Il commento al Vangelo di domani, domenica 21 luglio

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Di seguito proponiamo il passo del Vangelo di domani, domenica 21 luglio e il relativo commento.

VANGELO: Lc 10,38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

IL COMMENTO AL VANGELO

Oggi la parola ci offre due testi molto noti: quello di Marta e Maria nel Vangelo e quello dell’accoglienza di Abramo ai tre ospiti, nella prima lettura. Si potrebbe dire che il tema fondamentale è l’ospitalità.
Commentiamo il Vangelo: mentre era in cammino Gesù entrò in un villaggio e una donna di nome Marta lo ospitò. Marta parte bene, dà ospitalità a Gesù, ma – se guardiamo attentamente – lo ospita tra le cose che ha da fare. Gesù in quel momento è una cosa tra le altre cose. Marta non considera Gesù una persona. Quante volte anche noi non consideriamo Gesù una persona, il vivente in mezzo a noi. Devo andare a Messa tra le altre cose. Non dico “vado a incontrare Gesù”, “vado a stare con Gesù”, ma lo sento come un dovere. E finché per noi è un dovere e il Signore è una cosa, questa cosa cozzerà sempre con tutte le altre situazioni che nella vita devo incontrare; mi affannerò, cercherò di darvi spazio, anche un po’ di tempo, ma non ci sarà lo spazio per prendere dentro Gesù. Quindi non ci sarà lo spazio dell’incarnazione, cioè che Dio abiti in me, che Dio possa agire in me, che Dio possa avere una relazione con me.
Che cosa accade quando le cose sono così? Che il vuoto diventa ancora più vuoto. Poiché Gesù è una cosa, quando ho finito questa cosa rimane il vuoto, non rimane una pienezza, una pace, una cosa della quale non puoi fare a meno, una comunione che non vedi l’ora che si instauri di nuovo. Per cui finisce il tempo della preghiera o della Messa e rimane il vuoto. Non sento niente, non mi ha cambiato niente. È quello che capita a Marta che poi deve riempire il vuoto con servizi, faccende e altro; è quello che capita a noi, anche nella Chiesa, dobbiamo riempire il vuoto di Cristo con vari servizi.
Che brutto questo, perché Gesù viene proprio per noi, come i tre angeli (la Trinità) sono andati alle Querce di Mamre. Gesù cammina, è in un villaggio. Poteva andare oltre e invece
si ferma. E noi invece di dire: “Devo anche andare a Messa”; dovremmo dire: “Ho l’urgenza nel cuore, devo incontrare il Signore, ho un forte desiderio, oggi io non posso non andare:
c’è qualcuno che mi attende”. Quindi Marta sostanzialmente perde il legame con Cristo e il vuoto diventa ancora più vuoto.
Invece Maria che cosa fa? Maria siede ai piedi del Signore. È stata sempre considerata come una donna contemplativa, ma in realtà stare ai piedi del Signore significa un’obbedienza pronta, vuol dire l’atteggiamento della persona che mette Gesù Cristo al primo posto e i contemplativi sono cercatori di Dio, cercano Gesù Cristo e lo cercano come colui che dà senso a tutto e quindi lo mettono al primo posto, non antepongono nulla a Lui.
Ma che cosa fa Maria ai piedi di Gesù? Deponendo il proprio io, impara chi è Gesù. È questo che dobbiamo fare anche noi. Tutte le volte che ci accostiamo alla liturgia, alla parola, all’Eucarestia, noi impariamo giorno dopo giorno chi è Gesù, chi è il Signore.
E allora quando Maria si alza in realtà ha capito come si deve vivere. Quando io sto con il Signore, quando metto davanti a lui le mie cose, le persone che mi stanno a cuore, le situazioni, quando mi alzo sono diversa da quando mi sono messa in ginocchio; quel sostare, quello stare davanti a Gesù ha cambiato il mio modo di vedere e di vivere le situazioni, le persone e le cose. Noi abbiamo bisogno di Gesù per questo: per imparare a vivere. Io ho bisogno di imparare a stare davanti al Signore per sapere chi è Lui e come si vive. Ecco perché Gesù dice: “È l’unica cosa necessaria”; perché da questa cosa dipende tutto il resto: dipende il nostro agire, la nostra solidarietà, la nostra commozione, il nostro ascolto. Questa è l’unica cosa necessaria altrimenti siamo portati via, sbalzati via dalla furia del male, delle parole, della fretta, della solitudine. Per non essere spazzati via abbiamo bisogno di stare con Cristo. Concretamente, mentre lavoro, mentre faccio le cose, lui opera e lavora dentro di me.
Allora possiamo dire che Maria, invece di lavorare, si lascia lavorare dal Signore. Maria invece di servire si fa servire dal Signore. Lasciarsi lavorare da Dio non è facile, bisogna deporre il proprio “io”. Io farei, io faccio, io dico, io compio. Il Signore fa, opera, agisce attraverso di me. Per cui, se la vita è questa, allora tutte le persone che noi riteniamo inutili, in primis i monaci e le monache perché non si sa che cosa fanno al monastero, gli ammalati, i bambini, gli anziani, insomma tutte le persone che sono inutili per una società affaccendata, in realtà sono coloro che lasciano lavorare Dio e quindi permettono alla storia di santificarsi, permettono alla storia di diventare una storia di salvezza, una storia santa. E allora noi ne abbiamo estremamente bisogno perché in questo modo noi non diventiamo dei servi come Marta, ma diventiamo come Maria, amici di Gesù che stanno sul suo cuore, ai suoi piedi e imparano a vivere la vita come la vive Gesù. Amen
Madre Maria Emmanuel Corradini, OSB
Badessa Monastero Benedettino San Raimondo – Piacenza