VIAGGIO APOSTOLICO IN ROMANIA – “Nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti”. Il Pontefice sul volo di ritorno ha parlato anche dell’Europa

Papa Francesco
“Nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti. La Chiesa è luogo di incontro, e abbiamo bisogno di ricordarlo non come un bello slogan ma come parte della carta d’identità del nostro essere cristiani”. Sono le parole di saluto con cui il Papa si è rivolto ieri alla comunità rom di Blaj, circa 60 persone radunate nella nuova chiesa dedicata a S. Andrea Apostolo e al Beato Ioan Suciu, nel quartiere Barbu Lăutaru. “Con questo spirito ho desiderato stringere le vostre mani, mettere i miei occhi nei vostri, farvi entrare nel cuore, nella preghiera, con la fiducia di entrare anch’io nella vostra preghiera e nel vostro cuore”, ha spiegato Francesco nell’ultimo appuntamento pubblico del viaggio in Romania. “Nel cuore porto però un peso”, ha rivelato subito dopo: “È il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità. La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male”. “Vorrei chiedere perdono per questo”, il mea culpa del Papa: “Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. A Caino non importa il fratello. È nell’indifferenza che si alimentano pregiudizi e si fomentano rancori. Quante volte giudichiamo in modo avventato, con parole che feriscono, con atteggiamenti che seminano odio e creano distanze! Quando qualcuno viene lasciato indietro, la famiglia umana non cammina”.

“L’ECUMENISMO SI FA CAMMINANDO INSIEME, PREGANDO INSIEME”

“Io non sono rimasto in silenzio, io ho pregato il Padre Nostro in italiano”. A rivelarlo ai giornalisti, rispondendo ad una domanda sulla recita del Padre Nostro in latino e in romeno, prima da parte del Papa e poi da parte del patriarca Daniel, è stato il Pontefice, durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dalla Romania. “Io ho visto durante la predica del Padre Nostro la maggioranza della gente, sia in rumeno sia in latino, pregare”, ha proseguito: “La gente va oltre di noi capi. Noi capi dobbiamo fare degli equilibri diplomatici per assicurare che andiamo insieme, ci sono delle abitudini, delle regole diplomatiche che è buono custodire, perché le cose non si rovinino, ma il popolo prega insieme. Anche noi quando siamo da soli preghiamo insieme, questa è una testimonianza: io ho esperienza di preghiera con tanti, tanti pastori, luterani, evangelici e anche ortodossi”. “Gli ortodossi sono cristiani”, ha ricordato il Papa: “Ci sono dei gruppi cattolici un pò integristi, dobbiamo pregare per loro, perché il Signore, lo Spirito Santo li ammorbidisca un po’”. “È facile avvicinarsi a Daniele”, ha confessato riguardo al patriarca ortodosso: “È facile perché lo sento come un fratello, e noi abbiamo parlato come fratelli, avendo sempre questa idea: l’ecumenismo non è arrivare alla fine della partita, della discussione, l’ecumenismo si fa camminando insieme, pregando insieme”. “Questa è già l’unità dei cristiani”, ha spiegato. “Non aspettare così che i teologi si mettano d’accordo di fare l’eucarestia: l’eucarestia si fa tutti i giorni, con la preghiera, con la memoria del sangue dei nostri martiri, con le opere di carità e anche volendosi bene”.

LA RESPONSABILITÀ DI CIASCUNO DEL FUTURO DELLA “NONNA” EUROPA

“Tutti siamo responsabili dell’Unione europea“. Ne è convinto il Papa, che rispondendo alle domande dei giornalisti sul futuro dell’Europa ha insistito sulla responsabilità che tutti i Paesi membri, non a caso chiamati a turno a presiederla, hanno nei confronti del nostro continente. “Se l’Europa non guarda bene le sfide future, l’Europa appassirà, sarà appassita”, il monito di Francesco, che ribadendo quanto ha detto a Strasburgo ha messo l’accento sul pericolo che l’Europa, da “madre”, stia diventando “nonna Europa”, perché “si è invecchiata, ha perso l’illusione di lavorare insieme”, tanto che “forse di nascosto qualcuno si può fare la domanda: ma non sarà questa la fine di un’avventura di 70 anni?”. “Riprendere la mistica dei padri fondatori”, l’indicazione di marcia del Papa, secondo il quale “l’Europa ha bisogno di se stessa, della propria identità, della propria unità, di superare, con le tante cose che la buona politica offre, le divisioni e le frontiere”. “Stiamo vedendo delle frontiere in Europa, questo non fa bene”, il grido d’allarme del Santo Padre: “È vero che ogni Paese ha la propria cultura e deve custodirla, ma con la mistica del poliedro: c’è una globalizzazione dove si rispettano le culture di tutti, ma per favore, l’Europa non si lasci vincere dal pessimismo o dalle ideologie. Perché l’Europa è attaccata, non con cannoni o bombe in questo momento, ma con ideologie che non sono europee, che vengono da fuori o che nascono da dei gruppetti dell’Europa, non sono grandi”.