ITINERARI DELLO SPIRITO/3 – La Madonna della Torre

La Madonna della Torre
Carlo Magno e Fantoni. Sono due nomi che danno subito la temperatura storico-artistica (molto alta ovviamente) del santuario della Madonna della Torre a Sovere, appena sopra Lovere al lago d’Iseo, dove oggi ci portiamo.
È posizionato a mezza altezza, sulle pendici del monte Cornalunga e domina le valli Borlezza e Cavallina: anticamente vi passavano strade che conducevano a Bergamo, percorse da eserciti e invasori. Oggi il santuario è posto in un’oasi di verde veramente incantevole. Salendovi, dal paese di Sovere, incontriamo il convento dei Cappuccini (la comunità lo ha oggi abbandonato ed è quindi chiuso); ai piedi della salita, la chiesetta di San Giorgio (costruita su un tempio romano per i morti della peste) e, più vicina al santuario, la cappella dell’Annunciazione. In passato si volevano costruire numerose cappelle con i misteri del Rosario (una sorta di Sacro Monte mariano), ma l’idea non venne mai attuata.
Saliamo ancora con due o tre tornanti (ornati da archi infiorati) e arriviamo al piazzale del santuario. Non abbiamo davanti la facciata della chiesa, ma l’abside, perché l’ingresso è esattamente dalla parte opposta. Da notare la bella struttura architettonica a torre rettangolare, aperta da finestre, che s’innalza sopra le coperture del santuario, esattamente in corrispondenza al presbiterio. Richiama, neanche a farlo apposta, il titolo della chiesa. L’affianca un bel campanile del Settecento (1714).
Comunque, sotto l’abside si apre una cappella, che contiene un Santo Sepolcro. Qui anticamente si trovava l’immagine della Madonna che oggi è venerata in santuario. Il luogo è molto raccolto, le statue in gesso sono state dipinte dai Fantoni, grandissimi scultori bergamaschi di cui troveremo opere in santuario, il tutto realizzato nel 1711.

La storia

Ma percorriamo brevemente la storia di questo luogo sacro. Esisteva qui anticamente una torre di guardia (da cui deriva il nome del santuario), presidio militare di importanti vie di comunicazione.
Siamo nei primi secoli del Medioevo. Quando Carlo Magno discese in Italia per combattere contro i Longobardi, nell’801, conquistò Bergamo e concesse alla città molti privilegi, tra cui la costruzione del nostro santuario dove esisteva la torre di guardia. Doveva essere una cappella con annesso edificio agricolo di cui abbiamo notizia in un documento del 1192.
Passarono gli anni e il tutto andò in rovina. Gli abitanti di Sovere decisero di ricostruire il loro santuario nel 1598. Lo iniziarono nel 1603. Il progetto fu dell’arch. Gavazzo. Le grandi colonne monolitiche, che sono una vera meraviglia, vennero trasportate da Sarnico via lago e poi trainate da più paia di buoi nel 1605; gli stucchi furono iniziati nel 1607 da Lorenzo Porta di Bergamo e indorati con vero oro zecchino tra il 1610 e il 1620 da Battista Agazzi di Bergamo.

La visita

Arrivati al piazzale del santuario, entriamo nella cappella della deposizione di cui abbiamo già parlato. Una cancellata chiude il Santo Sepolcro, il cui soffitto è a vele ed è un resto dell’antico santuario. È un luogo di grande intensità spirituale. Poi, ci portiamo nel piazzale antistante il santuario. A destra, edifici di accoglienza. Sul fondo, la casa del custode e, soprattutto, un cosiddetto Calvario, una cappella con la rappresentazione della Crocifissione di Gesù. Sull’architrave del portalino d’ingresso in pietra di Sarnico, si legge Il Monte Calvario. È probabilmente il punto d’arrivo del citato Sacro Monte che non è mai stato realizzato. La cappella è stata eretta nel 1613, e su un alzato di roccia è rappresentata la grande scena sacra.

I tre crocifissi (Gesù e i due ladroni) sono di uno scultore ignoto, del Fantoni sono invece le tre statue lignee della Vergine, della Maddalena e di San Giovanni Evangelista. La scena è di forte impatto; su due tavolette, una ai piedi della croce, l’altra ai piedi della Madonna leggiamo: Quando corpus morietur fac ut animae donetur paradisi gloria (Quando il corpo morirà, fa’ che all’anima sia donata la gloria del paradiso); Stabat Mater dolorosa juxta crucem lacrimosa (Stava la madre addolorata, piangente presso la croce).

Lasciamo la cappella per entrare finalmente in santuario. Prima però uno sguardo al grande spazio verde che sta dietro l’edificio della cappella, attrezzato per il gioco e lo svago: molte le famiglie che, con i bambini, passano il pomeriggio in allegria vicino alla Mamma del cielo.
La facciata del santuario è costituita da un grande portico (le colonne sono anch’esse in pietra di Sarnico) che fa da protiro: vi si aprono la porta d’ingresso affiancata da due grandi finestre. Il portale architravato ha un timpano semicircolare sul quale leggiamo l’invocazione Regina coeli laetare alleluja, alleluja (Regina del cielo rallegrati, alleluia, alleluia): nel lunotto è raffigurata L’Annunciazione.
Vi son altri due ingressi laterali al santuario: il portalino nord reca la scritta Ave Gratia plena Dominus tecum (Ave piena di grazia, il Signore è con te), quello sud Ecce Ancilla Domini fiat mihi secundum Verbum tuum (Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo la tua parola). In uno della fila di archetti gotici del sottogronda di questo lato sud è stata ritrovata la data 1486.
L’interno del santuario colpisce il pellegrino per la sua bellezza. Si tratta di un’aula a tre navate con volte a crociera, divise da colonne monolitiche in pietra di Sarnico su cui poggiano archi a tutto sesto. Le volte e parte delle pareti sono completamente decorate da meravigliosi stucchi dorati, raffiguranti fogliami, angeli e angioletti. All’interno tondi o lunotti dipinti. Si tratta del tentativo di raffigurare il paradiso (di cui la chiesa è segno) come un bosco popolato di angeli e santi: è il nuovo giardino dell’Eden nel quale Cristo è l’albero della vita.
Il santuario è una vera e propria pinacoteca. L’Annunciazione del coro è di Gian Paolo Cavagna, Le Dodici Sibille (sopra la volta del presbiterio) e altre tele dell’abside sono di Domenico Carpinoni (1613-1620). La Vita di Maria e Personaggi dell’Antico Testamento, sparsi nelle volte, sono di Cifrondi, artista ottocentesco di Clusone e di Marziale Carpinoni. La tela dell’absidiola destra raffigura La Madonna con San Pietro e San Martino ed è di autore ignoto (1650); quella dell’absidiola di sinistra, Sant’Agata e Santa Lucia, è anch’essa di anonimo (sec. XVI-XVII).
Meravigliosa la cantoria e la cassa dell’organo di Alessandro Armani di Vertova (1680-1683), dell’intagliatore Gian Maria Ongaro di Gandino, coadiuvati dai Fantoni di Rovetta. Questi ultimi, realizzarono l’altare maggiore in marmi intarsiati tra il 1729 e il 1735 (bellissimo il medaglione centrale con La Visitazione), il pulpito del 1753 e le sculture del confessionale. L’organo è un Serassi.
L’immagine della Madonna della Torre sull’altare Maggiore è stata portata nel piccolo precedente santuario nel 1486. Forse è parte di un affresco che raffigurava L’Annunciazione.
Ultima bellezza da ammirare sono gli affreschi del ’400 emersi sulla parete della navata di destra. Sono ex voto, martellati per attaccarvi sopra un nuovo strato di calce. Vediamo, tra vari santi, una bellissima Madonna con Bambino, un San Bartolomeo, un San Girolamo, una Trinità alla Masaccio (il Padre Eterno in trono che tiene tra le mani la croce di Gesù e la colomba dello Spirito tra i due volti).