GMG: Prima papa Francesco va tra la folla, poi incontra i vescovi

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È sbarcato il Papa a Panama e il clima è subito cambiato. Nei giorni precedenti si percepiva grande fermento per l’arrivo del Pontefice. Il suo viso è apparso stanco, come giusto che sia a causa anche del fuso orario, ma i suoi occhi si sono immediatamente illuminati non appena ha camminato tra la folla che lo attendeva.
“Il Santo Padre, raggiunto a Panama dalle notizie provenienti dal Venezuela (gli scontri con i primi morti dopo che Guaidò si è autoproclamato presidente), segue da vicino l’evolversi della situazione e prega per le vittime e per tutti i Venezuelani”. Lo ha affermato Alessandro Gisotti, direttore “ad interim” della Sala Stampa della Santa Sede, rispondendo alle domande dei giornalisti. ”La Santa Sede appoggia tutti gli sforzi che permettano di risparmiare ulteriore sofferenza alla popolazione”, ha proseguito Gisotti.

PONTEFICE – VESCOVI: SI PARLA ANCHE DI MIGRAZIONE

“Il futuro esige che si rispetti il presente riconoscendo la dignità delle culture dei vostri popoli e impegnandosi a valorizzarle. Anche in questo si gioca la dignità: nell’autostima culturale”. Ne è convinto il Papa, che nel discorso odierno pronunciato nella chiesa di San Francesco d’Assisi ha detto ai vescovi: “La vostra gente non è la ‘serie B’ della società e di nessuno. Ha una storia ricca che va accettata, apprezzata e incoraggiata. I semi del Regno sono stati piantati in queste terre. Abbiamo il dovere di riconoscerli, prendercene cura e proteggerli perché niente di quello che Dio ha piantato di buono si secchi a causa di interessi falsi che diffondono dappertutto la corruzione e crescono spogliando i più poveri”. “Avere cura delle radici è tutelare il ricco patrimonio storico, culturale e spirituale che questa terra per secoli ha saputo amalgamare”, ha spiegato Francesco: “Impegnatevi e alzate la voce contro la desertificazione culturale e spirituale dei vostri popoli, che produce un’indigenza radicale perché lascia senza quella indispensabile immunità vitale che mantiene la dignità nei momenti di maggiore difficoltà”. Poi il Papa ha affrontato il tema della migrazione forzata, che nel Centroamerica è “di massa e organizzata”, come denunciano i presuli nella loro ultima lettera pastorale: “Molti dei migranti hanno volto giovane, cercano qualcosa di meglio per le loro famiglie, non temono di rischiare e lasciare tutto pur di offrire le condizioni minime che garantiscano un futuro migliore”. “Su questo non basta solo la denuncia, ma dobbiamo annunciare concretamente una buona notizia”, la ricetta di Francesco: “La Chiesa, grazie alla sua universalità, può offrire quell’ospitalità fraterna e accogliente in modo che le comunità di origine e quelle di arrivo dialoghino e contribuiscano a superare paure e diffidenze e rafforzino i legami che le migrazioni, nell’immaginario collettivo, minacciano di spezzare”. “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” – ha proseguito il Papa sulla scorta del Sinodo dei giovani – possono essere i quattro verbi con cui la Chiesa, in questa situazione migratoria, coniuga la sua maternità nell’oggi della storia”. “Non possiamo rimanere indifferenti”, l’appello: “Il mondo scarta, lo sappiamo e ne soffriamo; la kenosis di Cristo no, l’abbiamo sperimentato e continuiamo a sperimentarlo nella nostra stessa carne con il perdono e la conversione. Questa tensione ci costringe a chiederci continuamente: da che parte vogliamo stare?”.