ITINERARI DELLO SPIRITO/4 – Il Sacro Monte di Cerveno in valle Camonica

Sacro Monte di Cerveno
Non è un vero e proprio Sacro Monte, ma è artisticamente uno dei più bei Sacri Monti del Nord Italia. Stiamo per andare a visitare la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo a Cerveno, in valle Camonica. Un paese ancora antico, elevato sul crinale sinistro, con strade strette e bellissimi scorci, immerso nel verde, da cui si ammira una splendida panoramica della valle sottostante.
Quello di Cerveno non è un vero Sacro Monte, perché non si distende su una montagna, ma è all’interno di un edificio chiuso: una grande scala, coperta a volta, totalmente affrescata, affiancata, nelle due parti, da 14 cappelle all’interno delle quali sono raccontate le tradizionali “stazioni” della Passione del Signore Gesù: al sommo, di fronte, la cappella della deposizione nel sepolcro. È uno dei più belli d’Italia perché è firmato da grandi scultori del legno: Beniamino Simoni (1712-1787) e i fratelli Fantoni.
Interno del Sacro MonteIl Sacro Monte ha una sua facciata e un suo ingresso, ma di solito si accede dalla contigua, bella chiesa parrocchiale. Quest’ultima è una vasta aula ad arconi e cappelle laterali, ricca di opere di Andrea Fantoni e della sua bottega: la cornice della pala d’altare, l’altare maggiore, un Crocifisso, gli stalli del coro, le balaustre dell’altare maggiore, gli altari laterali, il pulpito, i confessionali. Un vera e propria esplosione d’arte lignea e marmorea che raramente si può ammirare.
Da una porta laterale si entra nel Sacro Monte e ci si trova al sommo della lunga scala, davanti alla cappella della Deposizione.
La sequenza delle cappelle della Via Crucis inizia dal lato di fronte all’ingresso e procede lungo la scala, prima in discesa e poi in salita fino a tornare al punto di partenza.
Le cappelle, di circa nove metri quadrati ciascuna, sono chiuse da una cancellata (non è possibile entravi) e vi sono disposte in media 14 statue, quelle a tutto tondo in legno di pioppo dipinto e in gesso, anch’esso dipinto, quelle ad alto e basso rilievo disposte sul fondo, a contorno della scena principale. In complesso 198 statue a grandezza naturale.
L’ideatore di questo straordinario edificio sacro del XVIII secolo è stato il parroco di Cerveno don Pietro Bellotti, di famiglia nobile. Con il fratello sacerdote don Bartolomeo, parroco di Zone, era amico e mecenate dello scultore Andrea Fantoni. Promosse, nei suoi 40 anni di servizio pastorale, tutte le opere che si ammirano nella chiesa parrocchiale dello stesso Fantoni e della sua bottega.
Ma non riuscì a realizzare il Sacro Monte. La morte lo portò via infatti il 12 aprile 1732. Il suo successore don Andrea Boldini fece studiare il progetto e si rivolse, per realizzare le statue, al suo conterraneo Beniamino Simoni. Fu tuttavia il suo successore don Giovanni Gualeni che finalmente potè dare inizio alla grande fabbrica il 1° gennaio 1752. Il Simoni si trasferì a Cerveno per poter lavorare meglio e il Sacro Monte fu un’opera corale alla quale collaborò tutto il popolo della val Camonica. Venne concluso nel 1783.
Tuttavia il Simoni non realizzò tutte le 14 cappelle, ma soltanto dieci. Per via di alcune discussioni, a un certo punto abbandonò il cantiere e il lavoro venne terminato dai fratelli Francesco Donato e Grazioso Fantoni, nipoti del celebre Andrea che realizzarono tre cappelle (8a, 9a e 10a), mentre la 14a è opera di Giovanni Selleroni di Milano, eseguita nel 1869.
Il grande vano della scala, la volta e le cappelle sono affrescate dai pittori Bernardino Albricci di Scalve, Paolo Corbellini di Laino della Val d’Intelvi, e Giosuè Scotti.
“L’opera di Cerveno – scrive Gianfranca Martinenghi Rossetti – rimane l’espressione più caratteristica e più forte [del Simoni], unica anche nel suo genere in territorio bresciano, testimonianza di una personalità artistica singolare, assai colta e capace, proprio per questo, di esprimersi in un linguaggio personalissimo e comprensibile ai destinatari della sua arte. Erano loro, i cervenesi, che dovevano capire il suo linguaggio, che dovevano fare l’esperienza religiosa del senso profondo della passione di Cristo e il Simoni inventa per loro un linguaggio alla loro portata, fatto di volti, di gesti, di sentimenti, che sono quelli della loro vita e che essi ritrovano uguali e quindi comprensibili e rispondenti alla loro esperienza e trasferiti nella vicenda della Via Crucis. Simoni pensava che per un artista è fondamentale trasmettere un messaggio comprensibile e ha affrontato il problema, assumendo il linguaggio dei suoi committenti.”
Tra le quasi duecento statue, raggruppate in scene drammatiche e pervase di forte sentimento di compassione, si vedono – oltre al Cristo, sempre al centro della vicenda – togati, giudici, dottori della legge, scribi, donne, bambini, soldati, sgherri, cavalli, armi e armati, realizzati con inesauribile fantasia, verismo e grande maestrìa.
Non ci resta che percorrere questa Via Crucis nella preghiera, secondo il percorso delle tradizionali “stazioni”, cogliendo nei particolari delle singole cappelle, gli elementi per riflettere e lasciarsi emozionare.
Come si diceva, il percorso inizia dall’alto della scala nel lato sinistro. Si scende fino all’ingresso e si sale dal lato destro, per concludere il percorso davanti alla grotta della Deposizione.
La prima stazione Gesù condannato a morte è una delle più complesse (le statue sono 17) e compare già la campionatura dei personaggi simioniani: le autorità, i notabili, resi con aspetti realistici e con fisionomie tradizionali; il Cristo è reso come “patiens”, capace di patire e pazientare, nobile e delicato nei lineamenti e nella figura, altamente responsabile della missione che sta compiendo. I popolani esprimono invece lineamenti duri e marcati, occhi infossati, capigliature scomposte, baffi ed espressioni amare: una galleria di tipi singolari di straordinaria forza espressiva.
Ci soffermiamo anche sulla dodicesima stazione della morte di Gesù. Ammiriamo il corpo del Cristo reso plasticamente in un bel nudo virile, ormai composto dopo tanto soffrire, il capo reclinato sulla spalla destra e il volto disteso. Molto belle le statue della Madonna e di San Giovanni pervase da intenso pathos.
Nelle cappelle a loro commissionate (8, 9, 10) i Fantoni cercano di adeguarsi allo stile del Simoni, per mantenere una continuità artistica all’intera opera. Ma il Simoni è inimitabile e, nonostante lo sforzo, si nota un notevole divario tra le composizioni dei due artisti.