CARAVAGGIO – I Vescovi lombardi incontrano il clero anziano e malato

I preti anziani in santuario per la Messa presieduta dall'arcivescovo Delpini

Il santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, ha ospitato la mattina di oggi, giovedì 19 settembre, il quinto incontro regionale dei Vescovi lombardi con il clero anziano o ammalato: una bellissima giornata di fraternità sacerdotale organizzata dalla Sezione Lombarda dell’Unitalsi. Presente anche un gruppo di preti cremaschi, accompagnati dall’assistente don Giuseppe Dossena. Momento culminante è stata la santa Messa, presieduta dall’arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini che ha concelebrato con i Vescovi delle diocesi di Lombardia, presenti a Caravaggio per la riunione della Conferenza Episcopale.

Dopo il Rosario e la processione d’ingresso, all’inizio della celebrazione monsignor Roberto Busti, assistente spirituale dell’Unitalsi, ha letto il messaggio inviato per l’occasione da papa Francesco, accompagnato dal dono di un Crocifisso per ogni sacerdote anziano o malato. “Vi saluto con affetto e vicinanza spirituale nella preghiera” ha scritto il Santo Padre, che poi ha aggiunto: “Il peso degli anni e dell’infermità non affievolisca il buon profumo dell’unzione ricevuta. Guardate e contemplate la Croce: ci rivela sempre l’amore del Padre e l’amicizia di Gesù. I giovani preti hanno bisogno di voi, della vostra saggezza e solidarietà spirituale”.

Nell’omelia, monsignor Delpini ha parlato delle tentazioni, “che ci rendono tristi e ci allontano da Dio”. Quando si è anziani o segnati dalla malattia ci sono le “tentazioni del tempo”. Il passato, ha osservato l’arcivescovo, porta con sé “la nostalgia, che ci fa guardare a come eravamo e che alimenta il rimorso per ciò che è stato”. Il presente, invece, è vissuto come un contesto in cui è facile lamentarsi, dove si è poco considerati e quindi insofferenti”. Infine il futuro, inteso “come un guardare avanti e sentirsi smarriti nel chiedersi ‘cosa sarà di me?’. E l’angoscia nella prospettiva di una vita che va incontro alla morte”.

Eppure, non si è mai soli e le “tentazioni del tempo” si possono vincere. L’arcivescovo Mario ha invitato a guardare a Maria e al suo esempio di fede e fiducia. Nel Vangelo di Luca proclamato nella Messa, la Madonna ha risposto al saluto della cugina Elisabetta con il canto del Magnificat, “un canto – ha rilevato monsignor Delpini – che preghiamo ogni sera e che ci aiuta a vedere il tempo della vecchiaia e della malattia come occasione di santità”. Il passato, allora “diventa storia di salvezza, perché avvolto dalla misericordia di Dio; il presente ci fa riconoscere il Signore che sta accanto a noi come un amico e che ci dà la forrza per vincere la tentazione del lamento”. E anche il futuro diventa opportunità “per ribadire che le opere di Dio sono salvezza e che Lui rimane sempre sorgente di vita”.

In tutto ciò spicca una certezza, che l’arcivescovo ha sottolineato con forza: “Noi siamo gli uomini del Magnificat, chiamati sempre a cantare le meraviglie di Dio. Noi siamo il popolo della speranza!”. Parole incoraggianti per i sacerdoti e per tutti noi.

Al termine della Messa il saluto e il ringraziamento da parte di Vittore De Carli, presidente di Unitalsi Lombardia che, guardando ai preti anziani e malati, ha detto: “Voi ci portate in dono amore e amicizia”.

Dopo la benedizione solenne monsignor Delpini e i Vescovi hanno raggiunto lo scurolo concludendo con la preghiera dell’Angelus davanti all’immagine della Madonna.