IL COMMENTO AL VANGELO DI DOMANI, DOMENICA 30 GIUGNO

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Di seguito proponiamo il passo del Vangelo di domani, domenica 30 giugno e il relativo commento.

IL VANGELO: Lc 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

IL COMMENTO

Potremmo intitolare così il Vangelo di questa domenica XIII del tempo ordinario: “Libertà e Sequela”. Libertà che è anche espressa nella seconda lettura di oggi, presa dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati: “Cristo ci ha liberati per la libertà, state dunque saldi e non lasciatevi imporre il giogo della schiavitù. Infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà”. E poi il Vangelo: “Mentre si stanno compiendo i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prende la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme.” Lungo la via, incontra tre uomini con tre situazioni diverse. Le vedremo. Gesù si dirige dunque decisamente verso Gerusalemme, indurisce il suo volto… Prende la decisione ferma di andare verso il compimento della volontà del Padre.
Anche Gesù è libero. Gesù è sottomesso allo Spirito, ma è libero. Egli sa ciò che lo attende, ma non usa il proprio rapporto con il Padre e la libertà come libero arbitrio, ma come dono. Il Padre gli ha chiesto di andare verso l’umanità… Gesù sa quello che lo attende, ma la libertà gli permette di amare, di andare verso il pieno compimento del dono di sè.
Ecco noi oggi siamo chiamati a imparare questa libertà nell’amare. Non fatevi mettere di nuovo il giogo della schiavitù, ma siate liberi di amare. La libertà ha senso se riempita con il dono di sé, altrimenti rimane vuota, diventa qualcosa di scomodo per te, non sai come gestirla, e, se la gestisci, la gestisci contro gli altri. Invece la vera libertà, quella che ci insegna Cristo, è la strada verso l’apertura, verso l’amore, verso il dono di sè. La vita diventa, quindi, una grande palestra per esercitare la libertà.
Ecco perché vedremo che lungo il cammino Gesù incontra tre persone che esercitano in tre modi diversi la libertà. Perché la vita diventa una palestra per l’esercizio della libertà, perché la vita è palestra di amore o palestra della morte ed è qui che si esercita la libertà. Allora la libertà di Gesù Cristo, quando prese la decisione di andare a Gerusalemme, è la libertà di un amore che dentro di sè lo spinge a questa decisione, è una decisione libera nell’amore. Come, invece, gestisco io la mia libertà? Da cosa è spinta la mia libertà? Dal mio io o dall’amore?

La libertà è liberante perché porta a uscire da se stessi e andare verso l’altro e, paradossalmente, chi è veramente libero cerca la comunione, chi è veramente libero nel cuore e libero di amare cerca l’appartenenza, il legame. Ed è molto diverso da quello che ci propone il mondo di oggi. La libertà è fatta per la comunione perché è fatta per il dono di sè. È fatta per l’appartenenza, per un legame. Ecco perché il frutto maturo della libertà è la fedeltà. La libertà quando arriva al suo compimento ha bisogno di legarsi. Cioè: io decido per questa persona, io decido per Gesù Cristo, io decido per l’amore.
Allora si compie la cosa più bella: il mio cuore, la mia libertà si consegna a un legame definitivo e unico, per sempre. E questo è molto in contrasto con quello che il mondo ci propone di provare, di vedere, di essere liberi di decidere, di essere liberi in realtà di non decidere mai, di non essere mai liberi di prendere decisioni vere, profonde, decisive per la propria vita. Questa è la realtà: liberi di amare, liberi di fare della propria vita un dono di sé.

Ed ecco i tre personaggi che Gesù incontra mentre cammina per la strada, che è la strada della vita. Un tale gli disse: “Ti seguirò ovunque tu vada” ed egli rispose: “Il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. La vita cristiana non è un inseguimento di un ideale, ma è risposta a una voce che ti chiama e a cui devi sottometterti, che devi seguire. La libertà è sottomissione allo Spirito, segue l’intuizione dello Spirito. E allora la libertà è liberante quando non facciamo quello che vogliamo noi, ma quando obbediamo a quello che lo Spirito o chi per lui mi chiede di fare determinate cose. La libertà, quella vera, desidera obbedire perché desidera legarsi.
Il secondo personaggio dice: “Ho da seppellire mio padre” e il terzo, invece, dice: “Lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ci sono delle osservanze (come seppellire i morti) e degli affetti che in realtà mettono a morte la libertà, la soffocano. Anche qui ci viene chiesto un livello più alto, un tendere più in alto da affetti e da osservanze che in realtà non permettono la piena espressione dell’amore. Ecco allora che la libertà ci permette di fare chiarezza sui nostri rapporti, su come viviamo in realtà i rapporti con gli altri. Quanto sono libero di dire di sì o di no a certe forme, a certi abiti tagliati addosso? Quanto sono libero di dire di sì o di no a certi affetti soffocanti, esagerati, non casti, cioè non puliti? Quanto sono capace nella libertà del cuore di tendere alto e di tendere oltre? Quando uno ama realmente, desidera che il suo cuore appartenga totalmente a Dio e come tale si sottomette. Ecco perché chi è veramente libero non si volge indietro, ma guarda sempre a Gesù Cristo, guarda avanti. Chi è libero non rimpiange i propri passi, sa che ha messo il proprio passo dietro a quello di Gesù. Chi è veramente libero non ha paura di morire, perché lui sa per chi vive e per chi muore ogni giorno: per la persona, per le creature, per quel Dio che mi ama.
La libertà la si acquisisce giorno dopo giorno, è un cammino verso la libertà, verso la piena maturità dell’amore. È un cammino. Ma se la nostra meta è chiara, allora possiamo metterci in cammino. Se la nostra meta ha il volto di Gesù Cristo, allora sappiamo dove tendere la mano e chi non cammina muore.
Ecco perché, oggi, siamo chiamati a decidere in piena libertà per chi vogliamo vivere.

Madre Maria Emmanuel Corradini, OSB
Badessa Monastero Benedettino San Raimondo – Piacenza.