ITINERARI DELLO SPIRITO/2 – Il San Carlone di Arona

Monte di San Carlo
San Carlo è stato l’inventore dei Sacri Monti. Ma quello che hanno voluto dedicare a lui ad Arona, sua città natale, non è mai stato completato. Oggi possiamo ammirare solo una grande statua del santo arcivescovo (il celebre colosso del San Carlone), una cappella e una chiesa. Poste comunque sul clinare dei monti, sulla riva occidentale del lago Maggiore. Con meravigliosi panorami sullo splendido specchio d’acqua: insomma, uno degli angoli più belli del Bel Paese. Un pellegrinaggio e un viaggio assolutamente consigliati e una meta facilmente raggiungibile.

Il vescovo san carlo

Arona è San Carlo. Egli la domina ancora oggi con la sua statua colossale, ma colossale è stata la sua persona per l’intera Chiesa italiana.
Carlo nacque nella rocca di Arona (i cui resti sono ancora oggi visitabili, ulteriore mèta del nostro viaggio) il 2 ottobre 1538 da Gilberto II dei Borromei, feudatario del castello, distrutto poi da Napoleone.
Secondo gli usi di quel tempo, Carlo a sette anni vestì l’abito ecclesiastico e divenne commendatario di un’abbazia locale, anche se affermò subito: “I beni della Chiesa sono di Dio, quindi dei poveri.” Ottenne la laurea in diritto civile ed ecclesiastico all’Università di Pavia nel 1559. Nello stesso anno divenne papa (Pio IV) lo zio materno di san Carlo. Chiamò a Roma il nipote assieme ad altri personaggi e lo fece cardinale-laico nel 1560, affidandogli numerosi, importanti incarichi. Nel 1563, dopo la morte del fratello il giovane Carlo volle dedicarsi totalmente a Dio e si fece sacerdote (15 agosto); il 7 dicembre fu ordinato vescovo.
Intanto era bloccato il Concilio di Trento che era stato aperto nel 1545 e della cui riforma san Carlo sarà grande promotore. Pio IV nel 1560 ne decretò la ripresa. Dell’ultimo periodo fu protagonista lo stesso san Carlo fino alla chiusura del 1563. L’anno dopo venne nominato arcivescovo di Milano e vi fece ingresso il 23 settembre 1565.
Fu un pastore straordinario il cui scopo principale fu l’applicazione della riforma conciliare a tutti i livelli. Lavoratore indefesso, amico dei poveri, inventore dei seminari per la formazione del clero, instancabile pellegrino in tutte le parrocchie della sua diocesi, anche le più sperdute, con la visita pastorale. Durante la peste del 1576, mentre i ricchi e i responsabili pubblici fuggivano, egli affrontò il dramma con eroismo, offrendosi vittima per la salvezza del suo popolo e si mise ad assistere gli appestati senza paura e calcoli umani. Ne uscì indenne.
Si dedicò ancora totalmente al lavoro apostolico, fino a che non si consumò totalmente e, colpito da forti febbri, morì santamente il 3 novembre 1584, a soli 46 anni.
Un vero colosso della Chiesa di Dio, come vuol ricordare il “colosso” della sua statua ad Arona. Venne proclamato santo a soli 25 anni dalla sua morte da papa Paolo V.

Il sacro monte

A San Carlo i suoi conterranei, ma soprattutto il cugino card. Federico Borromeo, anch’egli arcivescovo di Milano (quello ricordato dal Manzoni nei Promessi Sposi) vollero dedicare un Sacro Monte degno della sua fama. Ne fu ideatore padre Marco Aurelio Grattarola che previde sulle pendici che dominano Arona, la costruzione di un itinerario sacro con 15 cappelle contenenti le raffigurazioni della vita del Santo, fino a raggiungere – alla sommità – una chiesa dedicata al Santo, disegnata dall’arch. Francesco Richini.
Si pensò subito anche alla realizzazione di una colossale statua di San Carlo, visibile dal lago, che tramandasse nei secoli la grandezza del Santo arcivescovo milanese. Il progetto della statua detta popolarmente “san Carlone” è di Giovan Battista Crespi detto il Cerano (1575-1633), uno dei più grandi artisti del tempo, ma poi – dopo una lunga sospensione dei lavori – venne modificato dagli scultori Siro Zanella di Pavia e Bernardo Falcoli di Lugano che realizzarono il colosso in lastre di rame battute a martello, unite tra loro da chiodi e tiranti di ferro, sostenute da una struttura in pietra. L’opera fu conclusa nel 1698 e inaugurata il 29 maggio di quell’anno dall’arcivescovo di Milano, il card. Caccia.
Se la statua fu realizzata, nel mentre non si riuscì a completare il progetto del Sacro Monte, per eventi bellici e ristrettezze economiche. Lungo il corso del 1600 furono realizzate solo tre cappelle (soltanto una delle quali in buone condizioni, la cosiddetta “Cappella degli Oblati”) e la chiesa di San Carlo. Ed è quanto oggi possiamo noi ammirare nella visita che vi proponiamo.
Monte di San Carlo

La visita

Arrivando ad Arona in autovettura, si può lasciare la macchina in parcheggio e salire al Monte di san Carlo a piedi, lungo il sentiero a scale che parte dalla statale poche centinaia di metri fuori dalla città. Al Sacro Monte si arriva comunque comodamente anche in macchina. E per chi vuole un approccio più simpatico, sul lungolago parte un trenino che raggiunge la stessa meta.
A piedi si arriva in breve tempo (10/15 minuti) all’unica cappella visitabile, quella degli Oblati. Da qui, seguendo la strada, si raggiunge la chiesa di San Carlo e la grande piazza antistante il colosso; vi si affaccia anche il collegio dei Filippini, ex seminario voluto dal card. Federigo.
La chiesa del Richino, solenne e di stile classico, ha un’aula quasi quadrata, le cui pareti, tutte uguali, sono disegnate come fossero archi solenni a tre fornici. Un effetto veramente bello. Sull’altare una preziosa tela che raffigura San Carlo attorniato dagli angeli di Camillo Procaccini.
Dietro l’abside dell’edificio sacro è stata rimontata la stanza dove il santo arcivescovo è nato che in realtà si trovava nel castello. Vi si trovano una tela del pittore De Giorgi che rappresenta La nascita di San Carlo e due importanti reliquie: la maschera del Santo ricavata subito dopo la sua morte; un’ampolla che contiene un lino macchiato dal siero sanguigno raccolto durante l’imbalsamazione del suo corpo. Alcuni quadri raccontano la vita dell’arcivescovo ed è possibile anche vedere la portantina che serviva al grande pastore per spostarsi durante le visite pastorali.

Il colosso

StatuaE veniamo al San Carlone, la meta del nostro viaggio. È una spettacolare statua alta 23,40 metri, poggiante su un piedistallo di 11,70 metri, per un totale di 35,10 metri! Raffigura san Carlo con veste sacerdotale, rocchetto e mozzetta: con la sinistra tiene il libro del breviario, la destra si alza benedicente. Non può non impressionare qualsiasi pellegrino!
Per visitarla si sale una scalinata e poi, dietro il piedistallo della statua, con due scale a chiocciola (una per salire, l’altra per scendere) si raggiunge la balconata del piedistallo. Da qui si ammirano paesaggi meravigliosi sul lago, caratterizzati dalla rocca di Angera, sulla riva opposta, proprio di fronte al San Carlone.
È possibile salire anche all’interno della statua, per un’apertura nella parte retrostante: una breve scala a chiocciola e poi ripide scale in verticale salgono fino alla testa, ove – attraverso gli occhi del Santo – si godono ancora splendide viste… è abbastanza emozionante guardare il lago con l’occhio di San Carlo! Pensate che Federico Augusto Bartoldi soggiornò nella città di Arona per studiare il colosso e progettare la statua della Libertà di New York (lo ricorda una targa su quella statua).
Discesi a terra, attorno si stende un parco botanico con possibilità di consumare un pasto al sacco… ma vi sono anche buoni ristoranti in loco. Terminate le emozioni vissute sul colosso, è consigliabile scendere ad Arona per una bella passeggiata sul lungolago.