TUTTI I SANTI – Il Vescovo Daniele al cimitero: “Il tempo di una vita per vivere in pienezza”

Messa al Cimitero
Un momento della celebrazione odierna

Nel giorno della commemorazione di Tutti i Santi, oggi pomeriggio, vigilia della ricorrenza dedicata ai fedeli defunti, il vescovo Daniele Gianotti ha celebrato la santa Messa al cimitero Maggiore. Accanto a lui, il cappellano del cimitero don Giuseppe Pedrinelli, don Angelo Frassi, don Francesco Ruini e don Nicholas Sangiovanni.
“Nel giorno della solennità di Tutti i Santi ravviviamo la convinzione della nostra unione con la Chiesa del cielo”, ha esordito sua eccellenza. Il legame con chi ci ha preceduto nella Casa del Padre. “Fra i santi e i beati abbiamo la gioia, oggi, di pregare anche il nostro beato padre Alfredo Cremonesi (il missionario cremasco proclamato beato lo scorso 19 ottobre, ndr): ci affidiamo a lui e affidiamo lui tutti nostri defunti, perché sia aperta anche a loro la pienezza del Paradiso”.

Nell’omelia monsignor Gianotti ha proseguito: “Venire in un luogo come questo, in un cimitero o camposanto, se non è solo un gesto meccanico e rituale può suscitare in noi alcune domande importanti. Una prima, inevitabile, riguarda il tempo della nostra vita: che senso ha questo tempo? Perché alcuni hanno una vita lunga e altri una vita più breve?”, s’è chiesto.
Di qui il resto della sua riflessione “senza la pretesa di dare risposte definitive”. “L’apostolo Giovanni – ha proseguito – presenta la situazione dei credenti come una tensione”, chiamati già in vita figli di Dio. “Essere già figli di Dio significa essere già partecipi della vita Eterna”. Il linguaggio della santità dice la stessa cosa: nelle Scritture i cristiani sono chiamati santi “perché Dio li ha resi santi donando loro il suo amore. Essere santi, figli di Dio è la stessa cosa. La certezza cristiana è che lo siamo già, ma dobbiamo ancora diventarlo in pienezza”. Ciò vale anche per la nostra condizione umana: “Essere uomini e donne in pienezza e verità è un compito che richiede tempo, il tempo di una vita, appunto. Dunque, il tempo della vita per diventare sempre più, e meglio, quegli uomini che siamo chiamati a essere, un tempo per arrivare a vivere in pienezza”.

E le vite che sembrano interrotte, compiute prematuramente dalla morte? “Hanno portato a termine quel compito di umanità e santità che era stato loro affidato – ha affermato il vescovo Daniele –. Per entrare in questa logica e onorare questa nostra umanità ci vuole il tempo di una vita. Qui, al cimitero la nostra speranza (certezza) è che la morte non abbia interrotto il cammino verso questa santità”, ha concluso il pastore della diocesi. Durante la funzione, affidandosi all’intercessione dei santi, s’è pregato per riuscire a partecipare con il cuore alla missione della Chiesa, per chi è provato nel dolore, e per chiedere a Dio la forza di riconoscere nelle persone che ci stanno vicino segni di santità. Dopo la benedizione è proseguita, per i tanti presenti, la visita ai propri cari.