CREMA – Giorgio Terruzzi firma un libro che ricorda Ayrton Senna

Chi ricorda Ayrton Senna da Silva, il campione automobilistico morto a Imola il 1° maggio 1994 nel corso della gara di F1, rammenta – in primis – lo sguardo; sembrava sempre velato di tristezza. La figura di questo straordinario pilota e uomo, venuto a mancare a soli 34 anni dopo aver lasciato il segno nella storia dello sport ‘più veloce’, è stato ricordata martedì pomeriggio presso sala Bottesini della Fondazione San Domenico dal giornalista sportivo Giorgio Terruzzi che, intervistato, ha presentato il suo libro Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna. 

“Ero amico di Senna. Era una figura fuori dall’ordinario. Ricordo che in un viaggio di ritorno su un’aereo – io non dormo mai mentre volo – abbiamo parlato per l’intera notte toccando anche temi personali. Senna era un perfezionista lavorava in pista fino a sera, inanellando giri su giri per rendere perfetto quello che già si avvicinava molto alla perfezione”.

Terruzzi – personaggio del mondo giornalistico sportivo molto noto per il suo lavoro a Mediaset ma non solo – ha ricordato più che i successi sportivi di Senna, il suo privato. Il libro infatti narra dell’ultima notte che Senna – ovviamente inconsapevole delle circostanze – ha trascorso alla vigilia di quella maledetta ultima corsa. “Fu un weeken drammatico – ha ricordato Terruzzi – nel quale nell’arco dei tre giorni di gara vi persero la vita i piloti Roland Ratzenberger e Ayrton Senna, mentre Rubens Barrichello rimase gravemente ferito così come feriti furono anche alcuni meccanici e vari spettatori, coinvolti passivamente in ulteriori incidenti verificatisi in fase di corsa –; ho ipotizzato cosa pensasse, come abbia trascorso quell’ultima notte anche rispetto a realtà private da lui (uomo sensibilissimo e attento agli altri) molto sentite. Aveva trovato una relazione stabile e felice finalmente (dopo un matrimonio giovanissimo e presto franato), ma la ragazza non era accettata dalla famiglia, sempre molto invadente nelle sue scelte…”. Il giornalista ha ricordato anche il rapporto di Senna con i suoi colleghi: “Rispettava Prost, era un rivale certamente, ma corretto. Nelson Piquet (altro brasiliano al voltante dei bolidi di F1 nrd) invece aveva un’anima nera…”. Senna, che aveva appena fatto nascere la Fondazione Senna (che fino a oggi ha aiutato più di 2 milioni di bambini delle favelas) era un uomo straordinario attento e fondamentalmente buono, un pilota fuoriclasse… pochi come lui, forse, per personalità, Micheal Shumaker anche lui segnato da un tragico destino. L’incontro, seguitissimo, è stato organizzato del Banco BPM.