EDUCAZIONE SANITARIA – La malattia di Parkinson

Ospedale
La facciata d'ingresso dell'Ospedale Maggiore di Crema
La Malattia di Parkinson (MP) è una malattia neurologica caratterizzata dalla degenerazione di cellule situate in una zona del cervello responsabile del controllo dei movimenti. È altamente invalidante e non esiste ancora una cura risolutiva, ma solo cure tendenti a rallentare il più possibile l’evoluzione.
Si stima che in Italia siano 250.000 le persone che hanno sviluppato la malattia: di queste persone 1 su 4 ha meno di 50 anni. L’età di insorgenza si sta abbassando, tanto che oggi si conta almeno un 10% dei parkinsoniani con meno di 40 anni.
La terapia di questa malattia è ancora oggi sintomatica e prevede l’impiego di L-Dopa (Levo-Dopa), una sostanza che all’interno del cervello viene coinvolta nella produzione di dopamina, importante neurotrasmettitore. Se però il trattamento con LDopa determina un miglioramento della sintomatologia parkinsoniana per i primi 8-10 anni di malattia, purtroppo in seguito compare la cosiddetta fase di scompenso della malattia o ‘sindrome da trattamento a lungo termine con L-Dopa’, che è caratterizzata da fluttuazioni della risposta al farmaco, con blocchi acinetici e movimenti involontari (discinesie) che risultano molto invalidanti. Proprio in questa fase diventa necessario modificare la tipologia di trattamento al fine di evitare, il più possibile, le fluttuazioni del quadro clinico sforzandosi di mantenere nel cervello dell’individuo una ‘costante’ stimolazione dopaminergica.
Questa stimolazione costante è oggi possibile tramite la somministrazione di L-Dopa in gel, attraverso l’applicazione di una PEG nei pazienti, oppure con la somministrazione continua di un potente dopamino agonista (l’apomorfina) per via sottocutanea, o ancora si può sottoporre il paziente a un trattamento di neurochirurgia ‘funzionale’ definito Stimolazione Cerebrale Profonda (DBS).
Attraverso la DBS, che rappresenta una emanazione della neurochirurgia stereotassica, è possibile modulare il funzionamento di alcune aree del cervello e, nel caso della MP, di controllare i sintomi della malattia. Questo tipo di intervento neurochirurgico si propone di identificare un ‘punto’ nel cervello, un nucleo cerebrale, di raggiungerlo mediante degli elettrodi (collegati a un pacemaker sottocutaneo posizionato all’esterno del cervello) che sono in grado di modificare lo stato di attività di quel centro, ottenendo un miglioramento dello stato clinico del paziente.
La Stimolazione Cerebrale Profonda è ora ampiamente utilizzata nel trattamento del morbo di Parkinson e di altri disturbi del movimento. Recenti lavori scientifici hanno dimostrato come nei pazienti affetti da malattia di Parkinson, la DBS può avere un vantaggio significativo sulla qualità della vita e sui sintomi motori della malattia, permettendo una diminuzione della dose equivalente di L-Dopa. In molti centri europei (tra cui centri italiani) e americani, ormai da diversi anni, sono stati chiariti i notevoli e molteplici vantaggi della DBS rispetto alle metodiche chirurgiche di tipo lesivo. Gli svantaggi sono pochi e di minore importanza: costo elevato e necessità di sostituire il generatore di impulsi una volta esaurito. L’intervento di DBS prevede una valutazione neurologica preoperatoria del paziente. Lo studio preoperatorio è molto articolato e deve includere sia il paziente sia il contesto socio-familiare.
Michele Gennuso
Medico dell’Unità operativa di Neurologia