CARITAS DIOCESANA – Parla il nuovo direttore Claudio Dagheti

Claudio Dagheti, neo direttore di Caritas Crema

Un lavoro all’insegna della continuità, ma anche con alcune priorità e progettualità da incrementare. Nella consapevolezza di operare in un ambito delicato della Chiesa, con scelte che vanno nella direzione dei poveri e dei bisognosi con lo stile dell’autentica carità evangelica. È questa, in estrema sintesi, la “direzione” indicata da Claudio Dagheti, neo direttore della Caritas diocesana di Crema. Il primo laico nella storia della nostra diocesi a ricoprire questo incarico (e l’unico della provincia): “Ma non vivo questo ‘primato’ – assicura – come un estimatore del laicato, bensì con assoluta normalità, nell’alternanza del momento storico: il futuro presidente potrebbe essere ancora un prete”.

Incontriamo Dagheti nel suo ufficio alla Casa della Carità, sede principale delle attività della Caritas. 36 anni, sposato e papà di due figli, viene da un lungo impegno nella Chiesa diocesana: 10 anni in Pastorale Giovanile e poi 12 in Caritas con diverse mansioni, fino agli ultimi 6 in cui è stato vice di don Francesco Gipponi (ora nominato parroco a Trescore Cremasco). Sta anche seguendo il percorso per il diaconato permanente. Insomma, il nostro mondo ecclesiale lo conosce.

“Mi sono sempre sentito molto accolto dai sacerdoti e dalle parrocchie – osserva Claudio – e di questo non finirò mai di ringraziare. In questi giorni il mio primo sentimento di gratitudine è per il vescovo Daniele che mi ha scelto per la direzione della Caritas, quindi per don Francesco che mi ha sempre coinvolto”.

“Assumo questo grande impegno – continua – consapevole di essere inserito con responsabilità in un ambito delicato della Chiesa, soprattutto in questo periodo storico: lavorare con e per i poveri, per far sentire e testimoniare ogni giorno, come ha detto papa Francesco, che ‘la Caritas è la carezza della Chiesa al suo popolo, soprattutto ai bisognosi’. Testimoniare la carità del Vangelo è anche una sfida culturale e di civiltà: l’aiuto agli ultimi (anziani, fragili, soli, immigrati, chi ha perso casa e lavoro…) è pedagogia e un’opportunità, in quanto educa le comunità a uno stile di attenzione e di solidarietà, in una società che invece tende a escludere chi è ai margini”.
Questa precisa mission della Caritas è il fondamento sul quale poggiano tutte le attività che, spiega il neo direttore, “saranno improntate alla continuità e all’impegno per alcune priorità”.

Claudio nei cita due. “La prima priorità, già avviata ma da implementare, riguarda l’animazione alle Caritas parrocchiali: noi offriamo ogni genere di supporto, anche formativo, ma è importante decentralizzare sempre più l’aiuto ai poveri che abitano le singole comunità. Questo perché, spesso, la prima povertà è il venir meno di relazioni, il sentirsi e l’essere abbandonati: il bisognoso che vive in un paese ha bisogno innanzitutto di essere restituito alla sua comunità. Poi, attraverso i centri di ascolto, la distribuzione di alimentari, l’accoglienza diffusa e altre nostre attività, arriva l’aiuto. Le Caritas parrocchiali, tra l’altro, facilitano il cammimo delle Unità pastorali nel lavorare insieme per i poveri”.

La seconda priorità, continua Claudio, “è quella di continuare e migliorare la proficua collaborazione con gli Enti e le Istituzioni pubbliche, così da costruire una ‘rete’ che renda efficace l’aiuto ai poveri. Insieme dobbiamo realizzare progetti che, rispondendo alle sfide del nostro tempo, ci consentano di offrire soluzioni ai bisognosi, con lo stile della carità evangelica”.

Per fare tutto questo la Caritas diocesana di Crema “mette in campo” i suoi 27 dipendenti – tra Fondazione Madeo (il braccio operativo di Caritas) e Cooperativa Le Orme – e una cinquantina di volontari distribuiti nelle varie strutture.

Strutture che sono ben radicate e operative al massimo. Ce le illustra il direttore: “Abbiamo la Casa della Carità in viale Europa, sede direzionale e amministrativa e di molteplici attività quali il centro di ascolto diocesano, gli spazi di distribuzione (dagli alimentari ai mobili, fino all’abbigliamento e al materiale scolastico), il coordinamento degli orti sociali, il Fondo Famiglie Solidali per la distribuzione di aiuti economici mirati. Poi c’è la Casa d’Accoglienza in via Toffetti, l’opera ‘storica’ della Caritas, con 25 posti letto per uomini: oggi sono s_

oprattutto anziani e malati. In via Civerchi c’è invece il Rifugio San Martino: il dormitorio invernale (riaprirà a novembre) con 18 posti letto. Presso strutture messe a disposizione dalle parrocchie, inoltre, grazie all’accoglienza diffusa ospitiamo attualmente 55 richiedenti asilo. Infine, disponiamo di appartamenti esterni per il reinserimento degli ‘accolti’ e del santuario della Madonna del Pilastrello per attività spirituali e formative”.