EDUCAZIONE SANITARIA – La cura intima del neonato

Ospedale
Frequentemente le madri chiedono come si tratta il pisello del bambino. L’istruzione globale
è: “Lasciate perdere, non toccate!”. Non vi è una posizione ideale nel pannolino, il pisello può essere messo di sopra, di sotto o di lato a seconda dello stato d’animo della madre, basta non stringere troppo.
La madre deve osservare che il piccolo faccia pipì a fontana, cioè non esistano ostruzioni al getto. Il piccolo per solito dà spontaneamente questa informazione anche al medico che lo visita. La punta del prepuzio è fisiologicamente stretta, questo permette il lavaggio dello spazio che c’è tra la pelle del prepuzio e il glande da parte dell’urina che è un liquido sterile. Intorno ai tre anni l’orifizio del prepuzio si fa via via più elastico e verso i sei anni il glande si scopre.
A questa età è possibile che siano presenti delle piccole aderenze tra glande e prepuzio che si scolleranno da sole verso l’adolescenza sia per questioni ormonali sia per le fisiologiche manovre che il ragazzo fa. A volte inglobate nelle aderenze si vedono delle secrezioni biancastre di consistenza cerosa. Sono le cisti di smegma sterile. Lo smegma contribuisce al fisiologico scollamento delle aderenze. Anche queste non vanno toccate.
È possibile che l’evoluzione dell’elasticità del prepuzio non avvenga, in questo caso, se resta stretto, ci troviamo di fronte a una fimosi, l’intervento per risolvere la fimosi deve essere fatto di solito attorno ai sei anni. Sarà il medico che con delicatezza osserverà per la prima volta verso i tre anni l’iniziale scoperchiamento del glande e nelle visite successive la fisiologica evoluzione verso la completa estroflessione.
Capita ancora che le madri ricevano l’istruzione di aprire il prepuzio ad ogni bagnetto. Non fatelo! Questo tipo di trazione procura piccole lesioni al prepuzio provocando cicatrici che contengono fibre dure. In questo modo impediamo la fisiologica evoluzione verso l’elasticità. Siamo noi a procurare una fimosi che non ci sarebbe stata.
Interessante che questa pratica, di solito dolorosa per il bambino, venga chiamata “ginnastica del pene”; cioè una “Attività che tende, mediante una serie ordinata di esercizi, a sviluppare l’apparato muscolare e a dare robustezza e agilità”. Alcune madri si impegnano a fondo per il bene futuro del bambino, nonostante i pianti e qualche volta piccoli sanguinamenti. Ma non funziona!
Mordete madri i medici che fanno ancora lo scollamento manuale delle aderenze. Con questa barbara manovra si strappa la pelle del glande dove si annidano dei recettori particolari che trasmettono la sensazione del piacere. Se vengono lesi non si riformano, resta una iposensibilità le cui conseguenze lascio alla fantasia di ciascuno. Quindi madri. Non preoccupatevi del “pisellino” del piccolo figlio! Nell’adolescenza è diverso ma questa è un’altra storia.
Emilio Canidio
Direttore dell’Unità
Operativa di Pediatria