Home In Evidenza LA CORTE COSTITUZIONALE: NON SEMPRE PUNIBILE IL SUICIDIO ASSISTITO

LA CORTE COSTITUZIONALE: NON SEMPRE PUNIBILE IL SUICIDIO ASSISTITO

“Si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”. I vescovi italiani si ritrovano “unanimi nel rilanciare queste parole di Papa Francesco” e “in questa luce esprimono il loro sconcerto e la loro distanza da quanto comunicato dalla Corte Costituzionale”. Lo si legge in una nota della Presidenza della Cei: “La preoccupazione maggiore è relativa soprattutto alla spinta culturale implicita che può derivarne per i soggetti sofferenti a ritenere che chiedere di porre fine alla propria esistenza sia una scelta di dignità. I vescovi confermano e rilanciano l’impegno di prossimità e di accompagnamento della Chiesa nei confronti di tutti i malati. Si attendono che il passaggio parlamentare riconosca nel massimo grado possibile tali valori, anche tutelando gli operatori sanitari con la libertà di scelta”.

NOTA DEL PRESIDENTE DI “SCIENZA E VITA”

“Con la decisione di non punire alcune situazioni di assistenza al suicidio, la Corte costituzionale italiana cede ad una visione utilitaristica della vita umana ribaltando la lettura dell’articolo della nostra Carta che mette al centro la persona umana e non la sua mera volontà, richiedendo a tutti i consociati doveri inderogabili di solidarietà: da oggi non sarà più un dovere sociale impedire sempre e ovunque l’uccisione di un essere umano”. Lo dichiara in una nota Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita. “Partendo da un caso di grave disabilità – il dj Fabiano Antoniani – e non da una situazione di malattia terminale, dove invece già era intervenuta la legge sul fine-vita del 2017, la Corte – prosegue Gambino – ha ceduto a una lettura ideologica dei radicali italiani che hanno dato origine al caso, sradicando la solidarietà che da sempre mira a impedire gesti estremi a chi versa in siuazioni di fragilità, per aprire ad ipotesi di loro uccisione”. “Dispiace – continua il presidente di Scienza & Vita – che la riconosciuta saggezza del nostro supremo organo di garanzia sulle leggi non abbia colto l’impatto culturale che l’apertura al suicidio assistito potrà comportare sulle prassi sanitario-assistenziali anche, purtroppo, per motivi di costi e risparmi di spesa”. “Ora compito di quanti hanno a cuore la cura delle persone che versano in condizioni vulnerabili – aggiunge Gambino – dovrà inirizzarsi verso la riduzione al massimo dell’impatto sociale di questa cruciale sentenza della Consulta”. “C’è però anche un altro aspetto da considerare – ribadisce Gambino – la Corte infatti lascia aperto uno spiraglio che permette al Parlamento di intervenire. È un invito forte al mondo della politica a riportare in aula la discussione di un tema così importante e delicato e a valutare bene la situazione. Per questo richiama il parlamento a valutare bene le ricadute della legge le cui ricadute potrebbero di fatto penalizzare e non poco i più fragili. Solo dopo che avremo letto la sentenza – conclude Gambino -, potremo effettivamente capire se vi siano altri requisiti oltre quelli già presenti nell’ordinanza”.