IL CROCIFISSO DI SAN DAMIANO

Ieri, alle ore 16,30 nella Sala Rossa del Palazzo Vescovile s’è tenuto il terzo incontro della sessione invernale della rassegna Storici dell’arte in Palazzo Vescovile organizzata dalla Libreria Cremasca in collaborazione con la Diocesi di Crema. A presentare l’iniziativa Matteo Facchi.

Protagonista il celeberrimo Crocifisso di San Damiano.

Ne ha parlato Milvia Bollati, docente di Storia della miniatura presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nota per aver curato il Dizionario biografico dei miniatori italiani. Secoli IX-XVI Bonnard, Milano 2004, la studiosa negli ultimi anni ha concentrato le sue ricerche sui dipinti e sulle iconografie di ambito francescano pubblicando vari saggi e la monografia che che ha presentato ieri Francesco e la croce di S. Damiano, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano 2016. Il volume è dedicato alla Croce di San Damiano, cioè l’immagine che secondo la tradizione agiografica avrebbe parlato a Francesco d’Assisi contribuendo alla sua definitiva conversione. Si tratta di una tavola lignea dipinta della metà del XII secolo in origine conservata nella chiesetta di San Damiano, fuori dalle mura di Assisi. 

Questa chiesa divenne in seguito sede del primo convento delle clarisse e vi risiedette la stessa Chiara. Dopo la morte della Santa nel 1253, le suore si trasferirono in una nuova chiesa edificata all’interno delle mura della città dove fu traslato sia il corpo di Chiara, sia la tavola lignea ormai considerata una delle più importanti reliquie di san Francesco. 

La Bollati ha indagato il dipinto, tuttora conservato nella chiesa di Santa Chiara ad Assisi, da vari punti di vista. In particolare si è soffermata sulla questione dell’iconografia del Christus triumphans e del Christus patiens (o meglio, come ha spiegato, ‘passus’). Il pittore cioè ispirandosi  al vangelo di Giovanni, ha ritratto il Crocifisso trionfante con gli occhi aperti e sopra il capo la raffigurazione della sua risurrezione, diversamente da un’altra tradizione che raffigura il Cristo morto con gli occhi chiusi.