Verso la beatificazione di p. Cremonesi – Un martire cremasco

Alfredo Cremonesi
Padre Alfredo Cremonesi e la sua casa natale oggi a Ripalta Guerina
Sarà il primo beato della storia della nostra diocesi. Un martire che ha dato la sua vita per Gesù. Padre Alfredo Cremonesi, ucciso “in odium fidei” (come si dice in termine tecnico ecclesiastico) il 7 febbraio 1953 nel villaggio di Donuku, dell’allora Birmania, oggi Myanmar.
La notizia del riconoscimento del martirio è stata data nella mattinata di martedì 19 marzo 2019, quando papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e ha autorizzato la promulgazione dei Decreti riguardanti nove nuovi beati. Tra questi – una suora spagnola e sette vescovi uccisi in Romania sotto il regime comunista tra il 1950 e il 1970 – l’unico italiano, il Servo di Dio padre Alfredo Cremonesi, riconosciuto ufficialmente come martire. Mancava ancora la data della beatificazione che il vescovo Daniele ha comunicato la sera di lunedì 10 giugno, in Cattedrale a Crema, al termine del solenne Pontificale per il Patrono San Pantaleone: la cerimonia per il nuovo beato sarà sabato 19 ottobre prossimo, alle ore 15.30, presieduta in Cattedrale dal cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi e rappresentante del Papa. Una data importante (comunicata dal Sostituto della Segreteria di Stato del 22 maggio scorso) alla vigilia della Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà in tutta la Chiesa domenica 20 ottobre, all’interno dell’Ottobre Missionario Straordinario, voluto da papa Francesco in occasione del centenario delle Pontificie Opere Missionarie.

Lunga la strada della beatificazione

È stata avviata dal vescovo Angelo Paravisi il 19 giugno 2004, con l’apertura del processo diocesano sotto la guida del ‘giudice’ mons. Ennio Apeciti. Processo chiuso nella Festa di San Pantaleone 2005 dal vescovo Oscar Cantoni: presenti nell’occasione anche due vescovi birmani. Il 13 febbraio 2006 l’apertura della ‘fase romana’ della Causa, con l’esame degli atti inviati da Crema: il relativo Decreto di validità è arrivato il 9 febbraio 2007. Intanto è proseguito l’egregio lavoro della postulatrice dottoressa Francesca Consilini che ha redatto la Positio, cioè tutta la documentazione necessaria per dare il via all’eventuale beatificazione. Inviata a Roma, è stata protocollata il 25 novembre 2013.
È seguito l’esame delle tre Commissioni: quella teologica che ha approvato la Positio il 9 giugno 2015; poi quella dei teologi che hanno approvato a maggioranza l’8 febbraio 2018 e, infine, quella dei cardinali e dei vescovi che il 5 marzo scorso hanno riconosciuto l’odium fidei nell’uccisione di padre Alfredo.
Mancano quindi poco meno di tre mesi alle beatificazione di padre Alfredo e il nostro giornale vuole accompagnare i lettori verso quel grande giorno con una serie di servizi che illustreranno la figura del martire cremasco.

Chi era padre Cremonesi?

Alfredo Cremonesi nacque a Ripalta Guerina (CR) il 16 maggio 1902 da Enrico e Maria Rosa Scartabellati primo di sette figli. Giovanissimo entrò in seminario dove completò i suoi studi umanistici, dimostrando un brillante ingegno. Durante quegli anni si ammalò di linfatismo. Sembrava destinato a finire presto i suoi giorni. Invece, per intervento di S. Teresina del Bambin Gesù, come riconobbe egli stesso, ottenne la completa guarigione.
Ciò fece nascere in lui il desiderio di diventare missionario, apostolo del Vangelo tra i non cristiani. Accolto nel Seminario lombardo per le Missioni Estere di Milano (1922), venne ordinato sacerdote il 12 ottobre 1924. Dopo un anno di insegnamento nel Seminario minore di S. Ilario a Genova Nervi, venne destinato alla missione di Taungngu, in Birmania e salpò dal porto di Napoli il 16 ottobre 1925. Salutò i suoi genitori dicendo loro: “Arrivederci in paradiso”, aveva promesso infatti a se stesso di non fare più ritorno a casa, per non dare cattivo esempio. E infatti non mise più piede in patria. Fu mandato dapprima a Yedashé, nello Yoma occidentale, dove visitò parecchi villaggi ancora pagani, ottenendo numerose conversioni. In seguito fu trasferito a Donoku, un villaggio abitato dai cariani rossi. Qui si dedicò ai suoi viaggi apostolici sui monti, fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nella quale la Birmania, in quanto colonia inglese, si trovò coinvolta.
Per ordine del comando militare i missiomari furono tutti internati in India, ad eccezione di quanti, allo scoppio del conflitto, si trovavano in Birmania da oltre dieci anni. Rimasero al loro posto solo sei missionari; tra questi Padre Cremonesi. Fu per loro un periodo durissimo.
Padre Cremonesi venne trasferito più nord, a Moshò, dove pur tra grandi difficoltà continuò a visitare i villaggi cariani. Per anni non ebbe quasi niente da mangiare. Più volte corse pericolo di vita, ma non si perse d’animo: lo sostenevano la devozione al Sacro Cuore e la pratica quotidiana dell’Adorazione Eucaristica. Ritornato a Donoku, dopo la guerra, si trovò in mezzo ad un’altra bufera. Nel 1948 la Birmania otteneva l’indipendenza dall’Inghilterra. Subito, però, sorsero contrasti tra i Birmani al potere e gli altri gruppi etnici. La protesta sfociò nella rivolta armata. I cariani cattolici rimasero fedeli al governo per cui i loro villaggi erano spesso saccheggiati. Nell’agosto 1950, anche Donoku venne assalita dai ribelli. Gli abitanti si rifugiarono nella foresta. Anche Padre Cremonesi fu costretto a fuggire. Ebbe il permesso di tornare al suo villaggio nel marzo 1952. Sul finire dell’anno la situazione precipitò un’altra volta. Il 7 febbraio 1953, i soldati governativi dopo uno scontro con i ribelli, in cui vennero sconfitti, dovettero battere in ritirata. Erano convinti che gli abitanti del villaggio favorissero i ribelli. Padre Cremonesi intervenne, assicurandoli. I soldati non vollero ascoltare ragioni. Accecati dall’ira, aprirono il fuoco. Investiti dalle raffiche di mitra, il capo villaggio e padre Cremonesi si accasciarono a terra, gravemente feriti. Prima di andarsene, il comandante si avvicinò a P. Cremonesi, a terra ferito, e gli sparò in viso a bruciapelo.