Il commento al Vangelo di domani, domenica 28 luglio

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Di seguito proponiamo il passo del Vangelo di domani, domenica 28 luglio e il relativo commento.

VANGELO: Lc 11,1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe fi nito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santifi cato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il fi glio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri fi gli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

IL COMMENTO AL VANGELO

Oggi il Signore ci chiede di imparare a pregare. C’è un luogo in cui pregare. E questo luogo è il nostro cuore. Non abbiamo bisogno di una cattedrale o di una basilica. Il cuore deve diventare tempio dello Spirito, dobbiamo penetrare nel nostro cuore. Basta mettersi interiormente in ginocchio, in un rapporto a tu per tu con il Signore: questo fa sì che quando ti rialzi, quando questo rapporto d’intimità in un certo senso si conclude, il tuo volto e la tua storia saranno diversi.
E i discepoli di fatto si accorgono che Gesù ha nito di pregare perché qualcosa nel suo volto lo manifesta. Non hanno sentito la sua preghiera, ma il Cristo rivela tutta l’intensità di questo rapporto con il Padre. Il suo volto è raccolto e concentrato sul volto del Padre. Allora la preghiera è prima di tutto volgersi verso il Padre. Se a volte la nostra preghiera è di cile è perché facciamo fatica a credere no in fondo che noi abbiamo un Padre. Eppure è un’esperienza unica e irripetibile e anche indicibile. Quando ti poni solo davanti a Dio, tutto il resto svanisce. Non c’è più il tempo, non esiste più la suoneria del cellulare, non esistono più i passi di chi si avvicina: tutto è concentrato in questo rapporto. Ti appropri del resto quando è terminata la preghiera. E quello che hai attorno diventa diverso, ha un colore e un sapore nuovo.
Perché? Perché la preghiera, il rapporto intimo tra te e il Padre, trasforma la tua storia e la storia circostante.
Oggi Gesù ci vuole insegnare, quando preghiamo, a dire: Padre. Cioè: inizia prima di tutto rivolgendoti al Padre. E Gesù ci viene a insegnare chi è il Padre. Allora la preghiera non è solo importante per quello che noi chiediamo, ma per quello che è, perché la preghiera è il Padre. Ecco perché chi prega ha tutto, perché ha Dio e quindi non gli manca nulla, ma tutto viene trasformato da questo rapporto con Dio, un Padre che ti insegna la carità, la gratuità di un amore per la tua vita, che ti porta sempre oltre e in alto, cioè a tendere lo sguardo in alto, uno sguardo di fede, di speranza, di carità.
La preghiera umanizza l’uomo perché lo rende divino, perché Dio ci abita e divinizza la nostra umanità. Noi non possiamo nulla; non è questione di avere un buon carattere o un buon temperamento, è questione se una persona è abitata o non è abitata da Dio. Allora la sua umanità si divinizza, cioè prende dentro Dio e diventa più buona, più bella, diventa capace di quella carità e di quella gratuità che da soli non ci possiamo dare. Quanto allora è importante che impariamo a pregare il Padre. Il Padre Nostro contiene, in ne, tutta la vita di Gesù e quindi quella di tutti gli uomini. Quando lo recitiamo, recitiamo il mistero di salvezza, la passione, la morte e resurrezione di Gesù… e quindi recitiamo ciò che accade nella nostra vita, il passaggio dalla morte alla vita, dall’indigenza alla pienezza, dal peccato alla grazia, dal male al bene. Tutte le richieste del Padre nostro sono uno scorrere della vita cristiana, di una vita che, con il Battesimo, ci fa passare da peccatori a gli di Dio. Basterebbe questa preghiera, recitata con consapevolezza, con intensità di coscienza e di amore, per aprire la strada a tutti i nostri giorni. Allora la nostra vita diventa preghiera, la nostra vita può manifestare la vita di amore di Dio, la sua misericordia, perché attraverso di noi che Dio manifesta la sua misericordia. È cosa importante avere un amico al quale fare la carità (come dice il Vangelo) perché la preghiera è sempre ecclesiale, ti apre sempre agli altri, alla carità. Chi prega molto, esercita molto la carità perché la preghiera ti apre agli altri. Ti rende bisognoso dei fratelli e delle loro necessità. E quindi permettiamo a Dio di esercitare la sua misericordia attraverso di noi perché raggiunga gli altri. Un amico ha bisogno. Chi è questo amico a cui bussare?
Ce l’ho un amico a cui bussare, a chiedere ad ogni ora che intervenga, che mi aiuti, che mi dia il necessario? Il Vangelo si conclude dicendo: che questo amico non solo dà il necessario, dà una parte di sé, dà lo Spirito Santo. Il Vangelo conclude che il Padre dà lo Spirito Santo a coloro che lo chiedono. Vuol dire che la preghiera ci porta dentro al mistero della Trinità, ci fa essere uno con il Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo. Il dono della preghiera è quello di portarci dentro al cuore stesso della Trinità. Molto più di un pezzo di pane, molto di più di una serpe, molto di più di tutto quello che noi chiediamo. Noi abbiamo bisogno di pregare. Chiamare Dio Padre diventa così un’esigenza del cuore e non un dovere da compiere e questo tutti i giorni, più volte al giorno, perché la mia vita da umana diventi divina. Amen

Madre Maria Emmanuel Corradini, OSB
Badessa Monastero Benedettino San Raimondo – Piacenza