PRIMA MESSA DI DON PIERGIORGIO ALLA SS. TRINITÀ

Alle ore 11 di questa mattina, domenica di Pentecoste, don Piergiorgio Fiori ha celebrato la prima Messa nella sua parrocchia della SS. Trinità. Accanto a lui il parroco don Remo Tedoldi, don Ennio Raimondi, don Giorgio Zucchelli, anch’egli originario della SS. Trinità, altri sacerdoti e diaconi amici, i familiari, numerosissimi fedeli, gli amici di Comunione e Liberazione. Una bella festa per tutti.

All’inizio il parroco don Remo ha ringraziato tutti e ha augurato a don Piergiorigo un fecondo apostolato. Oggi il novello sacerdote è in servizio presso la parrocchia di Bagnolo e vi resterà come curato. 

Nell’omelia ha don Piergiorio ha ringraziato i sacerdoti che l’anno affiancato, un grazie particolare a don Remo. “È bello trovarsi qui – ha detto – con le famiglie che mi hanno aiutato. Grazie per le preghiere. Mi sento piccolo –ha aggiunto – in questo momento così grande.” 

Commentando il Vangelo ha sottolineato come “lo Spirito Santo formi gli apostoli e insegni loro ogni cosa. Lo Spirito che si rivela mediante la comunione.” Ed ha sottolineato la straordinarietà della vita cristiana: “Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo vengono a dimorare dentro di noi. Ma lo Spirito Santo non scende su un singolo credente, scende solo sulla comunità. Ognuno di noi è la casa di Dio se amiamo e se ci amiamo a vicenda.” E ha chiesto una preghiera perché anch’egli possa diventare veramente casa di Dio.

Dopo la Messa in oratorio un pranzo comunitario per tutti i parrocchiani, stretti attorno al loro nuovo sacerdote. 

A don Piergiorgio abbiamo rivolto qualche domanda. 

Raccontaci la storia della tua vocazione. Come è nata l’idea di farti sacerdote?

“I miei genitori, da quando avevo un anno, hanno deciso di accogliere in casa bambini in affido e questo mi ha insegnato, non tanto con le parole ma con le opere, che chi ti vieni incontro è Gesù da accogliere come fratello.

Un momento molto significativo è stato poi quando nel 2009, dopo la maturità, sono andato in pellegrinaggio a Cracovia e Czestochowa. Lì, per la prima volta, leggendo un testo sulla vocazione, mi sono chiesto se la mia strada fosse il sacerdozio ed è come se avessi trovato la ragazza giusta perché il mio cuore è partito a mille, mi sono commosso, mi sono riempito di gioia e ho detto: questa gioia voglio viverla sempre.

Questo a Cracovia, al santuario di san Giovanni Paolo II e poi ho portato l’idea davanti alla Madonna di Czestochowa.

Tornato a casa, ho parlato con il mio parroco. Lui mi ha consigliato di pensarci seriamente e, intanto, di frequentare l’università a cui mi ero già iscritto. Ho studiato Statistica per tre bellissimi anni nei quali ho trovato tanti amici e anche una ragazza interessante, ma ho capito che non mi bastava e con l’aiuto del vescovo Oscar, con il quale mi ero confidato, ho preso la decisione definitiva per il sacerdozio.”

C’è qualche persona che è stata determinante nella tua vocazione e nel tuo cammino?

“Ribadisco: i miei genitori, don Mauro e il vescovo Oscar. Poi grande compagnia mi hanno fatto a Santa Trinita il parroco don Franco Manenti e don Franco Crotti quando sono andato a Ripalta.

A Ripalta?

“Durante i primi quattro anni di seminario ho fatto servizio a Santa Trinita e poi due anni a Ripalta. Aiutavo in parrocchia seguendo gli adolescenti, i giovani, i chierichetti, soprattutto da quando don Giovanni è andato via, mi sono trovato in mano l’oratorio: ho anticipato il servizio di curato. Oggi sono a Bagnolo.”

Diventando prete a cosa ti senti particolarmente portato?

“Mi sento particolarmente portato a stare con i bambini e con i ragazzi: è quello a cui mi sento chiamato in questo momento: a Bagnolo – dove svolgo il ministero di Diacono e vi resterò come curato – mi prendono in giro dicendo che sembro don Bosco… tanto sono affezionato alla figura del santo torinese. Don Bosco è veramente il mio ideale, lo sto scoprendo piano piano e mi piace molto.”

Hai fatto studi “profani” prima della tua scelta vocazionale: potrai metterli al servizio della tua pastorale?

“I miei studi li metto a disposizione di ciò che potrà essere utile alla diocesi, dall’economia alla matematica… mi piacerebbe anche insegnare matematica.” 

Non vuoi terminare gli studi e arrivare alla laurea magistrale? 

“Riprendere dopo sette anni il percorso è dura. Si tratta di una materia tosta e difficile. Però non si sa mai… se me lo chiedono… per obbedienza!?”

Come vedi la situazione del clero cremasco nel quale entrerai in comunione e collaborazione?

“Vedo un clero molto unito e per quanto ho sento dire, nelle altre diocesi i sacerdoti sono gelosi dell’unità del nostro clero. Questo è un pregio di cui non ci rendiamo neanche conto. Sono contento anche perché con tanti preti ho già creato un rapporto davvero bello, dove certi pregiudizi sono stati superati dall’amicizia. Entro molto volentieri in questo presbiterio.”

Come suscitare ancora vocazioni sacerdotali anche da noi?

“Credo che la ricetta sia difficile da trovare: non so. Secondo me, vedere preti contenti e felici della propria scelta può suscitare tante vocazioni. Pensavo ieri a un don Elio Ferri che, dove è stato, ha suscitato vocazioni perché era un prete contento. Bisogna far vedere che a stare con Gesù ci si guadagna e basta.”

La scelta sacerdotale può ancora affascinare i giovani di oggi?

“Sì sono convinto di sì perché, come tutte le scelte forti e definitive attira. È una scelta così impegnativa come non può non affascinare e interrogare tanti ragazzi? I giovani di oggi, quando scelgono, fanno scelte forti. 

Anche nella pastorale dobbiamo chiedere ai ragazzi queste scelte forti, non vengono attratti da un Vangelo annacquato. Gesù del resto ha chiesto a sua volta delle decisioni forti: mi viene in mente il giovane ricco che purtroppo ha risposto di no. Ma mi vengono in mente tutti gli apostoli che invece hanno detto sì.

Io mi rendo conto di quanto sono povero di fronte a una chiamata del genere: ma Lui mi ha chiamato e quindi sono fatti suoi!”

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