CREMA – Nuovo appuntamento della rassegna Storici dell’arte a Palazzo Vescovile

Sabato 2 marzo alle ore 16,30 si terrà il quarto appuntamento invernale della rassegna ‘Storici dell’arte in Palazzo Vescovile’ organizzata dalla Libreria Cremasca in collaborazione con la Diocesi di Crema. Ospiti saranno Paola Venturellie Giorgio Milanesi che presenteranno gli atti dell’Incontro internazionale di studiosi delle tavolette da soffitto e dei soffitti dipinti medievali, tenutosi a Viadana il 21 e 22 ottobre 2017. Il volume dall’evocativo titolo Storie di animali e di iconografie lontaneè stato curato da Monique Bourin, Mario Marubbi e Giorgio Milanesi e pubblicato all’interno della collana deiQuaderni della Società Storica Viadanese.

Giorgio Milanesi è già noto ai nostri lettori per essere stato ospite della stessa rassegna il 12 gennaio scorso https://ilnuovotorrazzo.it/2019/01/08/crema-storici-dellarte-palazzo-vescovile-intervista-giorgio-milanesi/), iniziamo quindi l’intervista da Paola Venturelli, tra i collaboratori del volume Storie di animali…, chiedendole quale sia stato il suo percorso di studi e come sia arrivata a occuparsi di storia dell’arte.

Mi sono laureata a Bologna in Storia dell’Arte (una laurea quadriennale), con una tesi in Metodologia delle Criticadedicata a Erwin Panofsky e alla Scuola di Warburg. Inevitabile quindi già allora l’interesse verso i documenti d’archivio e i manufatti appartenenti al campo delle cosiddette ‘arti decorative’ e invece la scarsa attrattiva verso l’imperante metodo puro-visibilista alla Roberto Longhi, che reputavo -e reputo- insufficiente per comprendere l’oggetto d’arte. Tra Perfezionamento e Dottorato (in Storia dell’Arte Moderna) ho avuto la fortuna di poter frequentare un corso annuale promosso dalla Soprintendenza, offerto a dieci giovani neolaureati per Schedare il Patrimonio Artistico. Ho così avuto il privilegio di un ‘lavoro sul campo’ (condotto tra chiese, musei, collezioni, ecc.) con un contatto diretto con l’oggetto’ (oreficeria e tessuti inclusi), materiali allora, ma anche oggi purtroppo praticamente esclusi dai corsi d’insegnamento universitari. Ho poi dedicato alla storia dell’arte -e alle arti decorative in modo particolare- la mia attività professionale, in parte dedicata all’insegnamento, prima alle Scuole Superiori e poi all’Università.

Prof. Milanesi, qual è l’importanza di questo convegno internazionale, che ha visto la partecipazione di studiosi da tutta Italia e dall’estero?

I due giorni di convegno hanno sancito una tappa importante non solo per la messa a punto in un contesto più ampio di una serie di emergenze locali che vanno dalla Spagna a Udine passando dalla Lombardia, dalla Svizzera e dalla Sicilia, ma anche, soprattutto, in relazione alla costruzione di una rete europea di enti altamente qualificati di studio preposti alla conoscenza, e quindi valorizzazione, di quelli che, in termini generali, possiamo chiamare, “soffitti dipinti”. Il fenomeno non è certo nuovo per chi conosce la realtà lombarda delle case tardo gotiche e proto rinascimentali; sorprendente è però la coscienza che il fenomeno sia diffuso ben oltre i confini lombardi in senso lato. Da qui la necessità di fare sistema con l’Association internationale de Recherche sur les Charpentes et Plafonds Peints Médiévaux(RCPPM) che ha sede a Capestang, nella Francia meridionale, la cui presidente Monique Bourin, ex docente alla Sorbona di Parigi, è co-curatrice con me e Mario Marubbi del volume.

Prof. Milanesi, perché un convegno sulle tavolette da soffitto e i soffitti medievali a Viadana?

Potrei togliermi dall’impiccio ricorrendo al filosofo Wilhelm Wundt e alla sua eterogenesi dei fini, geniale passe-par-toutargomentativo per ammettere che negli accadimenti umani la casualità ha un ruolo ampio. Viadana conserva un altissimo numero di tavolette da soffitto tra case private e collezioni pubbliche esito dell’intraprendenza dei cittadini tra XV e XVI secolo. Non solo: la qualità delle tavolette viadanesi è altissima, come ha dimostrato anche la sorpresa degli studiosi stranieri accorsi nei giorni di convegno. La Società Storica Viadanese, su sollecitazione in primisdel presidente Giuseppe Flisi, ha avviato i contatti con l’RCPPM per l’organizzazione di questo evento, evento che, non lo nascondo, è andato ben oltre le nostre più rosee aspettative.

Prof.ssa Venturelli, ci può spiegare in breve cosa sono le tavolette da soffitto?

Nei casi di più alta qualità sono dei veri e propri dipinti che avevano la funzione di ornare i soffitti delle dimore signorili di un tempo, celebrando insieme il committente e i proprietari delle dimore. Non a caso sulle tavolette ci sono stemmi, ritratti, o scene allegoriche che svelano attitudini, gusti, cultura dei committenti stessi.

Sono inserite in una carpenteria lignea complessa, che prevede copri-fuga, mensoloni, travi portanti ecc., frutto di un sapere artigiano altamente specializzato, che comporta la compresenza di diversi tipi di arti e personalità.

Qual è l’importanza di Crema nella produzione di tavolette dipinte?

Venturelli: Crema eccelle in questo ambito di produzione, con una tenuta che travalica l’inizio del XVI secolo, quando altrove questo genere di prodotti è ormai avviato a una serialità ripetitiva di scarso contenuto artistico. Nei mie studi dedicati alle tavolette cremasche ho evidenziato la componente leonardesca di alcuni esemplari, davvero eccezionale. Ma credo che si debba sottolineare che per la storia dell’arte cremasca tale eccellenza durante il Rinascimento è affiancata da altre ‘eccellenze’, come quella della lavorazione della terracotta e del legno, con personalità quali i Fondulis (tra Crema, Padova e la Milano di Bramante e Leonardo da Vinci) e i De Marchi (ingegneri e marangoni tra Crema, Cremona, Pavia e Bologna).

Ci può nominare alcuni pittori locali impegnati in questa produzione?

Venturelli: Per Crema le carte d’archivio restituiscono i nomi della ramificata bottega dei Cadelupi Bombelli, attiva tra XV e XVI secolo. Ma si tratta di riferimenti archivistici che purtroppo non è possibile ancorare a nessuna opera. Vale a dire, abbiamo da un lato molti nominativi restituiteci dalle carte, ma nessuna opera firmata né certezze su chi effettivamente a Crema realizzasse tavolette da soffitto dipinte.

Una delle pioniere degli studi sulle tavolette è stata la contessa Winifred Terni de Gregory, citata più volte nel volume.

Venturelli: Winifred Terni de Gregory, inglese di origine, fattasi cremasca attraverso il matrimonio con il conte Luigi Terni de Gregory è stata in assoluto la prima che si è occupata di tavolette dipinte, restituendo alle arti decorative (e siamo alla metà del secolo scorso) la dignità che spetta loro. Il volume Pittura artigiana del Rinascimento escenel 1958 (l’anno della mostra longhiana a Milano dedicata all’Arte Lombarda’, tutta incentrata su dipinti e sculture), volume sollecitato da una grande intellettuale come Fernarda Wittgens. E si deve proprio alla contessa tra l’altro il trasferimento al Poldi Pezzoli delle tavolette da soffitto, giunte da una dimora cremasca. A Winifred Terny de Gregory spetta anche la felice definizione di ‘arte corale’ per questo genere di produzione.

Prof. Milanesi, il volume appare come un importante contributo allo studio delle tavolette e dei soffitti lignei dipinti. Qual è il futuro degli studi sull’argomento in Lombardia?

Mi verrebbe da rispondere che il futuro offre incoraggianti prospettive. Fino a pochi decenni fa le tavolette e i soffitti dipinti medievali erano relegati nella poco lusinghiera categoria delle Arti Minori. Ciò ha determinato una scomparsa significativa di tali emergenze. Se, anche grazie al convegno viadanese, l’attenzione della critica e del grande pubblico vira verso una considerazione diversa, siamo convinti che nei prossimi anni il numero di soffitti dipinti tardo medievali lombardi è destinato a crescere, con una relativa maggior fruizione e quindi conoscenza e valorizzazione.