Nessun dorma!

Non può essere un caso che l’Italia sia da tutti chiamata “Il Bel Paese”! All’interno della storia la sua posizione e la sua conformazione geografica sono state cruciali nella definizione dei suoi territori come i luoghi più ambiti da tutti i Paesi in espansione. Il sud Italia è stato ampiamente colonizzato dai Greci, che l’avevano addirittura chiamato “Magna Grecia”, poiché ne avevano già individuato l’importanza a livello economico-politico e si erano perfettamente resi conto della bellezza dei luoghi. Al tempo dei Romani gli imperatori facevano costruire le loro ville tra le coste e i pendii italiani. Non trascuriamo il fatto che l’impero più esteso mai esistito sia stato proprio quello romano, originato da Roma, oggi capitale d’Italia, e da sette colli e un fiume. Potremmo continuare a lungo così, il ruolo dell’Italia nel Mondo Antico non ha avuto eguali! Eppure questa volontà da parte di tutti gli Stati di conquistarla, ha fatto in modo che la sua unità sia arrivata molto tardi.

Matteo di Gesù in “Una nazione di carta” descrive benissimo questo problema, dicendo come l’Italia, molto prima di diventare uno Stato, sia stata a lungo una nazione. Infatti l’identità nazionale italiana era già ben definita molti anni prima della sua effettiva unificazione nel 1861. Già poeti e letterati avevano intuito che i vari staterelli e ducati presenti nel suolo italiano sarebbero dovuti diventare una cosa sola. Tra questi letterati c’è anche Dante, oggi grande orgoglio italiano, studiato in tutto il mondo e tradotto in tutte le lingue. La possibilità di leggerlo in lingua originale è un grande regalo che noi italiani abbiamo ricevuto; dovremmo esserne più grati! Tornando al discorso politico, anche Dante aveva immaginato l’Italia come un Paese unito sotto un forte potere centrale, di un monarca che sapesse gestirla senza fare di sé un dittatore. Non a caso, nel canto VI del Purgatorio, Dante la definisce “nave senza nocchiere in gran tempesta”. Sappiamo bene che una nave senza un bravo timoniere non andrà lontano, soprattutto in una situazione difficile, come quella della tempesta. Il paragone tra questa nave in tempesta e la difficile situazione politica italiana al tempo di Dante, è semplice e immediato.

Dal punto di vista artistico, l’Italia non ha rivali. Siamo i primi al mondo per numero di beni e siti definiti patrimoni dell’Umanità dall’Unesco, che ovviamente hanno valore inestimabile. L’Italia è stata la culla del Rinascimento, che Giorgio Bassani ha definito come “il ripensamento critico del mondo antico”. L’Italia è il luogo dove “il mondo che era antico è diventato moderno”. Tutti i pittori e gli artisti di epoca rinascimentale hanno tratto ispirazione dall’arte classica per sviluppare poi il loro pensiero. Artisti da tutto il mondo venivano a soggiornare in Italia per cercare di trarre ispirazione dall’arte classica che Greci e Romani hanno lasciato sul territorio. In epoca successiva, gli Impressionisti verranno in Italia per i suoi paesaggi e gli ambienti naturali, che poi ritrarranno nei loro quadri.

“Last but not least”, la lingua italiana! In Italia erano presenti diversi dialetti e la questione riguardo quale fosse il migliore ha tormentato a lungo gli scrittori, tra cui Manzoni, che ha addirittura scritto una nuova edizione de “I Promessi Sposi” pur di “sciacquare i panni in Arno” e dare un “tono” fiorentino all’opera. Il processo di formazione di una vera e propria lingua italiana è stato molto lungo e complesso e il distacco dalla lingua latina è stato lento e graduale, passando per la lingua volgare. Oltre ad essere la lingua di Petrarca, Boccaccio e Dante è diventata la lingua dell’opera lirica. Se ne era accorto anche Goldoni nella sua produzione teatrale. Nell’opera lirica, autori come Verdi, Puccini, Bellini o Giordano sono diventati famosi in tutto il mondo. I loro testi sono costantemente utilizzati anche al di fuori dell’Italia come slogan o modi di dire. Basti pensare al famosissimo “va pensiero” tratto dal Nabucco di Verdi in cui “o mia patria, si bella e perduta” è stato sfruttato come simbolo di patriottismo ovunque. Oppure il famoso “Libiamo nei lieti calici” seguito da “in questo paradiso ne scopra il nuovo dì” tratti entrambi dal Brindisi di Traviata di Verdi, cantanti durante i matrimoni nei film americani. Altra scena celebre è quella di Tom Hanks nel film “Philadelphia” che ascolta “la mamma morta” tratta dall’Andrea Chernier di Giordano. Insomma, potremmo fare migliaia di esempi in cui l’italiano viene usato dagli stranieri come mezzo di ostentazione della cultura: chi conosce l’italiano parte avvantaggiato! Eppure gli Americani continueranno a ridere di noi. Il nostro vocabolario per loro sarà sempre e solo composto da “pizza! mamma mia! mafia! mandolino!” e continueranno a scambiare la nostra lingua per lo spagnolo. Ma tocca a noi Italiani ricordarci che sono loro quelli che quando cantano la Turandot di Puccini credono di cantare in francese, e povero Puccini, ma “il nome suo nessun saprà”!

Viviamo nel Paese migliore del mondo dal punto di vista artistico, nonostante i suoi difetti. A volte infatti ce lo dimentichiamo e trascuriamo questi doni meravigliosi che abbiamo ricevuto, abbandonando i luoghi a loro stessi e rischiando che la natura e la mancata corretta conservazione li rovinino irrimediabilmente; oppure che le continue e inutili lotte interne tra nord e sud non ci facciano più sentire parte fondamentale della nostra nazione.
Dovremmo svegliarci da questo letargo di polemiche e ricordarcelo sempre!

Elisa; V Liceo