GIORNATA DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO – Le iniziative a Crema

Il Coro che sarà protagonista la sera di sabato 28 settembre all'auditorium Manenti

Documento fuori dai soliti schemi quello che ha pubblicato il Papa in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di domenica 29 settembre. A partire dal titolo, che sembra mettere in secondo piano il soggetto stesso della Giornata, per arrivare ai contenuti del Messaggio più rivolti a noi che ai migranti. In realtà “la presenza dei migranti e dei rifugiati rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità”. E prosegue: “Non si tratta solo di migranti. Vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista”.

Il problema, vuole dirci il Papa, non sono i migranti e i rifugiati, ma siamo noi. Il problema sono le nostre paure “verso gli altri, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa da me; mi priva di un’occasione di incontro col Signore”.

Il problema è la mancanza di carità, perché “attraverso le opere di carità dimostriamo la nostra fede”. Il problema è la nostra scarsa umanità che non ci permette “di dare spazio alla tenerezza”. Il problema è che non dobbiamo escludere nessuno, perché “lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo”. Il problema è l’incapacità di mettere gli ultimi al primo posto, accecati “dalla logica del mondo che giustifica la prevaricazione sugli altri per mio tornaconto personale”. Il problema è non occuparci di tutta la persona e di tutte le persone, perché lo sviluppo non è semplice crescita economica, ma promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo”. Il problema è che bisogna costruire la città di Dio e dell’uomo. “Il migrante e il rifugiato sono un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo”.

In sostanza, conclude il Papa, attraverso i migranti “il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto”.

In questa linea si sono alternate a Crema, nel corso della settimana, diverse proposte. A partire dall’installazione #Sconfinati, proposta dalla Caritas, che con la sua drammaticità sembra voglia scuotere ciascuno di noi esattamente secondo la traccia indicata dal Papa. A tutt’oggi 500 persone, soprattutto giovani, si sono messe in gioco vivendo e affrontando la simulazione di uno dei tanti sbarchi che punteggiano le cronache distratte dei nostri radiogiornali. L’installazione continua sia oggi sia domani, presso la parrocchia di San Giacomo. E sempre a San Giacomo, in chiesa, nel tardo pomeriggio di giovedì 26 settembre si è svolto un momento altamente simbolico e di profonda riflessione umana e cristiana: la meditazione e preghiera per le vittime del mare, guidata dal vescovo Daniele e conclusasi con tutti i partecipanti avvolti nelle coperte termiche dorate, ormai riconosciuto segno di accoglienza, oltre che di sopravvivenza.

Di grande impatto emotivo è la testimonianza della dottoressa Donatella Albini, volontaria sulla nave Mare Jonio, che racconta la sua esperienza in una recente missione di salvataggio.

Ultimo appuntamento, ma non meno importante, è quello in programma alle ore 21 di sabato 28 settembre nella chiesa-auditorium di San Bernardino in città, che avrà come protagonista la realtà multietnica del Coro Elykia, che animerà una serata dal titolo programmatico, Migranti: invito all’accoglienza. L’accoglienza, come ascolteremo da alcune testimonianze, proprio perché è il punto di arrivo di tanta sofferenza e tanto dolore, deve essere sempre e comunque un momento di festa. Meglio se condivisa con donne e uomini di lingue, culture, religioni diverse.

SCHEDA CORO ELYKIA

Il Coro Elikya muove i primi passi nel 2009 su iniziativa del maestro Raymond Bahati. L’idea nasce dall’esperienza maturata operando all’interno del Centro Orientamento Educativo, quale sintesi dell’incontro con i giovani africani della comunità e dal desiderio del fondatore, don Francesco Pedretti, di proporre un modo nuovo di vivere la liturgia comunitaria. Elikya in lingua Lingala della Repubblica Democratica del Congo significa “speranza”.

Il Coro Elikya attualmente è una realtà multietnica di circa 40 coristi di 16 nazionalità diverse, ed è accompagnato da una ricca formazione musicale di circa 10 musicisti italiani ed africani – violino, violoncello, flauto, chitarra, percussioni, marimba, tastiera, contrabbasso.

Il Coro Elikya propone prevalentemente canti religiosi cristiani, ed è un laboratorio di ricerca e sperimentazione creativa. Il repertorio attinge da tradizioni musicali provenienti da diversi paesi del mondo: Africa, Asia, America, Latina, e dà vita a inediti affreschi sonori generati dall’intreccio di trascinanti combinazioni ritmiche e melodiche.