ORDINANZA LUDOPATIA – Serve maggior coordinamento territoriale

Dal 15 aprile è realtà l’ordinanza firmata dal sindaco Stefania Bonaldi per quanto riguarda sale slot, scommesse e tutti coloro che ospitano apparecchi per il gioco d’azzardo, compresi gli esercizi commerciali. L’intervento del primo cittadino disciplina gli orari di apertura e chiusura di questi apparecchi, comprese le scommesse su competizioni ippiche, sportive e altri eventi. 

 

Nell’ordinanza si fa riferimento al gioco d’azzardo con premi in denaro come a una “conclamata e acclarata patologia che la accomuna con la dipendenza da sostanze psicotrope, genera comportamenti compulsivi incontrollabili, compromette le relazioni familiari e sociali, mina la salute, determinando a lungo termine fenomeni invalidanti”. Sin qui, niente da eccepire, anzi. A supporto della decisione dell’amministrazione erano stati illustrati anche uno studio condotto in Italia nel 2015 e recenti articoli scientifici di epidemiologia, compreso quello fornitio dall’U.O. Riabilitazione delle dipendenze dell’Ospedale di Rivolta d’Adda relativi al trattamento di 147 pazienti (131 maschi e 16 donne) presi in carico per dipendenza da gioco d’azzardo patologico. 

Ma entriamo nello specifico della nostra riflessione. Il divieto – assolutamente condivisibile – riguarda sei ore al giorno: i titolari delle attività in questione sono obbligati a spegnere le cosiddette “macchinette” dalle ore 7.30 alle ore 9.30, dalle ore 12 alle ore 14, dalle ore 19 alle ore 21, orari di punta. Il contributo che portiamo oggi all’attenzione di chi è chiamato a decidere giunge da segnalazioni di cittadini e bar con slot machine. 

Se i titolari che abbiamo ascoltato si son detti d’accordo con la direttiva, anche chi mette da parte l’aspetto etico – diciamo così – la rispetta. “Ci mancherebbe, per noi è legge. Però sappiamo che i giocatori obbligati a rispettare l’ordinanza in città in quegli stessi orari si recano nei Comuni limitrofi per le loro ‘puntate’. Poi tornano a Crema e giocano anche nelle ‘sedi’ abituali, di fatto aumentando il tempo davanti alle macchinette”. È chiaro che anche per questa delicata tematica, come per altre, serva un’azione condivisa a livello territoriale: è in questi casi, a nostro giudizio, che “l’area omogenea” deve entrare in campo, seguendo quanto dettato dal Comune “capofila” Crema, che deve tornare a “dettare” la sua leadership. Ci si chiede poi perché siano esclusi dalle limitazioni di orario i giochi del Lotto, 10 e Lotto, Superenalotto, Totocalcio, Gratta e vinci e Bingo. Se l’obiettivo è scoraggiare la pratica del gioco ponendo limiti orari ben definiti, il provvedimento andrebbe migliorato e meglio coordinato.