PADRE GIGI MACCALLI – Un anno dal rapimento: 365 giorni di sofferenza

Padre Gigi con due catechisti della sua missione pochi giorni prima del rapimento

17 settembre 2018: quando la notizia si diffuse non volevamo crederci. Che senso aveva rapire un missionario in una remota parrocchia del Niger, a pochi km dal confine con il Burkina Faso? Padre Pier Luigi Maccalli aveva sempre fatto del bene a tutti, cristiani e musulmani, e con la sua dedizione e il suo dinamismo aveva favorito lo sviluppo sociale della zona della sua missione di Bomoanga: scuole, ambulatorio, farmacia, centro nutrizionale, corsi di formazione per maestri e catechisti.

Tu, p. Gigi – gli scrive padre Vito Girotto in una lettera ideale – non eri un uomo di parte: eri con tutti, con i gurmancé di Bomoanga, ma anche con gli amici peulh che bussavano alla tua porta, aperta a qualsiasi ora. Tu davi a tutti quello che potevi, con tanta generosità e disponibilità verso i più poveri presenti a Bomoanga e nei villaggi che visitavi regolarmente almeno una volta al mese. Eri per loro il padre che pensa a tutti e cerca una soluzione per tutti.”

Da quel giorno è ormai passato un anno, senza che i rapitori si siano fatti vivi per dare una spiegazione a quel gesto, senza che alcuna notizia sia trapelata sul luogo della sua detenzione e di ciò che si fa per la sua liberazione. 365 giorni di sofferenza per i familiari e i confratelli. Ma una cosa è certa: padre Gigi è forte, è coraggioso, ha una fede grande come le montagne. Neppure questi momenti di dura prova scalfiscono la sua convinzione più profonda: la missione è condividere la vita dei più poveri.

Lo ricorda bene padre Lionello Melchiori: “Padre Gigi è sempre nei miei pensieri come in quelli di tante persone che gli sono vicine, che lo conoscono, apprezzano la sua scelta missionaria, il suo desiderio di stare e aiutare i più poveri, quelli del Niger, il Paese più povero del mondo. Testardo come l’ho conosciuto, alla maniera dei primi apostoli e dei primi missionari della SMA, innamorati di Gesù e del suo Vangelo, ha fatto questa sua scelta di partire per il Niger nel 2008, malgrado la perplessità che la sua proposta suscitava nella comunità. E ha vinto lui! Era desideroso di vivere ‘vicino ai poveri’, cercando di aiutarli nella loro precaria esistenza.”

Il 17 di ogni mese in tante parti del mondo la gente si raccoglie in preghiera pensando a lui: Crema, Genova, Lione, Madrid, Niamey, Angola, Argentina…

A Sergnano, diocesi di Crema, p. Carlos Bazzara, missionario SMA argentino, per anni compagno di missione di padre Gigi, diceva alle centinaia di persone radunatesi per marciare e pregare: “Padre Gigi è sempre presente nei miei pensieri e nelle mie preghiere, e mi chiedo sempre che cosa penserà lui in questo momento, quali pensieri saranno abitualmente nel suo cuore? Quale versetti biblici saranno la sua consolazione e forza in questo tempo di prova?”

E padre Ceferino Cainelli ci trasmette una testimonianza dall’Angola: “Le nostre comunità cristiane sono molto coinvolte e sensibili di fronte al rapimento di padre Pier Luigi. La nostra gente soffre insieme a noi questa assenza, e spera con fede nel suo ritorno, manifesta la sua vicinanza, continua a pregare e ad offrire il proprio sacrificio per la liberazione di padre Gigi.”