Rivolta d’Adda – Maltrattamenti in famiglia, 60enne deferito

Pistole e munizioni sequestrate al rivoltano

I carabinieri della stazione di Rivolta d’Adda hanno deferito per maltrattamenti in famiglia un 60enne del posto, nullafacente, a seguito di denuncia-querela sporta dalla compagna, che ha raccontato agli investigatori che da diversi anni era costretta a subire reiterate violenze psicologiche e minacce anche gravi. “Il ‘carnefice’ – spiega il maggiore Giancarlo Carraro – aveva svolto in passato la professione di guardia giurata e deteneva ancora due pistole; temendo che lo stesso potesse farne uso, la donna 55 enne, operaia, molto spaventata, viste anche le recenti positive operazioni svolte dai Carabinieri cremaschi a sostegno delle vittime di violenza di genere, ha deciso a denunciare la situazione, chiedendo aiuto ai Carabinieri di Rivolta d’Adda si sono portati immediatamente preso l’abitazione del malfattore sequestrando due pistole semiautomatiche perfettamente funzionanti, nonché diverso munizionamento mai denunciato e quindi illecitamente detenuto. Il soggetto ha così deciso di allontanarsi volontariamente dall’abitazione, onde evitare di poter reiterare i maltrattamenti”.

Il marito è stato deferito per maltrattamenti e per detenzione illegale di munizionamento alla Procura della Repubblica di Cremona e nei suoi confronti è stato avviato anche l’iter amministrativo alla Prefettura per revocare il permesso alla detenzione delle due pistole. La vittima è stata invitata a rivolgersi ad una associazione di volontariato che gestiscono le vittime della violenza di genere. “Nel sottolineare il coraggio dimostrato dalla 55enne di Rivolta – aggiunge Carraro – si coglie l’occasione per ricordare che la legge n. 119 del 15 ottobre 2013 prevede infatti la possibilità di sequestrare preventivamente le armi, anche se legalmente detenute, quando si verificano episodi di litigiosità domestica. Sino al mese di ottobre del 2013 però non si poteva intervenire in maniera adeguata e la vittima era costretta ad allontanarsi dall’abitazione familiare cercando ripari di fortuna. Con la nuova legge l’aggressore viene allontanato immediatamente dalla casa dalle forze dell’ordine e nei casi più gravi viene arrestato. È una forma di deterrenza molto importante che dovrebbe necessariamente portare ad una forma di prevenzione efficace. Spesso, però, questo non accade perché la vittima ha paura o non conosce bene gli strumenti legislativi a sua disposizione e continua così a subire reiterate forme di violenza fisica e psicologica. Rivolgersi, alle forze dell’ordine, invece, può servire ad evitare di continuare a subire la violenza che altrimenti diventa sempre più grave. L’aggressore capirà, così, che non ha più possibilità di fare deliberatamente quello che vuole ma sarà costretto a smettere. Rivolgersi ai Carabinieri o alla Polizia di Stato, semplicemente, per chiedere un consiglio è la cosa migliore, senza vergognarsi di quello che si dovrà raccontare, trovando sicuramente persone (spesso di sesso femminile), molto competenti e disposte ad aiutare a risolvere questi disagi”.

La legge 119/2013 sulla violenza domestica prevede tre novità importanti:

  1. Il gratuito patrocinio per le persone meno abbienti (le vittime della violenza possono chiedere di essere tutelate gratuitamente da un legale, se non hanno disponibilità finanziarie);
  2. L’anonimato per i vicini di casa che segnalano le violenze (la legge tutela la persona che segnala alle forze dell’ordine quanto di male accade nelle abitazioni dei vicini);
  3. Le donne straniere extra europee possono chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia allorquando sono vittime di violenza domestica.