TEATRO SAN DOMENICO – Intervista al consulente artistico Franco Ungaro

Dopo la presentazione della stagione teatrale 2019/20 e l’avvio del rinnovo degli abbonamenti la Fondazione San Domenico ha comunicato la sua chiusura per la pausa estiva. Occasione per riflettere sulla stagione passata e su quanto aspetta i cultori del teatro nel prossimo cartellone. A tal proposito abbiamo intervistato il consulente artistico del teatro Franco Ungaro che ha risposto ad alcune nostre domande.

Le vendite e i rinnovi degli abbonamenti per la nuova stagione stanno andando bene. Secondo lei cosa funziona maglio per il pubblico cremasco, cosa viene più apprezzato, la classica prosa o spettacoli più innovativi?

Credo che il pubblico cremasco,  vantando una lunga frequentazione e fruizione teatrale, sia più maturo di quanto noi (me compreso)  operatori professionisti  possiamo immaginare e sia anche capace di uscire da schemi e convenzioni che oggi non hanno senso. Non so quali significati possiamo attribuire a termini come ‘prosa’, ‘classica’ o ‘spettacolo innovativo’ e non so se oggi possano ancora esistere ancora contrapposizioni di questo tipo.  I classici sono diventati classici non perché guardavano alla tradizione o al passato ma perché maneggiavano sempre una materia nuova, vicina alla sensibilità e alla cultura del proprio tempo. E le avanguardie artistiche si sono sempre confrontate con il gusto, la sensibilità, i linguaggi di chi le ha precedute, non fosse altro per la necessità di cambiare e innovare appunto. Dov’è esattamente il confine fra classico e contemporaneo? Esiste? Credo che il pubblico cremasco abbia apprezzato le programmazioni degli ultimi anni, soprattutto perché non sono state improntate a manicheismi e fanatismi di maniera ma sono state all’insegna dell’incontro e del dialogo fra tradizione e modernità, classico e contemporaneo, dell’incontro e del dialogo fra le diverse arti. Ho visto  amanti della prosa uscire entusiasti dopo aver visto spettacoli come Le bal o Le sorelle Marinetti  come ho visto incalliti fautori dell’innovazione uscire entusiasti e sorpresi dopo aver visto Questi fantasmidi Eduardo De Filippo”.

Quale metodo ha considerato per stilare la prossima stagione teatrale, che per altro prevede anche uno spettacolo tratto da un testo di Luciano de Crescenzo, scomparso la scorsa settimana?

Il primo criterio sul quale baso le mie scelte è la qualità del lavoro attoriale. Non c’è buon teatro senza bravi attori. Il pubblico dimentica facilmente un testo o una scenografia ma difficilmente dimentica  il volto, la recitazione particolare, il colore della voce di un grande attore. Se lo porta sempre dentro di sé,  diventa il suo ‘idolo’, diventa pietra di paragone per giudicare gli spettacoli che si vanno a vedere. È lunghissima la lista di bravi ed eccellenti attori e attrici che hanno calcato la scena del San Domenico, da Monica Guerritore a Lello Arena, da Micaela Esdra a Jurij Ferrini, da Moni Ovadia a Elio De Capitani, da Mario Perrotta a Lella Costa, da Arturo Cirillo a Ennio Marchetto a Carolina Rosi. L’elenco della prossima stagione si arricchirà con personalità attoriali come Maddalena Crippa, Amanda Sandrelli, Geppi Glejesees, Marisa Laurito, Mariangela D’Abbraccio e soprattutto Elena Bucci e Marco Sgrosso, che arrivano a Crema con lo spettacolo La pazzia di Isabella, un lavoro che compie  una splendida sintesi dell’arte e della tradizione dell’attore.  La scelta di Così parlò Bellavistascritto da Luciano De Crescenzo è anch’essa dettata dal desiderio di misurare le capacità di resistenza e di  aggiornamento dell’arte dell’attore in una realtà come Napoli che è da sempre incubatore e focolaio creativo di nuovi attori e attrici”.

Può anticiparci i titoli della stagione teatrale riservata alle scuole, una programmazione che è sempre molto apprezzata?

La stagione sarà focalizzata sul repertorio delle fiabe più conosciute dal pubblico dei ragazzi (da La bella addormentata a Biancaneve), su un’opera amata dagli adolescenti (Romeo and Juliet) e due lavori coerenti al tema di Crema veneziana che è  un po’ il filo sotterraneo che lega tutta la proposta culturale del San Domenico”.

Quale la strategia che state mettendo in atto per coinvolgere un pubblico giovane?

Oltre alla programmazione mattutina di spettacoli rivolti agli studenti degli istituti superiori, per la prima volta lanciamo un abbonamento a prezzo vantaggioso per i giovani che vogliono seguire la stagione degli adulti : si tratta di tre spettacoli (La pazzia di Isabella, La locandiera, Le allegri comari di Windsor) che verranno programmati di domenica e in orario pomeridiano. L’assenza di dialogo fra generazioni diverse, nella famiglia e nella società, credo sia uno dei mali del secolo da combattere e dentro il teatro è possibile ricostruire quel senso di comunità che non guarda alle differenze di età, di genere e di cultura”.