GUATEMALA: REPORTAGE DI ENRICO FANTONI

La cappella dedicata ai martiri della guerra civile, nella chiesa parrocchiale di Nebaj.
Enrico Fantoni, responsabile dell’ufficio missionario della nostra diocesi, è in Guatemala per incontrare mons. Rosolino Bianchetti, vescovo originario di Crema, e verificare la possibilità di rilanciare la missione in quel Paese latino americano. Ci manderà reportage del suo viaggio che pubblicheremo ogni volta sul nostro sito.
È la prima volta che veniamo in Guatemala. Ne avevo sentito parlare molto dai missionari e dai visitatori che c’erano stati, ma devo ammettere che l’impatto supera le aspettative.
Nonostante il traffico caotico della capitale, Diego, l’uomo di fiducia di monsignor Rosolino, che d’ora in poi chiameremo semplicemente Monseñor, come tutti qui, ci porta rapidamente fuori dalla capitale.
E allora il panorama cambia.
Ci troviamo infatti a 1.500 metri di altezza sul mare e siamo circondati da montagne più o meno della stessa altezza…
È un susseguirsi di boschi, pianure, fiumi che dividono le vallate, terreni coltivati, ruscelli gorgoglianti, radure di un verde brillante, e infine anche laghi di sicuro effetto.
Ho voluto soffermarmi sulle bellezze di questo Paese che sto imparando a conoscere e che visiterò in piccola parte, per capire meglio quello che vi racconterò.
Il Guatemala, anche qui è femminile, si trova in America Latina e questo significa che non esiste quello che noi conosciamo come Stato Sociale, ma ogni servizio, dal più piccolo al più grande è privato e deve essere pagato.
Indipendente dalla Spagna dal 1821 è sempre stato considerato una dependance degli Stati Uniti.
Dopo la Seconda guerra mondiale, ha goduto delle riforme sociali del governo Arbenz. Ma solo per 10 anni, perché un colpo di stato sostenuto dalla CIA, portò al potere il primo di una lunga serie di dittatori.

LA GUERRA CIVILE DI IERI

La storia recente del Guatemala è stata segnata da una violentissima guerra civile che ha insanguinato il Paese per 36 anni, conclusasi nel 1996. Nel corso di questo conflitto, che ha causato 200.000 vittime tra i civili, l’esercito si è macchiato di delitti spaventosi. Bastava avere un rosario o possedere una Bibbia per essere considerati amici dei guerriglieri e quindi subire torture e la morte.
La Chiesa Cattolica ha pagato un prezzo altissimo: un vescovo, diversi sacerdoti e innumerevoli catechisti e aderenti all’azione Cattolica.
Nella chiesa parrocchiale di Nebaj, visitiamo la cappella dedicata ai martiri della guerra civile.

IL PAESE OGGI

Oggi il Guatemala è un Paese che sta cercando di superare i danni della guerra: la macro economia va bene e i grandi capitali rendono bene. Non così sono le condizioni della gente che vive con salari molto bassi e soffre una divisione sempre maggiore tra ricchi e poveri.
Il narcotraffico si è insinuato dappertutto, la politica è fondamentalmente corrotta, la gente vive con le rimesse dei giovani che sono emigrati e continuano ad emigrare verso gli Stati Uniti. In alcune comunità rurali ben il 70% delle famiglie ha un figlio emigrato e per lo più in condizioni di clandestinità.
A questo si aggiungono i cambiamenti climatici che anche qui si stanno facendo sentire in modo molto pesante. Adesso infatti sta piovendo pochissimo, con conseguenze disastrose per l’agricoltura.
Domenica prossima ci sarà il ballottaggio per l’elezione del Presidente della Repubblica. Ma scegliere tra i due candidati: Sandra Torres, moglie dell’ex presidente, attualmente agli arresti domiciliari per malversazione, e Giammattei, ex generale e rappresentante del grande capitale, è come scegliere, come dice Monseñor, tra la Pepsi e la Coca cola. Non cambierà niente per la povera gente.
In questa realtà si inserisce il lavoro di Monseñor e la nostra piccolissima presenza.