FAI – In sala Cremonesi un numeroso pubblico per ascoltare la storia della ‘roggia Cremasca e delle altre acque’

Fai Crema
Grande successo per il primo dei due incontri proposti dalla Delegazione FAI di Crema nell’ambito de “Il Sabato del Museo”, tenutosi sabato scorso-19 gennaio nella sala Cremonesi. La conferenza ha completato il programma delle Giornate FAI d’Autunno 2018 dedicate all’acqua, in collaborazione con il Consorzio di bonifica DUNAS e con Padania Acque, per diffondere la consapevolezza del suo valore.
La Capo Delegazione Annalisa Doneda ha introdotto il tema “le acque della città di Crema”. Protagonisti i relatori Carlo Staffini, Presidente del Consorzio d’irrigazione rogge Comuna e unite, e Valerio Ferrari, profondo conoscitore del nostro territorio e della sua stratificazione storica, oltre che autore di studi monografici e di pubblicazioni di carattere interdisciplinare e volontario del FAI.
Carlo Staffini ha brevemente illustrato la storia della roggia Cremasca, a partire all’incirca dal 1430, e ha ricordato le diatribe tra i Cremaschi e il Duca di Milano, proprietario del fiume Adda, sia per l’uso irriguo (quantità e tempo) sia per il costo d’uso, e la successiva sentenza favorevole a Crema nella causa istruita dal Regio Commissario e Giureconsulto Senatore Panigarola. Valerio Ferrari, poi, con l’aiuto della ricca documentazione cartografica del Consorzio, digitalizzata e depositata in originale presso l’Archivio storico comunale, ha definito le caratteristiche della roggia. Dopo un breve inquadramento territoriale del Cremasco compreso tra Serio e Adda, ha descritto il primo tratto della roggia Misana, a partire dal complesso di fontanili da cui prende origine, in territorio di Misano di Gera d’Adda, appunto (meta di un’escursione in bicicletta che la Delegazione FAI di Crema organizzerà in maggio). Dalla successiva confluenza, in territorio di Torlino Vimercati, tra la Misana e la Cremasca o Badessa, derivata dall’Adda a Cassano, la roggia prende il nome di Comuna fungendo da canale dispensatore di acqua irrigua, diramata da numerosissimi bocchelli, a favore di una superficie agraria estesa per poco meno di seimila ettari.
Ferrari ha catturato l’attenzione e l’interesse del pubblico estendendo il suo racconto alle acque più prossime alla città di Crema, che in passato ne hanno vivificato in modo profondo tanto i margini esterni, spesso azionando mulini o altri opifici a forza idraulica, quanto il tessuto urbano interno alle mura, di cui oggi sopravvive solo l’esempio costituito dalla roggia Fontana, delle cui acque si approfittò, tra l’altro, per la realizzazione dei Giardini pubblici di Porta Serio che costituiranno l’argomento principale della sua seconda conferenza del 26 gennaio prossimo, sempre promossa dalla Delegazione di Crema del
FAI, presso il Museo di Crema e del Cremasco.