IL RACCONTO DI ANNA – Quieta

Il racconto di Anna
Foto di Anna Borghi Marzale
La campagna si lascia attraversare con rispetto ai nostri pensieri, si adagia, si rilassa pone in essere tentativi di prospettiva che cancella nella prossima curva. Non insiste, non particolareggia, lascia che si passi indenni allargando il diaframma. Le costole compresse ringraziano.L’automobile arriva lenta e decisa. Si ferma lì accanto alla nostra dove il figlio dorme.

La persona che scende appare aver attraversato i nostri stessi anni ma in luoghi diversi. Arriva spontaneo il suggerimento: “scenda le scale di questo posto magico, potrebbe trovare anche un campo di fragole e intravedere il fiume”.

“Sono molti anni che non venivo qui, molti”.
Si viaggia sempre. Si rimane permeati di ricordi che affiorano quando vogliono, inutile organizzare un controllo.

La chiesa è stata edificata nell’anno mille, il piccolo portico è fresco e ogni guerra di fronte a questa semplicità, disarma.

Si attende.
Così l’uomo canuto e prestante scende le scale.
Improvvisamente percorre di corsa la scena un altro uomo, in tenuta pseudo ginnica. Si lancia verso la scalinata, incontra l’uomo canuto. A una semplice domanda di questo lo inonda di risposte e spiegazioni, la maggior parte sbagliate.

Tacere. Questo è stato sempre il luogo dove lasciar venire a galla le sensazioni e vedere il viaggio da lontano.
Così l’uomo che da 30 anni non veniva in questi luoghi si allontana con l’auto.
Restare ancora. Lo sportivo ma non troppo, tenta un approccio “devo fare le scale più volte 200 scalini, è faticoso”. Non è interessante. “Ha dell’acqua con sé?” emerge la preoccupazione cortese.

Salire in auto, proseguire, l’auto dell’uomo alla ricerca del suo passato è ferma a una indicazione del falso atleta. Sembra immersa in una nuvola di punti interrogativi.
Fermarsi in una piazzola, lasciando un posto per parcheggiare.
Arriva il canuto, accoglierlo, dove parcheggiare, indicare la strada che porta a una lunga passeggiata sul fiume.

Due parole di scambio, senza alcuna intenzione da entrambi.
“Arrivederci” sarebbe stato più consono “Addio”.
Staccando dal suo desiderio di passato, dal mio.
Staccare, osservare il presente o forse solo il disegno lineare della campagna.
Accadono le situazioni o sono solo viaggi dell’anima

Quieta, sono e rimango quieta.

di Anna Borghi