Inner Wheel Club. Alla conferenza stampa di ieri mattina presso Sala dei Ricevimenti, la presidente Erika Dellanoce Brandle con alcune socie ha presentato il Service 2020.
Precisando di voler proseguire il lavoro iniziato sotto la presidenza di Rosangela Ogliar Badessi, il club ha svelato i nuovi interventi che sosterrà: il restauro conservativo e la messa in sicurezza degli intonaci di quattro sott’archi del chiostro meridionale dell’ex convento di Sant’Agostino e la musealizzazione di un’epigrafe ritrovata in una roggia in un Comune del Cremasco.
“Come già accaduto in passato, abbiamo deciso di sostenere due interventi urgenti che ci sono stati proposti. Siamo felici di poter contribuire a restituire un pezzo della sua storia alla città che amiamo e che siamo sempre orgogliose di mostrare alle amiche degli altri Inner Wheel Club”, ha dichiarato Dellanoce.
Particolari ringraziamenti sono stati rivolti poi al club da parte dell’assessore alla Cultura, Emanuela Nichetti per la vicinanza dimostrata alla cultura cittadina e per il lavoro che svolge con l’amministrazione nella conservazione di opere artistiche.
“I quattro sott’archi del chiostro meridionale del Museo – ha spiegato Matteo Facchi, conservatore del Museo Civico di Crema del Cremasco – sono gli unici con ancora una decorazione ad affresco databile alla fine del Quattrocento, con motivi geometrici e vegetali”.
Dell’epigrafe, di cui non si è svelata la localizzazione per motivi di sicurezza, ha invece tracciato la particolare storia. “Il cippo, individuato durante i lavori di manutenzione di una roggia nel Cremasco nell’aprile 2018, è di marmo e reca un’iscrizione a oggi non leggibile perché mutila nella parte superiore e interrata in quella inferiore”. Facchi ha raccontato che l’esistenza dell’epigrafe era già stata segnalata da Valerio Ferrari in una pubblicazione del 2008, ma a svelarne il mistero è stato Federico Riccobono, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ha individuato, infatti, la descrizione del cippo nel diario di un viaggiatore inglese, pubblicato nel 1745, dove inoltre era stata riportata l’intera scritta in Latino, risalente al 1545: una diffida a danneggiare il ponte. L’epigrafe, realizzata sotto il governo di Venezia è stata riciclata e impiegata come sostegno della ruota di un mulino in una roggia.
“I lavori inizieranno, in entrambi i casi, per la primavera del prossimo anno. Ora siamo in attesa di approvazione da parte della Soprintendenza”, ha aggiunto Francesca Moruzzi, responsabile dei Servizi culturali.
Uomini e mezzi per il recupero dell’epigrafe, con relativa deviazione dell’acqua, saranno messi a disposizione da Consorzio di Bonifica Dugali, Naviglio, Adda Serio. I lavori di restauro, invece, saranno affidati allo Studio Restauro Beni Culturali di Paolo Mariani & Co.