Pontificale di Pasqua: la lotta tra il bene e il male

Questa mattina, giorno di Pasqua, il vescovo Daniele ha celebrato il solenne pontificale della Risurezione di Gesù in cattedrale alle ore 11. 

Nell’omelia ha svolto il tema del “prodigioso duello”, in cui si affrontano “morte e vita”, secondo le parole della Sequenza pasquale, letta prima del Vangelo.

Dopo aver ricordato il Battesimo, la Crema e la Comunione ricevuti dal giovane Davide nella Veglia della Notte Santa, mons. Gianotti ha continuato: “Come duemila anni fa, quando Gesù di Nàzaret passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui, così ancora oggi, nel suo nome e per la forza del suo Spirito, vi sono donne e uomini che fanno del bene, che risanano ferite, che generano vita e speranza, che compiono gesti di perdono, che non si arrendono di fronte al male, che suscitano fraternità e amicizia, che si mettono a fianco degli scartati dalla società, che credono sia possibile ancora cercare e promuovere ciò che è vero, giusto, buono e bello per la dignità dell’uomo e per un mondo più vivibile per tutti. Davvero non possiamo dire che il nostro mondo, la nostra società, la Chiesa, siano privi dei segni di vita e di risurrezione, di cui abbiamo più che mai bisogno.” 

Eppure continua il prodigioso duello tra bene e male: e il vescovo ha ricordato “la morte violenta, portata dai terroristi, che in Sri Lanka, poche ore fa, la morte nelle forme delle tante croci che il Papa ha evocato venerdì sera alla Via crucis al Colosseo; la morte come privazione della libertà – come quella sottratta al nostro p. Gigi Maccalli da più di sette mesi –, la morte sotto forma di diritti umani calpestati, di schiavitù antiche e nuove, di bambini non nati, di gesti folli, dei quali non sappiamo darci ragione.”

“Come Maria di Magdala, quando superficialmente si avvicina alla tomba di Gesù e la vede aperta, rischiamo anche noi di pensare solo al peggio: non solo Gesù è stato crocifisso, è stato sconfitto, ma persino il suo corpo è stato portato via…”

Ma “la fede pasquale crede alla vittoria di Dio sul male e sulla morte, e la riconosce realizzata proprio a partire da Gesù Cristo morto e risorto.” E la “vittoria di Dio usa i mezzi di Dio: che non sono i mezzi della potenza mondana, del denaro che crede di poter comprare tutto, del successo secondo i canoni umani, della forza che vuole imporsi schiacciando l’avversario ed eliminandolo. È vittoria di Dio perché perché investe dello Spirito gli strumenti umanamente fragili, che sono quelli e quelle che credono in Lui, e per questo diventano uomini e donne della Pasqua. È vittoria di Dio che sempre da capo si affida alle nostre fragili mani.” 

“Morte e vita continuano ad affrontarsi – ha concluso mons. Gianotti – e Dio affida a noi, credenti nel Cristo morto e risorto, il compito di testimoniare la vittoria della vita sulla morte, e di far entrare questa vittoria nelle pieghe della nostra vita personale e sociale.”