Il commento al Vangelo di domani, domenica 4 agosto

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Di seguito proponiamo il passo del Vangelo di domani, domenica 4 agosto e il relativo commento.

VANGELO: Lc 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

IL COMMENTO AL VANGELO

Il Vangelo di oggi parla dell’attaccamento del cuore. “Maestro di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Davanti a questa richiesta Gesù risponde con una parabola: la campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: Che farò, perché non ho da dove mettere i miei raccolti? Farò così… e dice quello che intende fare, ma Dio soggiunge: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”.
Perché il Signore risponde così all’uomo che lo interroga? Perché è centrato su se stesso. Il Signore ci chiede, invece, di uscire da noi stessi. Quante volte anche noi ragioniamo dentro di noi e poi ci rivolgiamo a Dio?
Quando un uomo ragiona tra sé, la risposta è sempre tra il proprio io e quindi non esce mai da se stesso. L’uomo infatti è ciò che ascolta, o meglio, diviene ciò che ascolta, quindi se ascolta sempre e solo il proprio io, mette tutto in funzione del proprio io che diventa la sua stessa vita. Se uno ascolta solo se stesso, gli viene un io ipertro co che so oca la sua stessa dignità, la sua stessa umanità. Investire solo su se stessi vuol dire vedere solo le proprio ferite, i propri interessi, vedere solo ciò che conviene a me, solo ciò che a me si addice. E allora la ricchezza della tua persona si fossilizza solo sul tuo “io” molto gonfio. Quando un uomo ascolta solo se stesso e non è capace di aprirsi all’altrui presenza è un uomo che so oca, gli manca l’aria e prima o poi muore.
“Questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”, cioè in realtà tu sei già morto quando inizi a ragionare così, quando la vanagloria, quando l’autosufficienza o quanto dicono gli altri di te ti portano a stravolgere il cuore. Ciò può accadere anche in un credente. Allora come diventa facile cadere nel baratro del proprio io, investire sulla propria immagine, sul proprio
tempo, sul proprio credo. Non è forse anche con questo sentirsi super uomini e super capaci che tanti oggi stravolgono la propria vita uccidendo gli altri? Non è forse questo “Io” ipertrofico che ha tante sfaccettature? Fino a portare alla morte? È quindi una condizione desolante quando uno da solo ha a che fare con il proprio “io”. In funzione del quale tutto converge, anche la fede.

Che cosa ci chiede allora Gesù, quali strumenti il Signore ci dona? Dice il Signore: se vuoi togliere la stoltezza, cioè la cecità che è dovuta a una cattiva coscienza, comincia a chiederti realmente per cosa e per chi batte il tuo cuore. Quando senti il cuore realmente vibrare? E per chi? Noi di cosa, in realtà, siamo ricchi?
Noi siamo ricchi della nostra vita, del dono della nostra vita. Questa è la reale e vera ricchezza che ogni uomo possiede. Allora dobbiamo chiederci realmente: ma io sono, a mia volta, disposto al dono della mia vita e quindi a dirigere la mia vita verso il Signore, come unica mia ricchezza? Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere posizione e normalmente per un credente non è mai una posizione sicura e conveniente, né popolare.
Si tratta della posizione di Gesù e quindi quella della croce. Non è una posizione comoda e piena di gloria. Il mondo oggi ci chiede: “Ma è conveniente tutto questo? È popolare tutto questo?”
Cos’è sicuro e conveniente per te? I magazzini? I soldi? La popolarità? Che cos’è conveniente per te oggi? Che cos’è sicuro per te oggi?
Abbiamo sentito quanto il Signore dice a chi accumula tesori per sè e non si arricchisce presso Dio. Allora la nostra sicurezza, la nostra convenienza sta in questa apertura della vita in questa relazione con Dio e con i fratelli. La nostra ricchezza è aprirsi a una relazione che immette dentro di noi la vita, l’ossigeno, la capacità di una coscienza retta, pulita, dove l’altro è qualcuno e non qualcosa da usare, da ammassare nei magazzini, ma è fratello e sorella, a cui donare la tua vita.
Questa è la logica di Dio, che non è una logica conveniente, né popolare, né sicura, è la logica dell’amore. Della croce e del dono di sè. Chiediamoci a quale logica della vita io appartengo.
Amen.

Madre Maria Emmanuel Corradini, OSB
Badessa Monastero Benedettino San Raimondo – Piacenza