Elogio della fragilità

Almeno una volta nella vita ci siamo trovati tutti in una situazione in cui avremmo voluto esternare la nostra fragilità, la nostra debolezza di fronte a qualcosa, ma per qualche motivo abbiamo deciso di nasconderlo per non essere giudicati, per non essere derisi.

È sempre stato così, anche nella storia. Basta pensare alla Grecia classica, in cui chi si dimostrava debole e non adatto alla guerra, a Sparta, veniva emarginato o addirittura gettato da una rupe per una fragilità che poteva essere fisica o caratteriale. Ed è da qui che sono cominciati anche gli stereotipi di genere. L’uomo deve essere forte, virile, non deve piangere, non deve mostrare le proprie fragilità; invece è la donna che deve mostrarle e anzi, se non lo fa, viene etichettata come apatica. La donna non può dimostrare di essere forte, perché altrimenti prende un posto che non le spetta, va oltre quello che è il suo ruolo. Questo è quello che ha sempre pensato la società; lo faceva in passato e lo fa anche ora! E da qui gli stereotipi proseguono: lavori adatti alla sensibilità di una donna ma non di un uomo; ruoli per i quali serve per forza un uomo perché la donna sarebbe troppo fragile per sopportarli. Persino Shakespeare diceva “Fragilità, il tuo nome è donna”.

Ma la verità è che essere fragili è un problema, è veramente una missione. “Vivere militari est” diceva Seneca al suo Lucilio e per alcuni lo è più di altri. Vorrei che essere fragili diventasse una qualità da proteggere, vorrei che le cose fossero diverse, vorrei che la fragilità smettesse di essere calpestata o sminuita. Come si può pensare di vivere senza? È importante rendersi conto delle proprie debolezze; questo ci fa capire che abbiamo estremo bisogno delle altre persone. Fidarsi degli altri, appoggiarsi a loro per ricevere consigli sono le cose che hanno più valore. Collaborare con gli altri è bellissimo, sapere di poter aiutare qualcuno che farebbe altrettanto per me.

Essere consapevoli di avere dei limiti ci ricorda che non siamo onnipotenti. Ci sono persone che vivono solo per il potere, per accumulare beni e non si rendono conto di quanto bello possa essere condividere. Riconoscere le nostre imperfezioni ci permette anche di perdonare chi sbaglia, in quanto l’errore fa parte della fragilità umana.

Ma dietro ad ogni fragilità si nasconde sempre un punto di forza. La vita anche nelle situazioni più critiche è sempre ricca e bella. Anzi, nel momento in cui scopriamo la nostra delicatezza, scopriamo anche forze a cui non prestavamo attenzione. Questo ci rende persone più umili, ci fa riflettere sulle persone che sono davvero sofferenti. Ecco il punto di contatto tra fragilità e sensibilità. Le persone sempre forti non esistono; esistono piuttosto persone che scelgono con attenzione a chi mostrare la loro fragilità e sta nella sensibilità degli altri accoglierle.

Che poi, a dire la verità, sono stati i momenti in cui le persone sono state più vulnerabili quelli in cui hanno dato il meglio di sé. Basta pensare a pittori, musicisti, e scrittori, che hanno colto questi momenti per esprimere al massimo le loro emozioni in quadri, canzoni o poesie. È da queste occasioni che sono nate le migliori opere che oggi possiamo ammirare o ascoltare.

La fragilità dell’uomo è stata soggetto artistico molto più frequentemente di quanto possiamo immaginare: cattedrali dai soffitti immensi per ricordare all’uomo quanto fosse piccolo nei confronti dell’immenso amore di Dio, oppure quadri in cui l’uomo è solo una piccola porzione dell’opera per lasciare spazio alla forza della natura, come nel caso di “Viandante sul mare di nebbia” di Friedrich o “La Tempesta” di Giorgione.

Ma quindi è vero che delle debolezze e delle insicurezze bisogna parlare solamente sottovoce? No, non è vero e ce lo dimostrano l’arte, la natura e quello che l’uomo sa fare continuamente, anche quando non ce ne accorgiamo: è la rivincita della fragilità!

Elisa, V Liceo Scientifico