L’importanza di stupirsi e meravigliarsi ogni giorno

Sorpresa

‘Chi non riesce più a stupirsi o a meravigliarsi è come se fosse morto’: due alunni del triennio, in classi diverse, messi di fronte a questa frase di Albert Einstein, molto nota ma anche citata spesso a sproposito sui social network, esprimono il loro commento. Per niente scontato. Per niente a sproposito. Da leggere…

Cosa regge l’urto del tempo?
Tra le innumerevoli domande esistenziali e adolescenziali c’è questa che mi urge, che mi bolle dentro, che a tratti mi fa impazzire perché sembra senza risposta. In fondo un essere umano come può rispondervi? Io, però, non accetto un foglio bianco, necessito di un esito definito, perciò ho pensato, soprattutto ho vissuto, e la mia tesi è: ‘lo stupore. La meraviglia regge l’urto del tempo’. Cosa significa tutto questo? Come può un’emozione così rara reggere il tempo, che è indefinito e non regolato? Le mie risposte non saranno mai abbastanza all’altezza e continuerò il mio cammino con questo piacevole peso, ma quella che mi sembra più esaustiva è trasformare un’emozione in atteggiamento. Lo stupore va di pari passo con la curiosità di vivere, perciò spesso la associamo alla vitalità, perché ci fa svegliare da un mondo dormiente. Io sono in continua ricerca di domande perché esse portano alla meraviglia. Durante il mio percorso la mia mente ha subito evoluzioni, prima mi attraevano cose superflue: una serata alcolica in discoteca, un ragazzo bello (forse anche troppo), un’amicizia di comodo. Ma poi? Poi cosa c’è? Questo potrà mai bastarmi? La risposta che ho dato mi ha stupito, perché in quel momento ho desiderato un ‘di più’. Ora quel che più mi attira è uno sguardo. Un volto racconta la storia di un uomo e il mio desiderio è avere gli stessi occhi delle persone che hanno creato meraviglia nella mia anima, ovvero che mi hanno interrogato sulla mia vita è mi hanno fatto intraprendere un cammino. Stupire è questo: ‘anche io voglio quello che hai tu’, dalla cosa più superficiale alla sensazione più alta. L’età anagrafica non ha una corrispondenza con queste sensazioni, se continuiamo ad essere curiosi sarà la meraviglia a cercare noi e avrei molti esempi. Quello che credo sia più adatto è una donna, un’insegnante, più grande di me, con domande talmente grandi che ha interrogato pure me, ma senza ansia da verifica, solo con sete di vita. Essere in grado, in età avanzata, non solo di non perdere la magia, ma di trasmetterla agli altri è ciò che sto cercando di essere, la Giulia che vorrei. ‘Chi non riesce più a stupirsi né a meravigliarsi è come se fosse morto’ diceva Einstein, una filosofia che voglio attuare nelle mie giornate, che a volte troppo superficiali e monotone rischiano di cadere nel banale vivere. Bandite la banalità e la superficialità, voglio vivere in ricerca, in stupore e in meraviglia.

Giulia Libretti IV Liceo

‘Chi non riesce più a stupirsi o a meravigliarsi è come se fosse morto’
Mi trovo pienamente d’accordo con questa frase di Einstein. Una frase quasi banale, di primo acchito, ma nasconde in sé molti spunti di riflessione, spiegando brevemente il significato intrinseco della vita. Nonostante siamo sicuramente ancora alle prime armi riguardo la filosofia, nella nostra prima lezione ci è stato spiegato da dove essa derivi, partendo da un celebre pensiero di Aristotele. Abbiamo subito notato che la parola più ricorrente, nonché quella chiave di quel breve testo é: “Meraviglia“. La filosofia é nata quando l’uomo si é reso conto delle meraviglie che questa terra ha da offrire. Ed é proprio quando l’uomo inizia a pensare che inizia la vita, prima ci si limita ad esistere. Quindi chi non riesce a stupirsi, né a meravigliarsi, vive una vita piatta, un piano sequenze infinito di abitudini e azioni ripetute. Una vita non degna di essere vissuta. Io penso che bisognerebbe vivere ogni giorno come se dovessimo raccontarlo a qualcuno. È un piccolo e stupidissimo giochetto che però aiuta molto a vivere al massimo delle nostre potenzialità, facendo tutte le esperienze possibili, cogliendo tutte le opportunità e soprattutto cercando di superare le proprie paure. È proprio la paura infatti che ci blocca in quella fase di stallo senza emozioni. Spesso si dice che l’obiettivo della vita è essere felici, ma non riusciremo mai ad essere felici senza affrontare le nostre debolezze. È importante migliorare se stessi giorno dopo giorno per avvicinarsi sempre di più all’utopica ‘felicita’. In ogni caso nella vita non ci possono essere solo emozioni positive, perché anche in quel caso non sarebbe vissuta a pieno. L’amaro di una sconfitta e la tristezza possono insegnare molto di più di una vittoria. Non si può vincere senza prima fallire. Bisogna comunque restare positivi, trasformando i fallimenti in esperienze e non lasciandoci abbattere dalle delusioni, non mollando mai. NEVER GIVE UP.

Pietro Piantelli III liceo